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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
A S.E. LA SIG.RA FREDA LULE BLICK, NUOVO AMBASCIATORE
DELLA REPUBBLICA DELL
’UGANDA

Giovedì, 16 marzo 1989

 

Eccellenza.

Ho il piacere di porgerle un cordiale benvenuto in occasione della presentazione delle lettere che la accreditano come ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Repubblica dell’Uganda presso la Santa Sede. Le sono grato per il caloroso saluto e augurio trasmessomi da parte del Presidente, sua eccellenza Yoweri K. Museveni, e la prego di assicurarlo delle mie preghiere per la sua persona e per la pace e il benessere di tutto il popolo dell’Uganda.

L’eccellenza vostra ha ricordato i recenti avvenimenti storici del suo Paese e i cambiamenti avvenuti nella vita dei suoi connazionali. Essi incoraggiano la diffusa speranza che l’Uganda possa infine godere di un clima di giustizia, armonia sociale e coesione nazionale, così necessari per l’opera di ricostruzione dopo tanti anni di conflitti e tumulti. La Chiesa cattolica dell’Uganda ha ripetutamente sollecitato un tale impegno nazionale e ha offerto la sua piena collaborazione nel grande compito che sta di fronte alla Nazione.

Lei ha sottolineato che il suo governo considera il rispetto dei diritti umani come una pre-condizione per l’esistenza di un modo di vita autenticamente democratico. Davvero, un governo che rispetta le leggi fa sì che la gente possa sentirsi sicura nell’esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, mentre lavora per il progresso e lo sviluppo del paese. Questo concetto ho espresso nell’enciclica Redemptor Hominis: “Quel bene comune, che l’autorità serve nello Stato, è pienamente realizzato solo quando tutti i cittadini sono sicuri dei loro diritti. Senza questo si arriva allo sfacelo della società, all’opposizione dei cittadini all’autorità, oppure ad una situazione di oppressione, di intimidazione, di violenza, di terrorismo, di cui ci hanno fornito numerosi esempi i totalitarismi del nostro secolo” (Redemptor Hominis, 17).

Purtroppo, gli Ugandesi possono tristemente testimoniare delle terribili conseguenze di una simile perdita di sicurezza e rispetto dei diritti umani. Proprio per questo è mia fervida speranza che il processo di riabilitazione e ristabilimento di un modo di vita democratico già iniziato continui. Desidero incoraggiare il suo governo e il suo popolo nell’impegno necessario per superare quanto resta delle antiche difficoltà e per continuare la ricostruzione del Paese dopo tanti anni di distruzione e spargimento di sangue.

La Chiesa in Uganda mette a disposizione le sue risorse, spirituali e materiali, perché la popolazione possa condurre una vita più dignitosa secondo l’inalienabile dignità umana di ogni individuo. Insieme con la missione religiosa e culturale della Chiesa, la comunità cattolica ugandese è particolarmente impegnata nel campo sanitario ed educativo. Attraverso le sue organizzazioni assistenziali la Chiesa cerca di aiutare lo sviluppo sociale della popolazione e cerca un miglioramento delle condizioni di vita dei più poveri. In questo c’è una grande possibilità di collaborazione tra la Chiesa e lo Stato che sono certo continuerà ad aumentare e a produrre eccellenti risultati.

A questo proposito non posso che riecheggiare i sentimenti espressi dal mio predecessore Paolo VI durante la sua storica visita a Kampala nel 1969: “Non abbiate paura della Chiesa; ella vi onora, educa cittadini più onesti e leali per voi, non fomenta rivalità e divisioni, cerca di promuovere la salute, la giustizia sociale e la pace. Se ha fra tutti una preferenza, è per i poveri, per l’educazione dei più piccoli e del popolo, per la cura dei sofferenti e degli abbandonati. La Chiesa non rende i suoi fedeli estranei alla vita civile e agli interessi nazionali; al contrario, li educa ad impegnarsi nel servizio al bene comune” (Allocutio in oede Parlamenti Uguodiensis habita, die 1 aug. 1969: Insegnamenti di Paolo VI, VII [1969] 548).

Questo è l’impegno della Chiesa in ogni parte del mondo. E a questo riguardo ho accolto con piacere il riferimento di sua eccellenza alla mia recente visita nell’Africa meridionale e al mio appello per la difesa dei diritti umani e per l’aiuto ai poveri e agli oppressi di quella regione. Il rispetto di questi diritti e la reale solidarietà, ad ogni livello, per le necessità dei popoli sono il fondamento della libertà, la giustizia e la pace nel mondo. Esprimo pertanto la speranza che le necessità del popolo ugandese trovino anch’esse una risposta concreta nella solidarietà e nell’aiuto degli altri governi ed organizzazioni internazionali, così che le legittime aspirazioni degli Ugandesi per la pace e il benessere possano essere realizzate.

Nel momento in cui vostra eccellenza comincia la sua missione diplomatica, le assicuro l’aiuto e la collaborazione della Santa Sede nel compimento delle sue responsabilità. Le offro le mie preghiere e gli auguri per il consolidamento delle buone relazioni già esistenti tra la Repubblica dell’Uganda e la Santa Sede. E sull’eccellenza vostra, il governo e il popolo dell’Uganda invoco copiose benedizioni dell’onnipotente Dio.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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