The Holy See
back up
Search
riga

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI MEMBRI DEL CONSIGLIO DELLA SEGRETERIA GENERALE PER
L’ASSEMBLEA SPECIALE PER L’AFRICA DEL SINODO DEI VESCOVI

Venerdì, 23 giugno 1989

 

Cari fratelli nell’Episcopato.

1. Provo una grande gioia nell’accogliervi qui, voi tutti membri del consiglio dell’assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, nel momento in cui vi riunite per la prima volta a Roma, al fine di preparare questo avvenimento ecclesiale importantissimo per la Chiesa in Africa come per la Chiesa universale.

Il 6 gennaio scorso, dopo aver celebrato nella Basilica di san Pietro la solenne liturgia dell’Epifania del Signore e l’ordinazione di tredici nuovi Vescovi ho annunciato, al momento dell’Angelus, che una assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi si sarebbe riunita sul tema: “La Chiesa in Africa alle soglie del terzo millennio”.

Nell’annunciare questa convocazione, ne ho anche spiegato i motivi. Ho voluto accogliere, infatti, “la richiesta spesso rivoltami, da un po’ di tempo a questa parte, dai Vescovi africani, dai sacerdoti, dai teologi e dai responsabili del laicato allo scopo di favorire una solidarietà pastorale organica in tutto il territorio-africano e nelle isole adiacenti”.

L’Africa è un immenso continente, diverso e complesso. I paesi che lo compongono si trovano spesso a dover affrontare problemi simili ma anche molto diversi. È un continente in forte espansione e in piena evoluzione. La Chiesa è presente in tutti i paesi, attraverso comunità importanti o minori, ma sempre animate da un ineguagliabile dinamismo missionario. Essa partecipa, in quanto tale, e con tutti i cittadini alla vita di ciascuna nazione e del continente.

2. Fin dalle sue origini, la Chiesa ha sempre cercato di inserirsi nelle realtà quotidiane della vita umana e nelle diverse culture a affinché potessero accogliere il messaggio di salvezza del suo fondatore. Per la Chiesa è dovere costante essere sempre al servizio della manifestazione di Cristo presso tutti i popoli, in tutti i tempi, nel cuore delle situazioni culturali e storiche concrete. Ciò facendo, come dice il Concilio Vaticano II, essa “nulla sottrae al bene temporale di qualsiasi popolo, ma al contrario favorisce e accoglie tutta la dovizia di capacità e consuetudini dei popoli, in quanto sono buone, ed accogliendole le purifica, le consolida ed eleva” (Lumen Gentium, 13).

Ma, a partire dall’epoca apostolica, la Chiesa si è anche resa conto che occorre promuovere la collaborazione, l’espressione dell’unica fede nei diversi contesti e, là dove questo si rivela necessario e possibile, la coordinazione pastorale e missionaria al fine di rendere più convincente la trasmissione del messaggio evangelico e di rispondere meglio alle esigenze che si presentano. Per questo oggi è parso opportuno convocare questa assemblea speciale.

3. Attraverso gli echi che mi sono giunti e che continuano ad arrivare, posso dire che la convocazione di una assemblea sinodale dei Vescovi del continente africano è stata generalmente accolta con gioia e viva soddisfazione. Alcuni Vescovi e interi Episcopati hanno voluto esprimermi la loro gioia, e ringraziarmi per aver dato loro l’occasione di incontrarsi, di accordarsi sui piani pastorali e missionari, di vivere meglio le responsabilità che loro spettano come Pastori e di veder affermare la personalità e l’identità della Chiesa in Africa.

Sono felice di poter esprimere, in occasione di questo incontro, la mia riconoscenza a coloro che hanno fatto parte della commissione antepreparatoria. Immediatamente dopo l’annuncio della convocazione del Sinodo per l’Africa e l’istituzione della commissione, i suoi membri si sono riuniti due volte, dal 7 al 9 gennaio e dall’1 al 3 marzo scorsi, per una elaborazione preliminare a grandi linee del tema, della struttura e delle norme per la celebrazione del Sinodo.

Nonostante le responsabilità delle loro rispettive diocesi, gli impegni nella loro Conferenza Episcopale o in diversi organismi regionali, continentali o universali, i membri della commissione hanno dato prova di una generosa e pronta disponibilità di cui li ringrazio con tutto il cuore. Vi ringrazio altresì per il vostro qualificato contributo e l’aiuto che avete dato al segretario generale del Sinodo allo scopo di gettare le basi per una buona partenza del processo sinodale.

4. Eccoci dunque arrivati al momento in cui dobbiamo entrare nel vivo di questo processo sinodale e affrontare con determinazione la fase successiva dei lavori. A questo scopo, ho istituito il consiglio del segretariato generale per l’assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi composto dai membri della precedente commissione antepreparatoria, ai quali si aggiungono otto membri che ho chiamato ora a farne parte.

