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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN NORVEGIA, ISLANDA,
FINLANDIA, DANIMARCA E SVEZIA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON LE COMPONENTI DELLA COMUNITÀ CATTOLICA
NELLA CATTEDRALE DI CRISTO RE

Reykjavik (Islanda) - Sabato, 3 giugno 1989

 

Caro Vescovo Jolson, miei fratelli e sorelle in Cristo.

1. All’inizio della mia visita pastorale in Islanda, faccio mie le parole di san Paolo: “Grazia a voi e pace da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo” (1 Ts 1, 2). Saluto il mio confratello nell’Episcopato, il Vescovo Jolson, e i sacerdoti, i religiosi e i laici qui riuniti. Vi ringrazio per la vostra presenza e per il vostro cordiale benvenuto.

L’Islanda ha una lunga tradizione cristiana. Le radici della Chiesa cattolica, risalgono all’anno mille quando l’assemblea legislativa (Althing) riconobbe il cristianesimo. Ma anche prima di quella memorabile data i semi della “vita nuova” erano già stati sparsi grazie ai coraggiosi sforzi dei primi coloni. Fino ai nostri giorni, la fede cattolica in Islanda è stata vissuta con perseveranza, con uno spirito ecclesiale che non si scoraggia facilmente. Anche se il vostro numero è esiguo, voi rendete una potente testimonianza di perseveranza fedele, volontà indomabile e fermezza che vi vengono dalla conoscenza di Cristo.

2. Vorrei ora parlare direttamente ai miei confratelli nel sacerdozio. Desidero affermare subito che il vostro ministero della Parola e dei sacramenti è indispensabile per la vita cristiana del Popolo di Dio in Islanda. Quali uomini che amate Cristo e custodite la sua Parola, potete star certi che lui e il Padre sono venuti da voi e dimorano in voi (cf. Gv 14, 23). Voi a vostra volta dovete conformarvi a Cristo attraverso la vostra santità personale radicata in una vita spirituale sempre più profonda. Poiché voi agite “in persona Christi” quando celebrate l’Eucaristia e gli altri sacramenti, voi vorrete renderlo il centro del vostro sacerdozio, di tutto quanto siete e fate. Con san Paolo dovete dire: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2, 20).

L’ambiente sociale e culturale di oggi esige inoltre una profonda formazione dottrinale da parte di tutti i sacerdoti. Ciò è essenziale se dovete essere maestri efficaci di dottrina cristiana in collaborazione con il vostro Vescovo. La formazione permanente fa sì che voi siate in grado di presentare la fede cristiana in tutta la sua pienezza “in stagione e fuori stagione”, in risposta ai numerosi interrogativi dei nostri giorni. Vi aiuterà inoltre ad approfondire la vostra comprensione e il vostro amore per il sacerdozio. Attraverso lo studio serio sarete sfidati a cercare la luce, a crescere nella vostra conoscenza dei misteri della fede e a pregare per la sapienza che può venire soltanto dallo Spirito Santo.

Infine vi chiedo di incoraggiare e pregare per le vocazioni al sacerdozio in Islanda. Giovani uomini risponderanno generosamente a questa nobile chiamata se saranno ispirati dalla vostra fede, dal vostro impegno e dalla vostra perseveranza. Essi risponderanno alla sfida del sacerdozio quando vedranno Cristo in sacerdoti santi e fedeli. Non abbiate paura di invitare - di chiamare per nome - giovani generosi a donare la propria vita al servizio del Signore. Fate veder loro con l’esempio della vostra vita sacerdotale quale grande gioia sia essere sacerdoti di Cristo oggi in Islanda.

