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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL COLLOQUIO INTERNAZIONALE
ED INTERDISCIPLINARE PROMOSSO DALL
’«ECOLE FRANÇAISE»

Venerdì, 17 marzo 1989

 

Signor Cardinale, cari amici.

1. É per me una grande gioia accogliervi questa mattina in Vaticano, nel corso del vostro colloquio su “Achille Ratti, Papa Pio XI”, organizzato dall’“Ecole Française” di Roma sotto gli auspici del pontificio consiglio della cultura e con la partecipazione dell’università di Lille III, del Greco n. 2, del centro nazionale francese per la ricerca scientifica, dell’università degli studi di Milano, dell’università degli studi di Roma - “La Sapienza” - e, naturalmente, della biblioteca ambrosiana di Milano, di cui Achille Ratti fu prestigioso prefetto. Saluto con deferenza in voi dei maestri eminenti e dei ricercatori famosi di queste grandi istituzioni universitarie e culturali, ad iniziare dall’“Ecole Française” di Roma, con il suo direttore M. Charles Pietri, membro del pontificio consiglio della cultura; la presenza dell’“Ecole Française” a Roma, con quella di molteplici istituzioni sorelle di diversi paesi, testimonia e allo stesso tempo alimenta l’irradiazione della città eterna.

Per studiare la personalità spirituale e culturale di Pio XI e la sua opera, avete elaborato un programma di alto livello scientifico, beneficiando del contributo di esperti giunti dalla Francia, dall’Italia, da altre nazioni dell’Europa o di altri continenti. Come attuale successore di questo grande Papa, vedo nella vostra visita in Vaticano un omaggio al papato stesso e per questo voglio esprimervi la mia gratitudine.

2. La vostra iniziativa, occorre sottolinearlo, giunge a proposito, a cinquant’anni dalla morte di questo Pontefice. Mezzo secolo, infatti, è poco se confrontato con i due millenni della Chiesa cattolica ed è molto se confrontato alla vita umana. Questa distanza e questa vicinanza vi hanno permesso, allo stesso tempo, di raccogliere ancora la testimonianza di personalità autorevoli e di elaborare già una valutazione caratterizzata dalla visione scientifica testimoniata dai vostri contributi. Cinquant’anni, sembra ieri. Ciononostante da questa data l’Europa e il mondo sono tanto cambiati che sembrano trascorsi molti secoli. In altre parole, i diciassette anni del pontificato di Pio XI sono entrati nella storia, una storia tessuta di avvenimenti il cui peso continua a farsi sentire nella vita odierna delle nazioni.

3. Pio XI è nato il 31 maggio 1857 a Desio ed è morto il 10 febbraio 1939, a 82 anni, alla vigilia del decimo anniversario degli accordi del Laterano. Il discorso che avrebbe dovuto rivolgere in quell’occasione ai Vescovi italiani invitati, e che fu pubblicato soltanto dal mio predecessore Giovanni XXIII, costituisce quasi una sintesi delle sue preoccupazioni e delle sue convinzioni. In quella drammatica vigilia della seconda guerra mondiale, l’anziano Pontefice testimonia la sua fiducia incrollabile nella capacità dei popoli di rinnovarsi, attingendo dai loro principi di vita, ispirati alla fede cristiana, la forza necessaria per assicurare la pace dell’umanità: “Pax Christi in Regno Christi”, questo era il suo motto.

La forte personalità di Achille Ratti gli permise, infatti, divenuto Papa, di affrontare un momento storico contrastato, allo stesso tempo ricco di conquiste scientifiche benefiche e pieno di minacce per la dignità umana e le libertà civili. Questo fu un tempo di maturazione e anche di transizione, in cui la Chiesa cattolica, innanzitutto in Italia, riprese coscienza di se stessa e delle sue radici e si preparò ad entrare con determinazione in un nuovo periodo della storia.

4. I mezzi di comunicazione sociale allora rappresentavano un’abbagliante novità; contribuivano a propagare una concezione pagana dell’esistenza, nel momento in cui, in un numero sempre maggiore di zone del mondo veniva professata un’ideologia atea. Lungi dallo scoraggiarsi, Pio XI creò la radio vaticana, che inaugurò il 12 febbraio 1931, alla presenza dello scienziato Guglielmo Marconi. E dedicò un’enciclica, “Vigilanti Cura”, al cinema.

I problemi della giustizia sociale divenivano sempre più pressanti. Il Papa li affrontò di petto nella sua enciclica “Quadragesimo Anno”, sulla restaurazione dell’ordine sociale in piena conformità col Vangelo. Al tempo stesso, infaticabile, proponeva l’ideale dell’educazione cristiana e del matrimonio cristiano nelle sue encicliche Divini Illius Magistri e Casti Connubii.