Il consiglio, infatti, ha lo scopo essenziale di aiutare il segretariato generale a preparare adeguatamente le assemblee del Sinodo ed a vigilare in seguito sulla esecuzione di quanto è stato deciso dal Sinodo dei Vescovi ed approvato dal Sommo Pontefice. Il Consiglio dell’assemblea speciale sviluppa così la sua attività parallelamente a quella dell’assemblea generale.

5. È la prima volta che viene convocato un Sinodo a livello continentale. Ciò comporta un grande sforzo da parte di tutti, e soprattutto da parte dello stesso Consiglio. Il vostro primo compito sarà quello di preparare i “Lineamenta”, allo scopo di promuovere la riflessione comune e di incoraggiare suggerimenti e idee costruttive sull’argomento generale proposto per la celebrazione del Sinodo.

La riflessione comune dovrà riguardare tutti gli importanti aspetti della vita della Chiesa in Africa, e, in particolare, comprenderà l’evangelizzazione, l’inculturazione, il dialogo, l’assistenza pastorale nei settori sociali e i mezzi di comunicazione sociale.

- La Chiesa per sua natura è missionaria. L’evangelizzazione è un dovere affidato a tutti i membri della Chiesa dallo stesso Signore Gesù, affinché tutti i popoli credano e vengano salvati. Come ha detto il mio predecessore Paolo VI in un indirizzo al sacro Collegio, “le condizioni della società in cui viviamo ci obbligano perciò tutti a rivedere i metodi, a cercare con ogni mezzo di studiare come portare all’uomo moderno il messaggio cristiano, nel quale, soltanto, egli può trovare la risposta ai suoi interrogativi e la forza per il suo impegno di solidarietà umana” (Pauli VI, Allocutio ad sacrum Cardinalium Collegium, omina et vota Summo Pontifici promentium ob eius diem nominalem atque expletum X Pontificatus annum, die 22 iun. 1973: Insegnamenti di Paolo VI, XI [1973] 633).

- Come Gesù, nel proclamare il Vangelo, si è servito di tutti gli elementi che avevano forgiato la cultura del suo popolo, anche la Chiesa deve servirsi degli elementi della cultura umana per costruire il Regno. Tuttavia inculturazione non significa semplice adattamento esteriore. Inculturazione significa “l’intima trasformazione degli autentici valori culturali mediante l’integrazione del cristianesimo ed il radicamento del cristianesimo nelle varie culture umane (Synodi Extr. Episc. 1985 Relatio Finalis, II, D, 4).

- La Chiesa cattolica in Africa vive fianco a fianco con altre religioni. Il Concilio Vaticano II esortava i cattolici che vivono in un ambiente multireligioso a rendere testimonianza della loro fede e della loro vita cristiana con prudenza e carità, attraverso il dialogo e la cooperazione con le persone di altre religioni. Allo stesso tempo li incoraggiava a riconoscere, tutelare e promuovere tutti i positivi valori spirituali, morali, sociali e culturali proprio di queste ultime. La Chiesa ha l’obbligo di proclamare incessantemente Cristo che è la “Via, la Verità e la Vita” (Gv 14, 6). Per questo non deve mai esservi opposizione fra dialogo e missione.

- È vero, naturalmente, che il Regno di Dio non si identifica con alcuna impresa meramente umana. Ma ciò non esime la Chiesa dal preoccuparsi delle persone nelle loro attuali situazioni personali e nella loro vita in seno alla società. Le condizioni di estrema povertà e di sottosviluppo in cui vivono milioni di nostri fratelli nel continente africano dovrebbero far comprendere a tutti i cristiani africani che essi hanno il dovere di promuovere allo stesso modo sia la dignità e la solidarietà umana che lo sviluppo economico e sociale, al servizio dell’individuo e della famiglia.

- La riflessione deve anche comprendere i mezzi di comunicazione sociale. Negli ultimi anni i mezzi di comunicazione hanno subito un grande sviluppo ed esercitano una influenza enorme sui giovani e su tutti i settori della società. Hanno anche creato nuovi e seri problemi. Ma, se usati correttamente, essi possono efficacemente contribuire allo sviluppo sociale e culturale, e possono diffondere e consolidare il Regno di Dio.

6. Cari fratelli: vi ringrazio per la vostra pronta risposta alla mia richiesta di aiuto e per il prezioso contributo che date e continuerete a dare alla preparazione di questa assemblea. Se ben preparata, l’assemblea del Sinodo coinvolgerà tutti i settori della comunità cristiana: individui, piccole comunità, parrocchie, diocesi ed organismi locali, nazionali ed internazionali. Essa avrà risultati positivi e se ne avvantaggerà la Chiesa non solo in Africa ma in tutto il mondo.

Affido questo Sinodo alla protezione di Maria, madre di Cristo e madre della Chiesa, e imparto a tutti voi la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

top