The Holy See
back up
Search
riga

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DEL GUATEMALA
IN VISITA
«AD LIMINA APOSTOLORUM»

Venerdì, 20 gennaio 1989

 

Amatissimi fratelli nell’Episcopato.

1. È per me motivo di grande gioia porgervi il mio cordiale benvenuto a questo incontro, Pastori della Chiesa in Guatemala, in occasione della visita “ad limina”. La vostra presenza collegiale qui è la testimonianza eloquente della comunione ecclesiale; in effetti, come “ministri di Cristo . . . e amministratori dei misteri di Dio” (1 Cor 4, 1) rappresentate in particolar modo le vostre Chiese locali. Con la vostra venuta a Roma, centro della cattolicità, desiderate rendere ancor più manifesta l’intima comunione nella fede e nella carità con questa Sede Apostolica. In verità ci sentiamo una cosa sola nello Spirito Santo e nell’amore di Cristo, che permane per sempre la pietra angolare (cf. Ef 2, 20) ed il Pastore delle nostre anime (cf. 1 Pt 2, 25).

Nelle relazioni quinquennali e durante i colloqui privati avete voluto rendere manifesti i temi più salienti della vita ecclesiale guatemalteca. Desidero ora, durante questo incontro, riflettere con voi su alcuni obiettivi specifici, tenendo conto anche dei vostri documenti collettivi e della realtà pastorale che ho potuto apprezzare durante le indimenticabili giornate vissute quasi sei anni fa con gli amatissimi figli del Guatemala, durante il mio viaggio apostolico. Non si cancella dalla mia mente l’affettuoso ricordo della ricca religiosità del vostro popolo, manifestata durante le sentite celebrazioni di fede e speranza che ebbero luogo nella capitale e a Quetzaltenango. Furono giorni di intensa spiritualità, nei quali ho potuto apprezzare la richiesta di pace e di giustizia che scaturiva dai cuori di tutti i guatemaltechi.

2. Nella vostra sollecitudine per le comunità ecclesiali che il Signore vi ha affidato, vi siete donati generosamente al compito di dare un nuovo impulso ad una azione evangelizzatrice che faccia diventare realtà la trasmissione di una fede profonda e autentica, che penetri profondamente nella vita sociale e culturale guatemalteca, e anche nella sfera economica e politica. Da qui prende il via lo sforzo che state realizzando a favore di un piano globale di pastorale, come dimostra il vostro documento collettivo più recente.

Seguendo la linea dell’invito che feci ai Vescovi delegati del CELAM a Porto Principe (Haiti) - al termine della mia visita apostolica nel Centroamerica - vi siete riproposti come obiettivo centrale: “Stimolare, in comunione e partecipazione, la nuova evangelizzazione nel Guatemala, per creare uomini e comunità rinnovatrici, capaci di collaborare nella costruzione di una società giusta e fraterna” (N. 10. 3).

So che questo documento sta servendo come base per molteplici iniziative che state intraprendendo nelle vostre diocesi, come ad esempio le settimane di pastorale e anche il primo Sinodo arcidiocesano; tutto ciò con il fine ultimo di consolidare una pastorale organica di insieme. Si tratta certamente, di una azione pastorale con cui, nella fedeltà al Vangelo, volete rispondere allo spirito di unità che, per sua stessa vocazione, deve regnare nella Chiesa.

3. Vi incoraggio vivamente dunque, affinché continuiate ad operare per consolidare l’unità, in modo tale, con l’ispirazione del Verbo incarnato, da riuscire a far sì che il mistero della Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica si vada via via manifestando come comunione visibile (cf. Lumen Gentium, 8). Ciò esige da parte vostra una particolare attenzione perché all’interno del processo che avete intrapreso non si dimentichino gli aspetti essenziali e costitutivi della Chiesa. Non possiamo dimenticare che una delle maggiori tentazioni della nostra epoca è quella di pretendere di promuovere un rinnovamento ecclesiale che, polarizzando l’attenzione su certi aspetti - messi in particolare rilievo dalla sensibilità moderna - non tiene sufficientemente conto degli elementi fondamentali della identità costitutiva del Corpo mistico di Cristo, come ad esempio la sua struttura gerarchica, l’unità voluta dal suo divino fondatore o il suo carattere specificatamente sacramentale (cf. Lumen Gentium, 26).

