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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
A S.E. LA SIGNORA JANINA DEL VECCHIO UGALDE,
NUOVO AMBASCIATORE DI COSTA RICA PRESSO LA SANTA SEDE

Giovedì, 22 giugno 1989

 

Eccellenza.

Sono felice di darle il mio più cordiale benvenuto in questo atto di presentazione delle lettere credenziali che la accreditano come ambasciatore straordinario e plenipotenziario del Costa Rica presso la Santa Sede.

Prima di tutto, desidero manifestarle la mia riconoscenza per le sentite parole con cui ha avuto la cortesia di salutarmi, e che mi hanno permesso di comprovare una volta di più i nobili sentimenti di unione e adesione verso la Sede Apostolica da parte dei cittadini di questa cara Nazione. Desidero ringraziarla anche per il deferente saluto che mi ha trasmesso da parte del signor Presidente della Repubblica.

Vostra eccellenza ha fatto riferimento alla vocazione per la pace, che è stata un valore distintivo del Costa Rica nel suo cammino democratico. A questo riguardo non posso non ricordare che il suo governo - con una iniziativa del suo Presidente, il dottor Oscar Arias Sànchez - ha avuto un importante ruolo nell’incontro di Esquipulas II, e in seguito in quello di Alajuela, che ha preso forma in un accordo firmato dai cinque paesi centroamericani, allo scopo di procurare un destino di pace a questa regione.

La Santa Sede ha osservato con grande interesse questo piano e segue assai da vicino il processo in corso, con il vivo desiderio che si alimenti il dialogo e si possano superare gli ostacoli che si frappongono al vero progresso di quei popoli, evitando sempre la tentazione di ricorrere a qualsiasi forma di violenza.

Nel citato documento di Esquipulas II si affermava in maniera perentoria che è necessario creare una coscienza di solidarietà che conduca ad uno sviluppo integrale proteggendo e tutelando i legittimi diritti delle persone, in armonia con le esigenze del bene comune della Nazione.

Dato che la solidarietà offre una base etica per lo sviluppo, a sua volta, permette di realizzare quell’aiuto del fratello nei confronti del fratello, in modo tale che tutti possano vivere più pienamente all’interno di quel sano pluralismo e complementarietà, che sono segno di garanzia per una civiltà autenticamente umana. Questa dinamica porta certamente a quella armoniosa “tranquillitas ordinis” di cui ci parla sant’Agostino, e che costituisce e assicura la vera pace.

In Costa Rica, come in altri paesi fratelli dell’America Centrale, cresce una gioventù che aspira ardentemente alla pace e al progresso sociale. Alle aspettative delle nuove generazioni, particolarmente sensibili ai segni dei tempi, bisognerà rispondere con delle decisioni politiche e sociali che aiutino a comprendere e dimostrare che la pace non sarà un obiettivo raggiunto fino a quando la sicurezza, imposta dalle armi, non sarà rimpiazzata gradualmente dalla sicurezza basata su di un ordine giuridico, sociale ed economico, che rafforzi i legami di solidarietà e il destino comune a cui sono chiamati i popoli fratelli del Centroamerica. Questa è una responsabilità che nessuno Stato può eludere. In questo senso erano assai chiare le parole di Papa Paolo VI: “La pace non si riduce ad una assenza di guerra, frutto dell’equilibrio sempre precario della forza. La pace si costruisce ogni giorno con l’instaurazione di un ordine voluto da Dio, che comporta una giustizia più perfetta fra gli esseri umani” (Populorum Progressio, 76).

A questo riguardo, la Santa Sede - insieme ad altri rappresentanti della comunità internazionale che hanno visto nell’accordo di Esquipulas II un orizzonte di speranza per l’America Centrale - incoraggia tutte quelle forze che sono incamminate verso il raggiungimento di una pace stabile in tutta questa area. Solo prendendo le mosse da un sincero clima di dialogo e riconciliazione, che permetta anche il ritorno alle loro case di tante famiglie che sono state allontanate a causa della violenza e che, ancora, favorisca un deciso processo democratico, sarà possibile creare delle vie per la partecipazione su delle basi di giustizia e libertà, presupposti insostituibili per la pace e lo sviluppo. Allo stesso tempo sono improrogabili tutti gli sforzi volti a garantire la inviolabilità delle persone, che rispettino la libertà e la sicurezza delle loro vite.

La Sede Apostolica vede con soddisfazione gli sforzi che il governo del Costa Rica sta realizzando per il mantenimento e la messa in pratica degli accordi che sono stati sottoscritti dai rappresentanti politici del Centroamerica. Rinnova inoltre il suo appello affinché la comunità internazionale offra il suo contributo solidale, orientato al superamento degli ostacoli di ordine economico che rendono tanto difficile lo sviluppo della regione. La Chiesa in Costa Rica da parte sua continuerà instancabile nella sua vocazione di servizio all’uomo, cittadino e figlio di Dio. Perciò i Pastori, i sacerdoti e le famiglie religiose - conformemente alla missione che è stata loro affidata - non risparmieranno gli sforzi nell’opera di promozione e stimolo di tutto quello che possa favorire il bene comune e la fraternità fra gli uomini.

Esprimendole i miei migliori auguri per un felice svolgimento della sua alta missione, invoco su vostra eccellenza e la sua famiglia, sulle autorità che le hanno affidato tale incarico e sugli amatissimi cittadini del Costa Rica, la costante protezione dell’Altissimo.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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