Cari Sacerdoti,
1. Ancora una volta ho la gioia di ricevere la comunità della Pontificia
Accademia Ecclesiastica. Vi ringrazio per la vostra visita; questa presenza
annuale testimonia una importante realtà ecclesiale, perché voi siete
sacerdoti destinati al servizio del Papa e della Santa Sede, con un carattere
internazionale diretto ad esprimere insieme l’unità e l’universalità della
Chiesa.
Mi è gradita l’occasione di riflettere brevemente con voi sul vostro
ministero sia presente che futuro.
Voi avete liberamente accolto l’invito della Sede Apostolica di vivere in
questi anni come membri di una comunità sacerdotale, che ha esigenze
importanti. La vostra dev’essere una comunità sempre degna della Chiesa
apostolica - una comunità dedita all’insegnamento degli apostoli, alla
comunione fraterna, all’Eucaristia e alla preghiera (Cfr. Act. 2, 42).
L’Accademia è una comunità sacerdotale che, come tale, deve ispirarsi e
alimentarsi ai più alti ideali dottrinali e pastorali del sacerdozio di Cristo.
In effetti essa fornisce a voi tutti l’opportunità di prepararvi per la vostra
futura missione, che è missione essenzialmente sacerdotale. Avete a vostra
disposizione anni di studio, anni di grazia.
2. Si tratta di un periodo in cui siete invitati ad aprirvi, mediante la
preghiera, allo Spirito Santo, che desidera operare nei vostri cuori un’azione
di conversione e di elevazione interiore. Gli anni trascorsi in Accademia devono
essere anni di crescita spirituale nello zelo pastorale e nella carità
fraterna, necessari per sviluppare la sensibilità verso gli altri, per
conoscere i bisogni della Chiesa universale e per cominciare a comprendere la
cultura di tanti vostri fratelli e colleghi.
Il periodo dell’Accademia è quanto mai propizio per meditare sulla futura
missione che eventualmente vi sarà affidata nelle Rappresentanze Pontificie o
nella Curia Romana. Ma le vostre riflessioni si devono svolgere nel contesto di
una profonda oblazione di voi stessi a Dio. Gli anni che trascorrerete nella
storica istituzione saranno preziosi per perfezionarvi nelle virtù sacerdotali,
e consacrarvi, fin d’ora, alla causa dell’unità della Chiesa; conoscere
intimamente Gesù e assimilare i suoi pensieri, i suoi sentimenti e i suoi
desideri, assumendo il suo atteggiamento di servizio. Ogni sacerdote infatti
esiste ed opera per servire gli altri, come Gesù, il quale ha detto di sé: «Per
loro consacro me stesso» (Gv. 17, 19).
3. Sì, carissimi fratelli, lo spirito che domani dovrà permeare il vostro
specifico ministero per la Santa Sede è la diaconia, cioè un servizio umile,
perseverante, leale, amoroso e generoso alla Chiesa e alle anime. Questo spiega
la vostra identità. Per prepararvi a questo futuro apostolato e per far fronte
ai diversi problemi che incontrerete nei differenti Paesi, dove sarete inviati,
si richiede da voi una disponibilità costante e un adattamento infaticabile a
situazioni sempre nuove e talora difficili. È indispensabile perciò che diate
una preminenza assoluta alla vita spirituale; che viviate in pienezza ogni
giorno le esigenze della vostra consacrazione sacerdotale; che sappiate porre
attenzione a ciò che è essenziale, per non farvi prendere dalle tentazioni di
ciò che è apparente esteriorità, ma essere autentici testimoni della libertà
interiore in un mondo contrassegnato da una ricerca sfrenata delle proprie
comodità e dei propri egoismi, a scapito della coerenza ai principi morali e
della solidarietà con i loro simili.
In altre parole, la Sede Apostolica chiede il dono totale di voi stessi alla
missione di Cristo e della sua Chiesa. Soltanto con questo atteggiamento
soprannaturale sarete veramente in grado di collaborare nella missione
ecclesiale della Santa Sede, per la causa del Vangelo.
Voi sarete chiamati, pertanto , a collaborare per promuovere la comunione
ecclesiale, specialmente fra le Chiese particolari e la Chiesa universale.
Sarete servitori della collegialità nel suo rapporto essenziale con il
ministero di Pietro. Dovrete pure contribuire, come collaboratori della Santa
Sede, a tutte le grandi cause dell’umanità, quali sono la pace, i diritti
umani, la cooperazione internazionale e la solidarietà universale.
Questa collaborazione si esprimerà anche in tanti umili compiti che formano
il tessuto delta vita quotidiana. È importante che vi rendiate conto che in
questo modo la vostra vita di servizio ha un grande valore per il regno di Dio,
e che la vostra generosità è oblazione gradevole al Signore per la salvezza
del mondo.
4. Faccio voti affinché nella sequela di Cristo, Maria santissima sia sempre
il vostro modello di generosità, e le sue parole - «Fiat mihi secundum
verbum tuum » (Lc. 1,38) - vi invitino ad un impegno sempre più profondo e
personale. Da parte mia vi ringrazio per il vostro amore per la Chiesa e per la
vostra disponibilità a servirla, e vi benedico nel nome di Cristo Signore.
*Insegnamenti di Giovanni Paolo II,
vol. XII, 1 pp.138-140.
L'Osservatore Romano 22.1. 1989 p.4.
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