Come Chiesa una, costituita sul fondamento degli apostoli, è di grande importanza che tutto il Popolo di Dio mostri un atteggiamento ecclesiale di sensibile e filiale accettazione delle direttive dottrinali e delle norme che emana il Magistero autentico della Chiesa. È vero che particolari circostanze storiche, che hanno caratterizzato i tempi passati, hanno potuto in qualche modo condizionare negativamente detta sensibilità. Infatti, l’ostilità sistematica di cui fu oggetto in epoche passate la Chiesa, l’incidenza di misure orientate a distruggere la forza morale dei sacerdoti e delle comunità religiose, così come la conseguente scarsità di clero, favorirono indubbiamente il fatto che alcuni settori del popolo fedele non riconoscessero, con tutte le sue conseguenze, il carattere gerarchico della Chiesa fondata da Cristo.

4. Tali presupposti, uniti a determinate deviazioni ecclesiologiche, che per interessi settoriali e di parte, seminano l’errore a proposito del fondamento della Chiesa e della sua missione propria, possono creare oggi il terreno fertile per giustificare atteggiamenti inaccettabili che pretendono di disconoscere la legittimità della partecipazione della Chiesa alla vita pubblica, o meglio, intendono ridurre la sua missione unicamente alla sfera privata dei fedeli.

È particolarmente necessario e urgente, cari fratelli, presentare al popolo dei fedeli i contenuti essenziali della fede cattolica, specialmente nel momento presente, in cui sètte fondamentaliste e nuovi gruppi religiosi portano avanti, in Guatemala, una aggressiva campagna di proselitismo, seminando la confusione fra i fedeli e indebolendo la coerenza e l’unità del messaggio evangelico.

Come ha segnalato l’Arcivescovo del Guatemala in una recente lettera pastorale sul rapporto della Chiesa cattolica con i gruppi religiosi non cattolici, la azione di proselitismo di costoro “causa diversi problemi, come la rottura dell’unità familiare, la perdita dell’identità culturale e, forse ancor più grave, la perdita del senso profondamente comunitario e specificatamente umano che esiste nel popolo guatemalteco” (N. 17. 3). Spesso tali attività vengono favorite da molteplici carenze, ed in particolare da una struttura religiosa insufficiente. Si tratta di una sfida a cui la Chiesa, illuminata dalla Parola di Dio e partendo dalla realtà guatemalteca, deve rispondere con un rinnovato sforzo per soddisfare la sete di Dio e l’ansia di spiritualità del vostro popolo.

Per tutti questi motivi, vi rivolgo un appello particolare affinché, insieme ai vostri sacerdoti, religiosi, religiose, operatori della pastorale, catechisti e laici impegnati, promuoviate una azione evangelizzatrice che assuma i valori della autentica pietà popolare e risponda alle sofferenze e alle speranze degli uomini del nostro tempo, offrendo loro i mezzi per la salvezza eterna in Cristo Gesù.

5. A questo proposito si fa urgente il bisogno di promuovere la partecipazione di tutti al compito evangelizzatore, con particolare riferimento ai laici, e sottolineando l’importanza della famiglia ed il ruolo della donna, poiché siete coscienti del fatto che “l’apostolato dei laici . . . deriva dalla loro stessa vocazione cristiana” (Apostolicam Actuositatem, 1). Questi con la adeguata assistenza da parte dei sacerdoti, devono lavorare - individualmente o legittimamente associati - per attrarre verso la Chiesa coloro che si sono allontanati o la cui fede si è indebolita. Particolare riconoscimento per l’importante lavoro che sviluppano nelle loro comunità, meritano i catechisti. Non pochi di loro, soprattutto nelle aree rurali, hanno sigillato la loro opera apostolica con la testimonianza suprema dell’effusione del sangue.

Affinché il lavoro che si realizza con i laici e la missione che si affida loro dia i frutti attesi, è fondamentale che si mostri particolare attenzione alla loro formazione dottrinale e spirituale e, allo stesso tempo, particolare sensibilità nel riconoscimento dei doni e dei carismi che, grazie a loro, il Signore desidera comunicare alla sua Chiesa. Nella vostra istruzione pastorale, “Rinnovati nello Spirito”, stabilite direttive di formazione e discernimento che, se pure vanno indirizzate specificatamente al movimento del rinnovamento carismatico, possono servire anche come criterio orientatore per altri movimenti apostolici.

