 |
PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN NORVEGIA,
ISLANDA, FINLANDIA, DANIMARCA E SVEZIA
CERIMONIA DI BENVENUTO
DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II
Aeroporto
Reykjavik-Keflavik (Islanda)
Sabato, 3 giugno 1989
Signor primo ministro e membri del governo, Caro Vescovo Jolson, cari bambini, amato popolo di Islanda.
1. È con grande gioia e soddisfazione che metto piede sul suolo d’Islanda e
saluto il suo popolo. Mentre mi avvicinavo al vostro Paese e guardavo incantato
i suoi magnifici paesaggi e le vette delle montagne, io rendevo grazie a Dio
onnipotente per questo momento e per il tempo prezioso che passeremo insieme.
Che Dio, che è il Signore di tutta la creazione e il Padre di tutte le nazioni,
benedica l’Islanda con pace e prosperità. Che egli continui a esortare voi e i
vostri bambini, a custodire come un tesoro tutto ciò che è bello, tutto ciò che
è nobile e tutto ciò che è vero.
Per molti secoli, l’Islanda ha condiviso le sue bellezze naturali e le sue
antiche tradizioni di generosità ed onore con i visitatori giunti in quest’isola
da lontano. Sono profondamente grato a sua eccellenza il Presidente della
Repubblica, a lei, signor primo ministro e ai membri del governo per il cordiale
invito e per la calda accoglienza che avete riservato a questo novello
visitatore della vostra terra. La mia visita in Islanda è un’espressione del mio
interesse personale e della profonda stima che nutro per il vostro Paese e per
il ruolo che esso occupa in seno alla famiglia delle nazioni. In verità, a
motivo del ricco retaggio spirituale racchiuso nei tesori della poesia e delle
saghe che vi sono stati tramandate dai vostri antenati, l’Islanda ha molto da
dire ad un mondo che desidera ardentemente essere ispirato dalla verità e creare
una società di giustizia, pace e armonia universale.
2. Sono venuto in Islanda, come sapete, nell’adempimento del mio ministero di
Vescovo di Roma. In seno alla Chiesa cattolica, mi è stato affidato il compito
di incrementare la comunione delle Chiese locali nell’unità della fede, della
speranza e dell’amore. Tale compito mi ha portato in paesi e tra popoli di tutto
il mondo, poiché cerco di essere al servizio dei miei fratelli e sorelle nella
fede e di rendere testimonianza a Gesù Cristo, “il figlio del Dio vivente” (Mt
16, 16). In questa visita pastorale in Islanda, sono ansioso di pregare insieme
con il Vescovo Jolson, con i sacerdoti e con i religiosi della diocesi di
Reykjavik, e con l’intera comunità cattolica. Nella nostra celebrazione della
liturgia della Chiesa, renderemo lode a Dio per il dono della fede e per le
molte benedizioni che egli ci ha concesso.
Inoltre, la mia visita pastorale intende incoraggiare i buoni rapporti
instauratisi tra i cattolici di Islanda e i membri delle altre comunità
ecclesiali. Nonostante le tragiche divisioni che per lungo tempo hanno separato
i cristiani, tutti noi dobbiamo sforzarci, nella fedeltà alla volontà del
Signore, di essere strumenti della sua riconciliazione, mantenendo l’unità dello
Spirito nel vincolo della pace (cf. Ef 4, 3). Qui in Islanda, il nome di
Cristo viene predicato da mille anni. Il messaggio del Vangelo ha formato il
cuore e la coscienza del vostro popolo nel corso della sua storia. A Thingvellir,
luogo in cui la Chiesa di Cristo mise per la prima volta radici in Islanda, mi
unirò in preghiera con i nostri fratelli e sorelle della Chiesa luterana e delle
altre comunità ecclesiali. Nel rendere grazie a Dio per tutto ciò che abbiamo
ricevuto, pregheremo per la pace dell’Islanda e per la salvezza spirituale di
tutto il suo popolo.
3. Oggi, in Islanda e in tutto il mondo, uomini e donne di buona volontà sono
sempre più consapevoli della necessità di una pace duratura tra le nazioni e i
popoli. Essi capiscono che questa pace può essere solo frutto di un giusto
ordine economico e sociale. Di fronte alle nuove forme di violenza e di
oppressione essi continuano ad attendere ardentemente il giorno in cui tutte le
nazioni saranno sicure della loro libertà e tutti gli uomini e le donne potranno
usufruire della loro giusta parte dei beni del mondo. Preoccupandosi per il
futuro del mondo in cui i loro bambini vivranno essi hanno compreso la minaccia
di un materialismo che sacrificherebbe l’ambiente stesso al perseguimento di uno
sterile progresso materiale.
L’Islanda e il suo popolo hanno molto da dire ad un mondo che cerca sempre
più ardentemente la stabilità, l’armonia e la pace, e che tuttavia avverte la
sua stessa condizione di fragilità e le scelte decisive che deve fin da adesso
cominciare a compiere. La millenaria storia del vostro Paese vi ha dato una
visione che può ancora ispirare un mondo che spesso teme di perdere la sua
stessa anima. Cari amici: vi incoraggio ad essere fermi e a mantenere salde le
tradizioni che avete ricevuto (cf. 2 Ts 2, 15). Restate fedeli ai nobili
valori che hanno plasmato la vostra storia cristiana e la vostra vita come
popolo. Quei valori sono il tesoro più grande dell’Islanda e offrono la più
sicura speranza per il vostro futuro e il futuro del nostro mondo. Essi hanno il
potere di ispirarvi e di sostenervi mentre vi sforzate di costruire quella che
il mio predecessore, Papa Paolo VI, ha definito “la civiltà dell’amore”: una
società fondata su una solidarietà autentica, un’apertura ai bisogni di tutti ed
un rispetto per i deboli e per chi è meno capace di difendersi.
4. Caro popolo d’Islanda: il messaggio che proclamo a ciascun popolo da me
visitato è sempre lo stesso. È il messaggio della grazia e della pace che viene
da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo (cf. Rm 1, 7). Quel messaggio ha
ispirato i vostri antenati e ha guidato la vostra crescita di popolo nel corso
dei secoli. Che esso continui a produrre un abbondante raccolto nelle vostre
vite, nelle vostre case e nei cuori dei vostri figli. Che esso vi esorti ad
essere fedeli a quanto vi è di meglio nel nobile retaggio dell’Islanda e vi
guidi in ogni vostro contributo a un mondo che desidera ardentemente conoscere
la verità, quella verità che sola può renderci liberi (cf. Gv 8, 32).
Dio benedica l’Islanda! Dio benedica voi tutti!
© Copyright 1989 - Libreria
Editrice Vaticana
|