3. Desidero anche rivolgermi alle religiose che sono presenti: le vostre vite sono un segno per tutti, anche per coloro che non credono in Dio, che avete dedicato voi stesse a qualcosa di speciale. Per le persone di fede, la vostra professione di castità, povertà e obbedienza è un dono che Cristo ha fatto alla sua Chiesa. Con tutto il Popolo di Dio siete state chiamate a una consacrazione particolare, “che ha le sue profonde radici nella consacrazione battesimale e ne è un espressione più piena” (Perfectae Caritatis, 5). Rispondendo alla chiamata di Dio con un profondo e libero dono di sé, voi sollecitate una risposta da parte degli altri al Regno di Dio, già presente in mezzo a noi. Per grazia di Dio, voi potete manifestare cosa significa fare un dono totale di sé come Gesù ha fatto al Padre.

Dall’inizio della vita della Chiesa in Islanda, uomini e donne consacrati hanno offerto un importante contributo allo sviluppo umano e cristiano della Nazione. In un certo periodo della storia esistevano in Islanda nove monasteri degli Ordini Benedettino e Agostiniano e due conventi di suore benedettine. Molti capolavori della letteratura islandese risalgono a quel periodo legando così il patrimonio culturale e artistico di questo Paese alla presenza monastica. Questa effusione dello Spirito si manifestava anche nella sollecitudine verso i bambini, gli ammalati e gli anziani, una tradizione che si perpetua oggi grazie alle suore di san Giuseppe, alle suore francescane missionarie di Maria, alle carmelitane e alle suore della Misericordia, che si dedicano all’assistenza degli ammalati e alla educazione dei bambini.

Proseguendo in lingua tedesca, il Papa ha detto:

Vorrei oggi esprimere la mia sentita gratitudine alle suore di san Giuseppe, che hanno iniziato il loro apostolato in quest’isola con la costruzione di una casa di cura per ammalati; innanzitutto per i pescatori di Faskruösfjöröur. In questo modo esse hanno costruito il primo ospedale dell’isola.

Attraverso di voi, care sorelle, molti uomini hanno trovato la fede in Dio, attraverso la vostra amorosa sollecitudine si sono convertiti dei cuori non credenti. Anche quando vi ritirate dal servizio attivo voi proseguite la vostra opera apostolica attraverso la preghiera e il sacrificio. Vi saluto tutte di cuore: voi, che siete qui presenti, ma anche voi che siete i loro malati. Vi assicuro con tutto il cuore della mia preghiera costante con la mia speciale benedizione apostolica.

Il Santo Padre, in francese, ha poi detto:

Rivolgo un cordiale saluto alle suore francescane missionarie di Maria, che si dedicano così generosamente alla cura dei malati e all’educazione dei fanciulli. A nome della Chiesa vi ringrazio per la vostra presenza a Stykkisholmur, Reykjavik e oggi ad Hafnarfjöröur! Portate in eredità la gioia di san Francesco! Egli non conosceva maggior felicità che quella di dedicarsi a coloro che sono poveri materialmente e spiritualmente. Approfondendo il vostro carisma francescano, sarete in grado di raggiungere coloro che, malgrado l’abbondanza dei beni di questo mondo, restano angosciati ed insoddisfatti. Attraverso la vostra vita consacrata e i servizi che rendete, guidate il vostro prossimo verso Cristo, sorgente di vita e sorgente di gioia, di una gioia che nulla può cancellare. (cf. Gv 16, 22).

In polacco, il Papa ha così proseguito:

E voi, care suore carmelitane, ringrazio di cuore delle vostre preghiere, del vostro sacrificio e del vostro lavoro pieno di dedizione. Attraverso il silenzio, l’attento ascolto della Parola di Dio ed una particolare devozione all’Eucaristia, voi diventate strumenti della salvezza, come Maria unita al suo Figlio divino. La vostra è una testimonianza eloquente della vita dedita alla solitudine, alla preghiera e alla penitenza. Religiose contemplative, voi avete un posto privilegiato nella vita della Chiesa. Prego ardentemente affinché molti giovani scorgano nella vostra vita quella gioia che è il frutto della completa dedizione a Cristo.

4. Infine vorrei dire una parola speciale a tutti i laici presenti. Come ho detto prima, la perseveranza è la caratteristica della vita e della fede dell’Islanda! Il contadino e il pescatore lottano contro le forze della natura e talvolta devono superare gravi ostacoli. Siamo alla vigilia della giornata in cui vengono onorati gli uomini del mare e le loro famiglie - tutti coloro che conoscono il significato del coraggio e della perseveranza.

