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VISITA ALLA PARROCCHIA DELLA B. V. MARIA
DEL CARMELO A MOSTACCIANO
DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II
Domenica, 15 gennaio 1989
Alla popolazione del quartiere
Saluto cordialmente tutti i presenti, saluto la vostra parrocchia dedicata
alla Vergine del Carmelo, affidata ai padri carmelitani. Questa è la prima
visita dell’anno del Signore 1989, la prima visita ad una parrocchia romana.
Approfitto per rivolgere a tutti, ancora in questi primi giorni dell’anno nuovo
un cordiale augurio.
E un buon segno che in questo anno, che per il momento ha solamente quindici
giorni, io incontro qui tanti bambini, i più giovani, i più piccoli, i
parrocchiani più promettenti della vostra comunità. Ciascuno di loro porta in sé
il segno e l’eredità del sacro Battesimo, della grazia santificante dei figli
adottivi di Dio Padre nostro. Essi sono la consolazione dei loro genitori, delle
loro famiglie, delle loro comunità. Per noi sono un segno della giovinezza, in
senso fisico, ma anche in senso spirituale. Io auguro questa giovinezza a tutti,
anche ai più anziani, ai più affaticati fisicamente, a quelli che soffrono, agli
abbandonati, a tutti: auguro questa giovinezza spirituale che viene dalla grazia
di Dio e che ci fa crescere sempre nella prospettiva divina della nostra vita
umana. Vi auguro di vivere con questa prospettiva nell’anno appena incominciato.
Mi congratulo con voi per questa nuova chiesa; si tratta di una nuova
costruzione, della chiesa esterna. Vi auguro di costruire insieme al vostro
parroco dentro questa chiesa visibile, una Chiesa vivente, composta da quelle
pietre vive che siamo noi tutti, noi tutti uniti a Cristo. Questa dimensione
della Chiesa viva è la vera dimensione della Chiesa di Cristo. Saluto insieme a
tutti i presenti qui in questo momento, tutti gli altri abitanti del quartiere,
numerosi, e a tutti auguro la benedizione di Dio in questo nuovo anno.
Ai bambini
Carissimi bambini trovo una sorpresa dopo l’altra! Non sapevo che mi
aspettavano tante sorprese qui in questa parrocchia, specialmente da parte
vostra. Anzitutto, cantate in polacco; e si capisce quel che dite: pronunziate
bene come se foste bambini polacchi. Cantate poi lo stesso canto in italiano.
Cosa cantate? Che siete un tempio, una chiesa in cui abita lo Spirito Santo.
É una cosa bella, profonda, più profonda di quanto si possa immaginare, in
questo mi congratulo con voi, con le vostre mamme, con le vostre maestre, è
stato un canto così bello e così significativo, pieno di contenuti. E dopo
questa sorpresa ne viene un’altra, costituita dalle parole rivoltemi da due
vostri colleghi, con grande affetto, specialmente da quello più piccolo, il
quale si è espresso non solamente con le parole, ma anche con i gesti. E ancora
si vede che vi sentite coinvolti con i problemi di tutto il mondo, dei Paesi di
tutto il mondo; e si capisce anche vi sta a cuore che dappertutto nel mondo, in
ogni Paese e per ogni popolo, questo sia un anno buono, così come voi lo avete
augurato al Papa. Questi auguri vanno oltre i nostri confini perché noi non
viviamo soltanto in questa nostra città, in questo nostro quartiere, ma viviamo
in un Paese grande, e poi viviamo in Europa, e viviamo in tutto il mondo, con
tutti gli uomini e le donne di questo mondo, e tutti, bambini, ragazzi e
ragazze, dobbiamo sentirci uniti, solidali.
Vi ringrazio molto per aver manifestato così il vostro pensiero, la vostra
creatività, i vostri talenti. Io ho detto che ho avuto una sorpresa dopo
l’altra. Ma c’è ancora una sorpresa che è sempre superiore a tutte le sorprese
che noi uomini possiamo avere: questa sorpresa più grande, questa meraviglia è
quella che Dio si è fatto uomo, nato dalla Vergine Maria come uomo, Figlio di
Dio. Questa meraviglia più grande, questa realtà assolutamente soprannaturale,
questa bontà di Dio, che ci ha fatto il dono del suo Figlio per portarci verso
di lui, per offrirci una prospettiva eterna della nostra vita, una prospettiva
divina.
Ecco io vi auguro, carissimi bambini, di continuare a vivere con questo
entusiasmo, con questa creatività con queste sorprese, ma soprattutto vi auguro
di vivere profondamente il mistero di Gesù Cristo, il mistero della Incarnazione
divina, il mistero del Natale, liturgicamente già concluso ma sempre presente
nell’attesa della Chiesa. Questa è la nostra grande dignità, questo ci dice
sull’uomo la cosa più profonda e più esaltante.
