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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
A S.E. IL SIGNOR HABTEMARIAM SEYOUM TEKIE,
NUOVO AMBASCIATORE DI ETIOPIA PRESSO LA SANTA SEDE

Venerdì, 10 marzo 1989

 

Signor ambasciatore.

Le porgo il mio cordiale benvenuto alla presentazione delle lettere che la accreditano come ambasciatore straordinario e plenipotenziario di Etiopia presso la Santa Sede. Il saluto portato da parte del Presidente, sua eccellenza Mengistu Haile Mariam e del governo e del popolo di Etiopia è stato grandemente apprezzato. La prego di farsi interprete dei miei auguri e preghiere per la pace e il benessere di tutto il popolo del suo Paese.

Come vostra eccellenza ha ricordato, la collaborazione tra la Santa Sede e il suo governo risale ai rapporti che l’antico Stato di Etiopia ha avuto per secoli con la Santa Sede. Alla base di queste relazioni c’è il grande rispetto e la stima della Santa Sede per le ricche tradizioni culturali e religiose del popolo etiope e della Chiesa copta-ortodossa cui appartengono molti suoi connazionali.

Proprio a causa di questi durevoli legami, la Santa Sede ha seguito con viva apprensione la situazione angosciosa sofferta dalla popolazione in tempi recenti. Il mondo intero è stato testimone dei terribili effetti della carestia e mentre accogliamo con favore e riconoscenza la notevole dimostrazione di solidarietà da parte della comunità internazionale e di gruppi privati, rimane tuttavia un senso di frustrazione perché non si è fatto o avrebbe potuto farsi di più per salvare vite umane.

L’eccellenza vostra ha riferito della priorità data all’eliminazione delle malattie e allo sviluppo economico ed educativo. Questo richiede un grande impegno da parte dell’intera Nazione ed è importante poter contare sulla libera e intelligente collaborazione di tutti i settori della popolazione. Lo sviluppo richiede la volontà del popolo di superare le situazioni negative. Non può essere attuato senza un diffuso senso di partecipazione e collaborazione. Esso comincia e trova l’attuazione più adeguata nell’impegno di ciascun popolo per il proprio sviluppo (cf. Sollicitudo Rei Socialis, 44). Questo non elimina la necessità di un sostegno da parte della comunità internazionale, ma sottolinea il fatto che sono le stesse nazioni in via di sviluppo ad essere direttamente responsabili di creare condizioni di pace interna e di rispetto per i legittimi diritti dei cittadini a servizio del bene comune, così che possa attuarsi uno sviluppo autentico.

La comunità cattolica in Etiopia è impegnata attivamente nel processo di sviluppo. Attraverso le sue realtà educative ed assistenziali, la Chiesa difende e promuove la dignità umana occupandosi dell’alimentazione e della salute, dell’educazione, della vita familiare e dell’integrità morale, sempre sullo sfondo del rapporto dell’uomo con Dio. In tutto questo ella compie la sua missione religiosa e umanitaria. Allo Stato richiede soprattutto la salvaguardia e la protezione della libertà religiosa che è diritto inalienabile di ogni individuo. A questo proposito desidero ripetere ciò che ho scritto nel messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 1988: “La libertà dell’uomo nella ricerca della verità e nella professione, che vi è collegata, delle proprie convinzioni religiose, deve trovare una precisa garanzia nell’ordinamento giuridico della società, cioè essere riconosciuta e sancita dalla legge civile quale diritto soggettivo ed inalienabile” (Nuntius ab diem ad pacem fovendam dicatum pro a. D. 1988, 1, die 8 dec. 1987: Insegnamenti di Giovanni Paolo II X, 3 [1987] 1333s.). Lungi dall’essere un concetto astratto, la libertà religiosa tocca in profondità la vita degli individui e delle società.

In questa occasione desidero sottolineare la grave preoccupazione con cui la Santa Sede segue la situazione di conflitto armato, quasi dimenticata, esistente in alcune regioni, che rende molto difficili le operazioni umanitarie di soccorso. Prego che si possa trovare una soluzione sulla base di un sincero e franco riconoscimento dei diritti di quanti sono coinvolti, e che una rapida cessazione delle ostilità possa essere raggiunta attraverso la mutua comprensione.

É mia fervida speranza, signor ambasciatore, che attraverso la sua missione si rafforzino ulteriormente le buone relazioni esistenti tra la repubblica popolare di Etiopia e la Santa Sede, e le assicuro nel suo lavoro la cooperazione e l’assistenza dei dicasteri della Santa Sede. Sulla sua persona e sul popolo di Etiopia invoco copiose benedizioni di Dio onnipotente.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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