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VISITA ALLA PARROCCHIA DEI SANTI
GIOCCHINO ED ANNA AL TUSCOLANO
DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II
Domenica, 29 gennaio 1989
Alla popolazione del quartiere
Saluto cordialmente tutti i presenti, saluto tutta la vostra parrocchia
dedicata ai santi Gioacchino ed Anna. Possiamo dire, allora, che ci troviamo
nella casa della Vergine, di Maria, perché questi erano i suoi genitori e lei,
la loro figlia, stava nella casa dei suoi genitori e cresceva. Aveva sei anni,
come la vostra parrocchia ha sei anni; aveva quattro anni, come la vostra chiesa
ha quattro anni. Era una bimba nella casa dei suoi genitori, e ciò è molto
suggestivo, molto significativo. Vorrei augurare a tutte le famiglie della
vostra parrocchia, e sono tante per lo più famiglie giovani che hanno tanti
figli, la presenza di Maria in ogni nucleo familiare. Come Maria era presente
nella famiglia di Gioacchino e di Anna così sia presente anche nelle vostre
famiglie, nelle vostre case, dove cercate di portare avanti la vostra comunità
familiare, con qualche fatica, come abbiamo sentito dal vostro parroco, a causa
delle circostanze economiche, ma con speranza.
Vi incontro con grande gioia, vi guardo negli occhi, specialmente in quelli
dei più piccoli parrocchiani, i bambini. Questa è certamente una parrocchia
giovane, ci sono tanti bambini da abbracciare, da baciare e soltanto una piccola
parte di coloro che erano “candidati” ho potuto avvicinare.
Carissimi, vi auguro una buona continuazione del cammino di questa vostra
comunità cristiana, in queste case vicine e lontane, vi auguro di continuare, di
continuare bene, anche col coraggio nel cammino della vita umana e cristiana.
Nella vita cristiana il coraggio ce lo dà lo Spirito Santo, Gesù Cristo. Vi
auguro, allora, la compagnia, la presenza di Maria, Maria bambina nelle vostre
case, nelle vostre famiglie, con i vostri bambini. Vi auguro il coraggio nella
vita umana e cristiana.
Vorrei invitare i signori Cardinali qui presenti, il Cardinale Vicario ed il
Cardinale Arcivescovo di Vienna, titolare di questa vostra chiesa parrocchiale,
ed il Vescovo del vostro Settore Monsignor Mani ad offrire una benedizione a
tutti i presenti ed a tutta la vostra comunità parrocchiale.
Ai bambini
Sia lodato Gesù Cristo,
Saluto cordialmente tutti i bambini delle scuole, tutti gli Scout, i
“Lupetti” e le “Coccinelle”. Saluto, insieme con voi, anche i vostri genitori,
le mamme, i papà, tutti i vostri insegnanti delle scuole e del catechismo. Vi
ringrazio per l’entusiasmo.
Il vostro collega, il giovane oratore, mi ha detto che devo insegnarvi ad
amare Gesù e questo voglio, questo desidero: e con me lo desiderano tutti,
quanti sono qui presenti, i signori Cardinali, il Vescovo, il vostro parroco,
molto gioioso che credo piaccia a voi ed ai suoi collaboratori. Allora, tutti
vogliamo avvicinarvi a Gesù, farvelo conoscere ed amare sempre più, perché se
uno trova Gesù, se lo conosce, se lo ama ha la vita eterna, come ci spiega
l’apostolo san Giovanni.
Carissimi bambini, vogliamo per voi un buon futuro e voi siete il futuro
delle vostre famiglie, del vostro Paese, del mondo; noi desideriamo per voi un
buon futuro nella scuola, dopo la scuola, nelle famiglie, nel quartiere, nella
parrocchia.
Infine vorrei accogliere i vostri voti e l’augurio di tutti i bambini qui
presenti, e portare questi voti augurali dei bambini romani della parrocchia dei
santi Gioacchino ed Anna altrove. Là dove mi sarà dato di visitare gli altri
popoli e vedere gli altri bambini. La prossima volta sarà in Africa, in
Madagascar.
Diamoci, allora, questo “appuntamento”, in spirito, in Madagascar. Voi
dovrete pregare per questi vostri coetanei dell’isola Madagascar e dell’Africa,
nell’arco dei prossimi mesi. Raccomando alle vostre preghiere anche il mio
ministero apostolico e petrino, a Roma ed in tutto il mondo.
Sia lodato Gesù Cristo.
Al Consiglio Pastorale
Posso immaginare quanto siano preziosi per il parroco i Consigli pastorale ed
economico. Uno dei punti del Concilio Vaticano II sono i Consigli pastorali;
questi esistevano prima, in una forma diversa, più come Consigli parrocchiali e
soprattutto economici. Vi ringrazio per il valido aiuto che prestate al vostro
parroco ed a tutta la comunità parrocchiale dei santi Gioacchino ed Anna.
Vorrei anche soffermarmi sulle diverse espressioni apostoliche rappresentate
da ciascuno di voi: i catechisti, il gruppo caritativo, quello teatrale, gli
Scouts. A ciascuno di voi per la sua specifica vocazione cristiana appartiene
anche un compito ed un carisma. Un carisma ed un compito, come spiega san Paolo.
Carismi e compiti personali, che cioè appartengono a ciascuno di voi, ma sono
sempre orientati verso gli altri, verso la comunità, per il bene comune, per il
bene di questa comunità, la grande parrocchia dei Santi Gioacchino ed Anna.
Allora vi auguro di camminare bene con questi vostri carismi ed impegni, così
pure con gli altri impegni nell’ambito della vostra vita personale, familiare e
professionale. Un cammino che deve certamente condurci al nostro Padre celeste.