Al Consiglio Pastorale
Ascoltando il vostro discorso, mi è venuto subito in mente la seconda lettura
della liturgia di oggi. San Paolo parla dei diversi carismi e poi spiega che
tutti questi carismi si completano, lavorano per il bene comune di tutto il
Corpo. Ecco la sua idea prediletta: la Chiesa, Corpo di Cristo. Naturalmente, si
tratta di analogie, ma di analogie molto significative, molto forti. Ci sono poi
diversi ministeri, come dice san Paolo. Prima carismi, dunque, poi ministeri. Ma
sono le persone che fanno e gli uni e gli altri, insieme con la grazia dello
Spirito, la grazia santificante, le diverse grazie speciali secondo la vocazione
di ciascuno. Tutto questo, come insegna l’Apostolo nella lettera, è lo stesso
Spirito: lui, che mette in unità tutta quella pluralità dei carismi, dei membri,
dei ministeri, delle persone. Vi ringrazio per il vostro impegno specifico. Per
il Consiglio Pastorale esso coincide con il mettere insieme i diversi carismi
rappresentati dai parrocchiani, dai componenti della comunità parrocchiale,
dalle diverse associazioni, movimenti. Mettere tutto questo insieme, portarlo al
centro della preoccupazione pastorale dei pastori, Vescovi, dei sacerdoti, e
contribuire così alla crescita del Corpo di Cristo.
Vi auguro che questo vostro impegno sia fruttuoso. Vi auguro anche che da
questo impegno comunitario esca poi anche un frutto personale, la crescita
spirituale di ogni persona, di ciascuno di voi. Che questo renda la vostra vita
cristiana più matura, e vi permetta di trasmettere questa maturità personale
della vita cristiana ai vostri prossimi, ai vostri vicini, alle famiglie, alle
nuove generazioni.
Così in questo nostro incontro viviamo di nuovo la Parola di Dio della
liturgia di oggi. Mi congratulo con voi specialmente per questa bella chiesa, la
cui costruzione è quasi completamente compiuta. Essa serve come abitazione di
Dio tra gli uomini, a rendere testimonianza dell’Emmanuele. Dio con noi. Auguro
a ciascuno di voi che questa dimora di Dio comunitaria nella parrocchia sia
condivisa, partecipata dalle persone e dalle famiglie di questa stessa
parrocchia. E vi auguro un buon anno in Cristo Gesù.
Alle Suore
Voi rappresentate realmente un capitale, un capitale costituito con i vostri
doni di obbedienza, castità e povertà. Certo, nel mondo i capitali non si
costituiscono in questo modo; ma sono questi i capitali che contano, quelli
veri, quelli che più contano nella prospettiva della vita eterna. Vi ringrazio
per questa vostra presenza, tutte e ciascuna. Vi raccomando di guardare sempre
alla Vergine Maria, la prima delle consacrate, la più perfetta delle consacrate,
la sposa dello Spirito Santo, la Madre di Cristo. Sia per voi una stella, la
“Stella Maris” in questo “mare magnum” che è la vita umana, in cui voi dovete
anche navigare ed aiutare gli altri a navigare verso il bene che è Cristo.
Ai gruppi parrocchiali
Ci incontriamo nello stesso locale in cui ho incontrato i bambini. E questi
bambini hanno qui lasciato il segno della loro presenza, il segno della loro
solidarietà con tutto il mondo. Si vede che vivono l’universalità della Chiesa.
Lo dico a voi qui presenti, perché rappresentate la generazione dei genitori,
forse anche dei nonni di quei bambini. Si vede che la buona continuazione è
sempre il segreto della vita spirituale. La vita spirituale, la fede si
trasmettono da una generazione all’altra, dai padri ai figli. E così da tanti
secoli, ed è arrivata fino ad oggi, alla nostra generazione.
Noi dobbiamo ringraziare per questa eredità che sempre rimane viva. Rimane
viva perché nelle diverse comunità parrocchiali, tra i gruppi tanto numerosi e
tanto significativi, opera una forza nascosta. Cristo la chiama lievito. Ecco,
noi siamo stati chiamati tutti da Cristo stesso ad essere “lievito”, in diversi
contesti, in diversi ambienti; grazie a questo lievito comincia un processo, un
movimento di vita. Il lievito certamente rappresenta una categoria piuttosto
fisica; invece l’analogia è nell’ordine spirituale: un processo di vita
spirituale, un approfondimento, una riflessione, una conversione a Dio, una
ricerca, una preghiera: per far maturare tutto questo ci vuole il lievito.