6. La necessaria crescita nella fede e la testimonianza evangelica nella trasformazione delle realtà temporali secondo i disegni di Dio, devono portare il laico cristiano a partecipare più attivamente alla vita liturgica e sacramentale della Chiesa. Infatti il Concilio ci ricorda che la liturgia è “il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù. Poiché il lavoro apostolico è ordinato a che tutti, diventati figli di Dio mediante la fede e il battesimo . . . prendano parte al sacrificio e alla mensa del Signore” (Sacrosanctum Concilium, 10).

L’importanza fondamentale di tale insegnamento, che fa parte della più genuina tradizione della Chiesa, viene messa in dubbio quando non si tiene sufficientemente in conto il ruolo decisivo ed indispensabile del sacerdote all’interno della comunità ecclesiale, o quando, senza la dovuta precauzione e preparazione, si affidano a ministri non ordinati delle responsabilità che in realtà non appartengono loro.

7. Desidero anche esprimervi la gioia che ho nel cuore sapendo che il Signore sta benedicendo le vostre Chiese particolari con un crescente numero di vocazioni sacerdotali, religiose e missionarie. È questo un segno chiaro di come la Chiesa in Guatemala stia raggiungendo la piena maturazione.

A tale proposito vi incoraggio perché continuiate a dedicare i vostri sforzi a favore di una pastorale vocazionale che presti particolare attenzione alle famiglie, alla scuola, alla gioventù, ai movimenti apostolici ed alle associazioni ecclesiali. Dedicate a questo importante compito sacerdoti generosi, ben preparati e di grande energia che, all’interno di un piano diocesano e nazionale, si occupino di questo settore.

Allo stesso modo desidero incoraggiarvi affinché promuoviate anche le vocazioni missionarie che possano portare la buona Novella ad altri popoli più bisognosi. “Partendo dalla vostra povertà” condividete anche la vostra fede, in particolar modo in occasione del quinto centenario dall’inizio dell’evangelizzazione dell’America Latina.

8. Continuate ad andare avanti nel cammino di rinnovamento che avete intrapreso. Come ministri di Dio dovete essere sempre artefici di pace ed armonia, non solo all’interno della Chiesa, ma anche in seno alla società. Come esigenza nata dalla vostra sollecitudine pastorale, alcuni di voi - soprattutto dopo gli accordi di Esquipulas II - sono stati chiamati ad una difficile opera di mediazione e riconciliazione fra le parti in conflitto. Ribadendo le imprescindibili esigenze di giustizia ed il rispetto dei diritti umani, volete contribuire al superamento dei dissidi, favorendo i negoziati che possono condurre ad una migliore comprensione, nel quadro di un sano pluralismo e con un atteggiamento di tolleranza e comprensione. I frutti del vostro arduo compito saranno abbondanti nella misura in cui vi manterrete totalmente, fedeli alle esigenze del Vangelo.

Precisamente per la volontà di essere fedeli al Signore ed alla missione apostolica che egli vi ha affidato, avete voluto affrontare in un documento collettivo, uno dei problemi che maggiormente affliggono il Guatemala: la proprietà terriera.

Certamente il grido che in nome dei poveri avete levato nella vostra lettera pastorale diventa, alla fine, un urgente richiamo alla solidarietà, come cammino che conduce alla giustizia.

Sapete bene che la preoccupazione per i problemi dell’uomo in tutte le sue dimensioni, fa parte della missione stessa della Chiesa. Nella mia enciclica Sollicitudo Rei Socialis, ho voluto occuparmi del tema della solidarietà come cammino che conduce alla pace: opus solidaritatis pax (39). Secondo questa linea anche voi, Vescovi del Guatemala, siete convinti che “per prevenire qualsiasi estremismo e consolidare un’autentica pace non c’è nulla di meglio che restituire dignità a coloro che soffrono ingiustizia, disprezzo e miseria” (Homilia Guatimalopoli, in foro “Campo di Marte” habita, 6, die 7 mar. 1983: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VI, 1 [1983], 1). Per questo motivo avete voluto invitare i vostri fedeli a riflettere serenamente su di un tema di particolare importanza, illuminati dalla Parola di Dio ed in conformità con l’insegnamento sociale della Chiesa, messo in particolare rilievo durante le conferenze generali dell’Episcopato Latinoamericano di Medellín e Puebla.