Con questi auguri vi offro anche una benedizione insieme con i Cardinali e
Vescovi presenti.
Ai gruppi parrocchiali
Avete un parroco abbastanza gioioso, lo abbiamo constatato già mercoledì
scorso, quando è venuto da me per un’agape fraterna e per parlare un po’ della
vostra comunità parrocchiale, per prepararmi a questa visita. Mi congratulo con
tutti i parrocchiani ed in particolare con i rappresentanti dei diversi gruppi
per tutto ciò che sono riusciti ad ottenere in poco tempo nell’ambito della
comunità parrocchiale ed attraverso le sue strutture.
Ma, come ho detto all’omelia, durante la celebrazione eucaristica, adesso si
deve costruire la Chiesa delle pietre vive. E qui vediamo le pietre, tutti sono
le pietre vive di questa comunità: tutti i battezzati, tutto il popolo di Dio
affidato ai santi Gioacchino ed Anna, Genitori di Maria. Tutti sono queste
pietre. Ma voi, siete pietre, in qualche senso, già determinate, segnate da una
certa qualità che proviene dai vostri specifici impegni organizzativi ed
associativi; da una certa vocazione, come ad esempio il Gruppo degli Adulti o
quello giovanile degli Scouts. Ed ancora i gruppi fortemente coinvolti
nell’opera apostolica della parrocchia, come ad esempio i catechisti ed altri
gruppi che cooperano alla vita pastorale della comunità: quello della
preparazione ai sacramenti, il gruppo per la formazione dei giovani, soprattutto
per la preparazione, alla prima Comunione ed alla Cresima; ed ancora la Legio
Mariae una forma, questa, di apostolato molto fruttuosa e già esistente
nella Chiesa da anni.
Vi auguro, carissimi, di portare avanti questa opera di apostolato, perché la
Chiesa è viva come le pietre vive. E le pietre sono vive se ricevono la vita da
Gesù, se sono vivificate dal suo Spirito Santo e, poi, se trasmettono questa
vita agli altri. Auguro a tutti di incontrare e percorrere questa strada
cristiana che è anche la strada apostolica.
Ai giovani
Vi ringrazio per la vostra accoglienza, un’accoglienza festosa come anche
avete cantato: “la nostra festa non vuole finire”, e non finirà.
Soprattutto vi ringrazio per la vostra corale presenza non solamente in
questo momento, ma per la vostra presenza di servizio continua, permanente nella
parrocchia.
Essere presente vuol dire portare con sé un dono, il dono della propria
personalità, della propria umanità, della giovinezza, della propria generosità.
Tutti questi, diversi doni, in forma materiale esprimono il dono spirituale
dell’uomo, della persona umana. Tutto ciò vuole dire presenza. E Gesù è presente
tra noi, era presente durante la sua vita terrena. Lo ricordiamo ogni giorno,
specialmente ogni domenica. Egli è e rimane presente nella sua Eucaristia;
rimane presente come dono continuo. Ci offre se stesso, ci dà se stesso in
questo sacramento di comunione. Comunione vuol dire che Gesù comunica se stesso;
dona se stesso sacramentalmente, realmente. Ecco la sua presenza; presenza di
Gesù che costituisce la Chiesa. Qui in questa parrocchia, dappertutto, la sua
presenza deve essere per noi una scuola, una continua scuola per la nostra
presenza. Ci insegna come noi dobbiamo essere presenti tra i nostri vicini, tra
i nostri prossimi, nel nostro ambiente, nella nostra parrocchia, nella città,
sempre come qualcuno che è pronto a dare, ad offrire, pronto a portare se
stesso, pronto a dare la sua mano agli altri, ai bisognosi; a quelli vicini ed
anche i più lontani. Tutto questo lo dico ai giovani, poiché essi si trovano in
un periodo della vita in cui si scopre, il senso, il significato della vita
umana, della vocazione umana, il valore dell’uomo. Talvolta si avverte nei
giovani una certa diffidenza, una certa depressione. È con l’aiuto di Gesù che
si vincono queste depressioni e guardando a lui è possibile ritrovare sempre il
vero significato della vita umana. Questa è l’opera dei giovani, della
giovinezza. Per questo essa è tanto bella, tanto fruttuosa: apre davanti a noi
orizzonti. Ci sono però molte circostanze che offuscano tali orizzonti; vi sono
nuvole, tante nuvole, tante difficoltà della vita, tante sofferenze; tutto
questo è vero. Ma dall’altra parte c’è questo orizzonte che è sempre valido:
Cristo che ci dona la sua testimonianza con la sua presenza nella Chiesa. Con la
sua presenza eucaristica, ci dà continua testimonianza di come ciascuno di noi
può realizzare la sua presenza tra gli altri.
Vi auguro, carissimi giovani, di seguire questo maestro. Vi ricordate la
scena evangelica in cui un giovane si rivolge a Cristo? “Che cosa devo fare?”.
Ecco rivolgetevi a Cristo come lui, sempre, in ogni momento e cercate di
imparare questa sua lezione, questo suo tacito insegnamento. Ha parlato una
volta con le parole, con le parole del Vangelo, ma parla sempre, continuamente
con la sua presenza tacita, nascosta, sacramentale, eucaristica. Parla lo stesso
e parla a ciascuno. Occorre però essere attenti, aperti all’ascolto di questa
parola. Tutto questo vi auguro e questo, anche io, vi offro come dono, come
consiglio, come insegnamento. Offro una benedizione a tutti i giovani di questa
giovane parrocchia.
© Copyright 1989 - Libreria
Editrice Vaticana
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