Allora carissimi fratelli e sorelle io vi auguro di essere questo lievito dentro
la massa dei tredicimila parrocchiani della parrocchia dedicata alla Vergine del
Monte Carmelo affidata ai padri carmelitani, affidata anche a tutti voi. In
questo modo dobbiamo vedere la Chiesa, specialmente se rileggiamo attentamente
tutta la ecclesiologia del Concilio Vaticano II. Sì, la Chiesa è affidata a noi
tutti, a ciascuno di noi. E in ciascuno di noi opera questo lievito, almeno
potenzialmente. Dobbiamo renderlo attuale perché la Chiesa cresca, perché cresca
il Corpo di Cristo, perché cresca la presenza dello Spirito Santo nel mondo,
perché cresca il Regno di Dio. Queste sono le mie riflessioni, anche sulla
liturgia di oggi, sulla visita e specialmente sul nostro incontro. Vi auguro un
buon anno, e che possiate continuare a camminare insieme.
Ai giovani
Cari giovani, io vedo che la vostra parrocchia è molto ricca, ricca nei
giovani. Io non so se questo è un bene: i giovani devono essere piuttosto
poveri. Ma, carissimi, se lo dico, lo dico scherzando, perché i giovani sono
sempre ricchi, ricchi della loro giovinezza, delle loro prospettive, della
speranza che ci portano. Ho voluto spiegare questo parecchi anni fa anche nella
mia lettera ai giovani del mondo, nel contesto della Giornata Mondiale della
Gioventù organizzata dalle Nazioni Unite. E questa lettera è ancora attuale.
Io vorrei ringraziarvi per la vostra presenza e per i diversi contributi
all’incontro odierno nella Chiesa, durante la celebrazione eucaristica, e adesso
durante questo incontro, essi sono i canti, sono le testimonianze, sono le
domande, sono anche le ricerche che voi avete raccolte in uno studio, e tanti
altri elementi di questa vostra creatività giovanile, di questo entusiasmo,
appunto di questa ricchezza che è propria di voi giovani, della vostra età e
della grazia di Dio che accompagna ogni età. C’è una grazia specifica dell’età
giovanile, della condizione giovanile. Io vi auguro di individuare questa grazia
e di collaborare con questa grazia.
Qui vorrei anche farvi una confidenza personale. Mi trovo nella parrocchia
dedicata alla Vergine del Carmelo. Devo dirvi che nella mia età giovanile,
quando ero come voi, ella mi ha aiutato: non potrei dire in che misura, ma penso
in una misura immensa. Mi ha aiutato a trovare la grazia propria della mia età,
della mia vocazione. Approfittando della visita nella parrocchia dedicata a lei,
alla Vergine del Monte Carmelo, voglio dire questo, voglio testimoniare questo,
perché questa testimonianza sia anche proficua, utile per ciascuno di voi
giovani. E un aspetto molto particolare delle ricchezze spirituali della
Vergine, della Madre di Cristo, perché la sua missione carmelitana, quella che
prende inizio dal Monte Carmelo, in Terra Santa, è legata ad una veste. Questa
veste si chiama Sacro Scapolare. Io devo tanto negli anni giovanili a questo suo
scapolare carmelitano. Che la madre sia sempre sollecita, si preoccupi dei
vestiti dei suoi figli, che siano ben vestiti, è una cosa bella.
Quando mancano questi vestiti, quando i giovani sono più energici dei loro
vestiti, quando prorompono in una energia superiore a quella che i loro vestiti
possono sopportare, la madre cerca di riparare i vestiti dei suoi ragazzi. Forse
anche i figli hanno bisogno di più di un vestito stupendo.
Ecco, la Vergine del Carmelo, Madre del Sacro Scapolare, ci parla di questa
cura materna, di questa sua preoccupazione nel vestirci. Vestirci nel senso
spirituale; vestirci con la grazia di Dio, e aiutarci a portare sempre questa
veste bianca.
Sappiamo che durante la celebrazione del sacro Battesimo ciascuno di noi,
come i primi catecumeni, riceve una veste bianca, simbolo di quella veste
spirituale con cui viene vestita la nostra anima, il nostro spirito, la veste
della grazia santificante. Io vi auguro di trovare sempre la Madre del Monte
Carmelo, patrona della vostra parrocchia, protesa in quella sua sollecitudine
per ciascuno di noi, specialmente per i giovani. E qualche volta siate anche voi
solleciti, perché questa veste spirituale sia ancora più bella, perché non sia
sporcata e non debba essere riparata. Anche voi siate solleciti collaborando con
la Madre buona che si preoccupa delle vostre vesti, e specialmente di quella
della grazia santificante dell’anima dei suoi figli e delle sue figlie. Questo
che vi ho detto forse potrà servire anche al compito apostolico nella scuola,
forse anche a risolvere i problemi con gli altri, colleghi della scuola che si
dicono non credenti. Forse anche là potrebbe aiutarvi la Madre di Dio che è
anche Madre della Divina Grazia. Ecco, non vorrei prolungare la mia risposta. Vi
sono grato per questo incontro e vi auguro di trovare sempre la protezione
materna della Madre di Cristo, Vergine del Monte Carmelo, come l’ho trovata io.
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