Mantenendo alla base la certezza che il vostro grido nasce da una attività profondamente evangelica, vi animo ad andare sempre avanti, anche quando sarete accompagnati da incomprensioni e addirittura rifiuti.

9. Un tema che attira in modo particolare la vostra sollecitudine di Pastori, è sicuramente quello dell’educazione. Infatti è assai grande la sfida che rappresentano, nel vostro Paese, l’elevato numero di persone in età scolare, l’alto indice di analfabetismo e le insufficienti strutture nel campo dell’insegnamento. Inoltre, fattori come la situazione di povertà, l’instabilità e persino la disgregazione familiare - senza dimenticare la violenza nelle sue diverse manifestazioni - condizionano sensibilmente l’incidenza dell’opera educativa.

Come ben avete manifestato, siete coscienti della responsabilità che avete in questo terreno. Vi animo poi ad un rinnovato impegno a favore di una solida e programmata educazione alla fede. Mediante l’insegnamento a tutti i livelli, dalla scuola all’università, si apprende anche a rispettare la dignità della persona umana, ad essere onesti nell’ambito pubblico e privato, a rafforzare la volontà di pacifica convivenza cittadina, a difendere la giustizia e la pace, in una parola, a convertire i valori di vita in criteri di comportamento corretto.

La legislazione del vostro Paese riconosce alla Chiesa il diritto di partecipare all’educazione, anche a livello pubblico, attraverso corsi di morale e formazione religiosa. È necessario poi avere un’attenzione particolare, con personale e mezzi adeguati nei confronti di questa presenza che tanto può incidere sull’orientamento delle future generazioni.

A questo riguardo, non possiamo dimenticare un fattore peculiare e determinante nella realtà guatemalteca: il pluralismo di etnie. Come ebbi l’occasione di ricordare nell’indimenticabile incontro con le comunità indigene a Quetzaltenango, esse rappresentano un grande valore per la Chiesa a causa della semplicità e della profondità della loro fede; ciò deve comportare, allo stesso tempo, un particolare impegno per consolidare i gruppi etnici e sviluppare le culture indigene. Perciò l’evangelizzazione genuina ed integrale sarà sempre garanzia di difesa e promozione dei valori autoctoni, così come di fedeltà senza riserve al messaggio evangelico nel necessario processo di acculturazione.

10. Concludo, cari fratelli, ringraziandovi per la vostra visita a questa Sede Apostolica, e vi affido un incarico particolare: portate ai vostri sacerdoti, religiosi, religiose, seminaristi, operatori della pastorale, catechisti e a tutti i vostri diocesani il saluto e la benedizione del Papa, che li ricorda sempre nelle sue preghiere; in modo particolare ai bambini, ai malati, ai rifugiati, a coloro che soffrono.

Che il Signore vi conceda la forza e la fedeltà necessarie per proseguire nell’impegno di dare ogni giorno più dinamismo apostolico alla Chiesa in Guatemala, in modo tale che presentandosi come autentico sacramento di salvezza ed in profonda unità con la Chiesa universale, sia sorgente di vita e speranza per la vostra Nazione, elemento di fratellanza e di unione profonda con gli altri popoli della regione. Che il Santissimo Cristo di Esquipulas, alla ombra del quale sono maturati gli accordi per superare i conflitti e rendere possibile la desiderata pace nel Centroamerica, ispiri a tutti, leaders politici e sindacali, imprenditori e lavoratori, uomini di cultura e di scienza, padri e madri di famiglia, una decisa volontà di riconciliazione, di fraternità e di giustizia.

Che Maria santissima, a cui il Guatemala è legato con amore e devozione profonda, come avete dimostrato recentemente nella grande riunione al Campo di Marte in occasione della conclusione dell’anno mariano, sia il modello sul quale continuate a modellare la vostra condotta personale, le vostre scelte pastorali, la vostra missione profetica e la vita delle comunità che vi sono state affidate affinché, attraverso la disponibilità totale alla Parola, il Regno di Dio sia pienamente accolto e gli ideali di pace e di comunione che state promuovendo diventino realtà.

Con affetto vi imparto la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

top