La perseveranza e la fedeltà da parte di tutti sono quanto mai necessarie per compiere la missione della Chiesa. Esiste la perenne sfida della costruzione della comunità dei credenti, di portare la fede ai giovani, soprattutto con il buon esempio degli autentici seguaci di Cristo. Vi è la sfida a promuovere la vita morale in conformità al Vangelo. I cattolici islandesi sono chiamati ad offrire un positivo contributo cristiano alla società, come hanno fatto i loro antenati prima di loro. Come il vostro eroe nazionale, il Vescovo Jon Arason, siete chiamati a formare la vostra identità cattolica e a manifestare la vostra obbedienza a Cristo in tutto ciò che dite e fate.

In questo grande compito voi, che siete i fedeli laici dell’Islanda - genitori, celibi, nubili, giovani - avete un ruolo essenziale da svolgere. La recente esortazione post-sinodale si è dilungata sulla vostra dignità di laici e sui vantaggi della vostra vocazione (cf. Christifideles Laici, 5). Fra l’altro ha sottolineato che la caratteristica distintiva dello stato laicale di vita è il suo carattere secolare. La vostra vocazione è la testimonianza all’interno della Chiesa dell’importanza delle realtà temporali terrene nel piano salvifico di Dio (Christifideles Laici, 55).

I problemi del matrimonio, famiglia, lavoro e casa, le responsabilità della vita sociale, politica, culturale ed economica: nulla di tutto ciò è estraneo alla vocazione alla santità che avete ricevuto da Dio. Né tali realtà sono estranee alla vostra partecipazione alla missione della Chiesa. La sfida per tutti noi di rinnovare la vita della società con il Vangelo. Questo compito di ri-evangelizzazione chiama ognuno di noi ad un amore e ad una conoscenza più profonda della nostra fede e ad un più forte impegno a portarla agli altri: “Tutti sono chiamati a crescere continuamente in intima unione con Gesù Cristo, in conformità alla volontà del Padre, in devozione agli altri, in carità e giustizia” (Christifideles Laici, 60).

Vorrei rivolgere ora una speciale parola di saluto ai giovani presenti che presto riceveranno il sacramento della Confermazione! Cari giovani: la Confermazione vi legherà più intimamente a Cristo e alla Chiesa. E verrete rafforzati con i doni dello Spirito Santo, per poter rendere testimonianza di fede agli altri membri della comunità, soprattutto ai vostri coetanei. Ricordate, Cristo vi chiama ad essere i suoi amici e la Chiesa ha bisogno di ciascuno di voi per portare agli altri la buona Novella di salvezza.

5. Miei cari amici: sacerdoti, religiose e laici, mi appello a tutti i cattolici di Islanda e a tutti i credenti cristiani affinché cooperino per rendere il messaggio del Vangelo di Gesù Cristo l’anima della vostra Nazione: la sua ispirazione e la sua forza, la sua luce e il suo metro. In questo modo Dio sarà glorificato e tutti i cittadini dell’Islanda vedranno realizzata la loro aspirazione più profonda per ciò che è vero e buono, per ciò che è degno della vita umana e della chiamata eterna.

La sfida della vita cristiana è esigente, ma noi sappiamo per fede che “nulla è impossibile a Dio” (Lc 1, 37). La grazia e l’amore di Cristo non mancheranno. Non scoraggiatevi mai, perché proprio nella vostra debolezza si manifesterà il potere di Dio (cf. 2 Cor 12, 9). Attraverso il suo Spirito potrete dire: “quando sono debole, è allora che sono forte” (2 Cor 12, 10). Quando sentite il peso della giornata o degli anni, sappiate che Cristo è lì a sostenervi con la grazia della vostra vocazione cristiana.

A tutti voi che proclamate il Vangelo di Cristo con la vostra perseveranza nella fede, nella speranza e nell’amore, imparto di cuore la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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