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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLO SRI LANKA
IN VISITA
«AD LIMINA APOSTOLORUM»

Lunedì, 7 luglio 1989

 

Cari fratelli nel Signore nostro Gesù Cristo.

1. Sono lieto di ricevervi, Vescovi dello Sri Lanka, per questo momento speciale di comunione collegiale durante la vostra visita “ad limina”. Siamo riuniti nel nome di Gesù, “il Pastore supremo” (1 Pt 5, 4) della Chiesa e il Signore e salvatore di noi tutti. Attraverso lui e nello Spirito Santo noi ringraziamo e lodiamo il Padre per la presenza della Chiesa nello Sri Lanka. La potenza del Vangelo si è radicata nel buon terreno che è la “Perla dell’Oriente” e ha fatto crescere la Chiesa.

Il cortese indirizzo di saluto dell’Arcivescovo Fernando a nome vostro e di tutti i vostri sacerdoti, religiosi e fedeli è stato molto gradito. Ciascuno di voi rappresenta una delle dieci Chiese locali dello Sri Lanka, e pertanto desidero tramite voi inviare il mio affettuoso saluto nel Signore Gesù e l’assicurazione del mio ricordo nella preghiera a tutto il Popolo di Dio affidato alle vostre cure pastorali. Con le parole di san Paolo vi dico: “Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori, radicati e fondati nella carità” (Ef 3, 17).

Ho fiducia che voi tutti, come io stesso, sarete rafforzati dal nostro incontro di oggi, in cui rinnoviamo il vincolo dell’unità, della carità e della pace (Lumen Gentium, 22) che ci lega insieme in quanto successori degli apostoli nel Collegio Episcopale. Fratelli miei, come “ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio” (1 Cor 4, 1) vi conforti la verità che non lavorate da soli, ma siete sostenuti dal successore di Pietro e dall’intero Collegio dei Vescovi. Incoraggio ciascuno di voi nel vostro ministero pastorale e rendo grazie a Dio per “il vostro impegno nella fede, la vostra operosità nella carità e la vostra costante speranza nel Signore nostro Gesù Cristo” (1 Ts 1, 2).

La vostra presenza qui porta testimonianza alla verità che il Signore Gesù ha scelto Simon Pietro come pastore di tutto il gregge (cf. Gv 21, 15 s.) e lo ha reso principio e fondamento dell’unità della Chiesa, nella fede e nella carità. Il nostro incontro ci consente di rinnovare ancora una volta la professione di fede di Pietro in Gesù: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16, 16).

2. Nella mia sollecitudine pastorale per le vostre Chiese locali, desidero confermarvi la mia solidarietà con il popolo dello Sri Lanka, terribilmente provato dalla continua violenza, dal terrorismo e dai conflitti armati. Seguo con grande preoccupazione la vostra complessa situazione. Nella ricerca di una riconciliazione giusta è necessario rispettare le legittime aspirazioni dei diversi gruppi implicati. È mia fervida preghiera che le diverse componenti etniche e religiose della società cerchino di seguire la strada del dialogo e del negoziato perché si possa trovare una giusta soluzione ai problemi che impediscono una pace duratura.

In mezzo ai continui conflitti e divisioni nello Sri Lanka, Dio vi ha affidato “il ministero della riconciliazione” (2 Cor 5, 18), e davvero voi vi siete impegnati con abnegazione in questo compito. Conosco le numerose e chiare dichiarazioni della Conferenza Episcopale negli ultimi anni. Vi invito a perseverare in questa missione particolare che è segno di speranza viva, anche quando certe situazioni possono portare molti allo scoraggiamento. In questo voi siete chiamati ad essere testimoni del mistero pasquale nelle concrete circostanze della vita, testimoni che offrono la luce radiosa della speranza cristiana, soprattutto nei giorni dell’oscurità e della paura.

Soprattutto con la testimonianza cristiana la Chiesa può condurre al reciproco rispetto tra i diversi gruppi etnici, culturali e religiosi. Cercando di influenzare l’ordine temporale attraverso la sua missione come lievito evangelico (cf. Mt 13, 33), essa si dedica a lavorare in ogni cosa che rafforza la dignità e lo sviluppo umano. Essa manifesta la sollecitudine per l’unità incoraggiando la gente a rifiutare i pregiudizi, condannando il terrorismo, cercando di migliorare la qualità dell’educazione e della sanità, e promuovendo quelle condizioni che possono allentare le tensioni etniche e assicurare la pace.

3. Ricordo con soddisfazione la celebrazione nel 1986 del centenario della fondazione della gerarchia nello Sri Lanka, e questo ci rimanda a un tema costante nell’insegnamento del Concilio Vaticano II sull’Episcopato, e cioè l’unità. Il Concilio insiste sull’importanza dell’unità del successore di Pietro con i Vescovi, dei Vescovi gli uni con gli altri, dei Vescovi con i sacerdoti, dei Vescovi con i religiosi e i laici. La vostra unità non si rispecchia soltanto nelle vostre dichiarazioni ufficiali, ma anche nel coordinamento delle iniziative pastorali in ciascuna diocesi e nelle relazioni con il governo civile in ciascuna provincia. È sempre necessaria un’ampia consultazione nelle vostre iniziative congiunte a nome della Chiesa dello Sri Lanka, e nello stesso tempo dovete rispettare l’autorità pastorale di ciascun Vescovo nella sua diocesi.

4. Nel compimento del vostro ministero pastorale ricordate sempre il mandato del Signore: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni . . . insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 19-20). Come Pastori, la vostra vita deve essere centrata su questo mandato di Cristo di insegnare tutto ciò che ha comandato agli apostoli. Per prima cosa voi siete chiamati a predicare il Vangelo e “conservarlo sempre integro e vivo nella Chiesa” (Dei Verbum, 7). Questo richiede da parte vostra una costante vigilanza e fedeltà, che sono segno dell’amore pastorale per il vostro popolo.

5. Desidero esprimere la mia gratitudine a tutti i sacerdoti che vi assistono attivamente nella guida del gregge di Cristo affidato alle vostre cure. Come autentici fratelli dei vostri sacerdoti, cercate con comprensione e compassione di condividere i loro pesi e rafforzarli nella loro identità di ministri della Parola e dei sacramenti. Ogni fratello sacerdote deve essere con voi “servo di Cristo Gesù, apostolo per vocazione, prescelto per annunziare il vangelo di Dio” (Rm 1, 11).

Come sapete, nel sacrificio eucaristico il sacerdote trova la sorgente della sua carità pastorale (cf. Presbyterorum Ordinis, 14). Il Concilio Vaticano II insegna che “il loro servizio comincia con l’annuncio del Vangelo” (cf. Presbyterorum Ordinis, 2), ma continua dicendo che il ministero della Parola è diretto verso l’Eucaristia, che è “fonte e culmine di tutta l’evangelizzazione” (cf. Presbyterorum Ordinis, 5).

Di grande importanza per la Chiesa nello Sri Lanka è il continuo aumento dei candidati al sacerdozio ministeriale e alla vita religiosa, che offre molto incoraggiamento e speranza per il futuro. Vi ricordo che la accurata attenzione verso i seminaristi come un autentico padre in Cristo (cf. Optatam Totius, 5) assicurerà la solida formazione dei vostri futuri sacerdoti diocesani. Una condizione essenziale per un programma efficace di formazione dei sacerdoti nei vostri seminari maggiori e minori è la presenza di sacerdoti ben qualificati come direttori spirituali. Essi possono davvero guidare i seminaristi a vivere gli ideali del sacerdozio ed aiutarli, con la grazia di Dio, a raggiungere le loro mete. Offro a ciascuno di voi il sostegno della mia preghiera nel compito della formazione dei sacerdoti, così vitale per la Chiesa.

6. In questa occasione della vostra visita “ad limina”, ricordo le eroiche virtù e lo zelo pastorale del venerabile padre Joseph Vaz, che molti chiamano l’apostolo dello Sri Lanka. Riconosco anche, ringraziando e lodando l’onnipotente Dio, il coraggioso impegno di tanti altri missionari, sacerdoti, suore e religiosi, che si sono dedicati nell’ultimo secolo alla proclamazione del Vangelo e alla crescita del Regno dei cieli in mezzo al vostro popolo.

Sono pieno di profonda e salda speranza per il futuro dell’azione missionaria nel vostro Paese. Considero la vita del venerabile padre Vaz come una fonte di ispirazione per il presente e un invito a proclamare il Vangelo di salvezza ai molti nello Sri Lanka che non lo hanno ancora sentito o accettato. Lodo le molte iniziative dei missionari e del vostro clero locale, dei religiosi e dei catechisti laici per proclamare il Vangelo nella vostra società, e prego che tutta la Chiesa nello Sri Lanka sia davvero una “luce per illuminare le genti” (Lc 2, 32).

7. È compito vostro, miei cari fratelli, adottare i mezzi più appropriati per l’evangelizzazione in una società multireligiosa. La Chiesa ha un profondo rispetto per tutte le altre religioni non-cristiane, poiché “portano in sé l’eco di millenni di ricerca di Dio, ricerca incompleta, ma realizzata spesso con sincerità e rettitudine di cuore” (Pauli VI, Evangelii Nuntiandi, 53). La presenza in queste religioni di qualità morali e spirituali costituisce una base per il dialogo reciproco e la coesistenza pacifica. Tuttavia, l’impegno della Chiesa nel dialogo con i non-cristiani non altera in alcun modo la sua essenziale missione di evangelizzazione. La testimonianza cristiana attraverso l’esempio personale deve essere sempre accompagnata dall’annuncio di Cristo, che è fondamento della nostra fede, ragione della nostra speranza e sorgente del nostro amore (cf. Allocutio ad Secretariatum pro non Christianis, die 28 apr. 1987: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, X, 1 [1987] 1449).

Come Pastori delle Chiese locali nello Sri Lanka, voi avete organizzato la vostra attività pastorale in due direzioni fondamentali. Per prima cosa, avete iniziato il dialogo con il buddismo e le altre famiglie spirituali nel Paese. Cercando in queste religioni degli elementi al servizio della verità, avete preparato la strada all’annuncio della buona Novella della salvezza e un eventuale programma di inculturazione al servizio del Vangelo.

Secondo, con grande sollecitudine pastorale vi siete dedicati ai vostri fedeli cattolici, nutrendoli con la Parola e i sacramenti, cercando di promuovere il loro sviluppo umano ed avendo cura di quanti sono nel bisogno. Avete così esercitato in mezzo a loro il ruolo del Buon Pastore.

8. Vi incoraggio nella vostra missione di annunciare Gesù Cristo e le sue beatitudini a tutti coloro che scelgono liberamente di ascoltare le vostre parole, perché “rivelare Gesù Cristo e il suo Vangelo a quelli che non li conoscono, questo è, fin dal mattino della Pentecoste, il programma fondamentale che la Chiesa ha assunto come ricevuto dal suo Fondatore” (Pauli VI, Evangelii Nuntiandi, 51).

Vi ringrazio, amatissimi fratelli, per il vostro devoto servizio al Popolo di Dio nello Sri Lanka. Affidando voi e l’intera Chiesa nella vostra terra alla materna intercessione di Maria, nostra signora di Lanka, invoco su di voi la grazia e la pace del suo Figlio e imparto di cuore la mia apostolica benedizione.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 
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