I problemi erano numerosi e gli ostacoli si moltiplicavano dinanzi ai messaggeri del Vangelo. Papa Pio XI, senza mezzi termini, li affrontò con coraggio e fermezza, nell’ora dell’ascesa dei regimi autoritari e totalitari in Europa, dal fascismo al nazionalsocialismo ed al comunismo ateo: ciascuno ha ancora nella memoria la risonante pubblicazione a cinque giorni di distanza, della Mit Brennender Sorge e della Divini Redemptoris. Ma l’indomito Pontefice non si limitava a segnalare i pericoli, a stigmatizzare gli errori e ad evitare i rischi: egli tracciava arditamente il cammino e sosteneva con tutta la sua possente energia la giovane e promettente Azione Cattolica, mentre apriva la Chiesa missionaria all’inculturazione del Vangelo, sulle orme del suo predecessore Benedetto XV, con l’enciclica Rerum Ecclesiae, e ordinava personalmente nella Basilica di san Pietro, con un gesto profetico, i primi Vescovi autoctoni cinesi.

I suoi interventi, frequenti e vigorosi, sostenevano ed orientavano l’impegno risoluto dei cattolici in campo sociale e politico. Con il loro stile volitivo e rigoroso, essi traducevano la sua forte personalità forgiatasi nella tradizione dei Pastori della Chiesa milanese, sant’Ambrogio e san Carlo Borromeo. Essi rivelavano al tempo stesso la sua pressante preoccupazione di incarnare il messaggio di Cristo nel cuore della città, in una prospettiva decisamente universale, pur distinguendo il fermento evangelico dalla civiltà che impregna: l’impegno generoso di tutta la Chiesa per instaurare il Regno di Cristo. Questo è l’orientamento religioso fondamentale del suo pontificato segnato dalla canonizzazione di Teresa di Lisieux e di Bernadetta Soubirous, di don Bosco e di Jean-Marie Vianney, di John Fisher e di Tommaso Moro.

5. Non saprei, in questi brevi momenti, presentarvi in modo completo la figura e l’opera in questo grande Pontefice; è giustamente l’oggetto dei vostri lavori scientifici. Ma non posso fare a meno di evocare, per quanto brevemente, il suo impegno deciso a favore della cultura. Il “Papa bibliotecario”, come egli definiva se stesso in un incontro familiare con i seminaristi lombardi il 28 settembre 1923, si sentiva profondamente legato all’istituzione in cui aveva lavorato con amore. Con l’aiuto del Cardinale Eugène Tisserant, trasformò la biblioteca vaticana da deposito organizzato di libri in un organo promotore di cultura. Istituì l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. E, in quei tempi in cui nuove discipline esigevano un loro posto nel cursus studiorum con un loro metodo proprio, egli affrontò con coraggio intellettuale e decisione pastorale tanto gli aspetti dottrinali che le implicazioni pratiche richieste dalla complessità del campo universitario in evoluzione. Ed ebbe il coraggio di osare la riforma e la ristrutturazione degli studi superiori ecclesiastici con la costituzione Deus Scientiarum Dominus. Al tempo stesso, si rivelava mecenate accorto della Specola Vaticana, inaugurava la nuova sede della “Pinacoteca” e ristrutturava diverse sezioni dei Musei Vaticani, sul territorio del nuovo Stato che aveva creato.

Senza alcun dubbio la sua opera più significativa in campo culturale è stata la ricostituzione della pontificia accademia delle scienze, con il motu proprio In Multis Solaciis del 28 ottobre 1936. Questa rinnovata istituzione privilegia le scienze matematiche, fisiche e naturali e lo studio dei problemi epistemologici che ad esse si rapportano.

6. A questi sessanta accademici, “una sorta di senato della Sede Apostolica in campo scientifico”, come egli amava chiamarli, Pio XI, non chiedeva altro che l’amore per la verità e la serietà delle ricerche e delle conclusioni, nella convinzione che non può sorgere alcuna contraddizione fra la scienza e la fede, questi due beni che provengono da un’unica fonte. Non vi può essere, credo, messaggio più congeniale a voi, che coltivate la particolare disciplina che è la storia della Chiesa. Questa disciplina ha conosciuto, negli anni passati e me ne rallegro vivamente, uno sviluppo notevole, che nelle facoltà ecclesiastiche che nell’insieme delle università, con l’impegno rimarchevole di tanti laici come voi. Il dibattito sullo statuto epistemologico della storia della Chiesa ha sempre bisogno di essere approfondito. Esso ha conosciuto un momento esemplare nel corso del colloquio del 1981 dedicato alla memoria del professor Hubert Jedin sui problemi fondamentali del metodo della storia della Chiesa. Non dubito che il vostro incontro interdisciplinare ed interuniversitario potrà offrire a sua volta un contributo concreto di alto valore a questo proposito.

7. Vi ringrazio, ed esprimo la mia gratitudine particolare all’“Ecole Française” di Roma che, sotto l’impulso del suo saggio ed accorto direttore, crea occasioni proficue di collaborazione con istituzioni ed organismi pontifici, in particolare con il pontificio consiglio della cultura, così come con altri istituti, e che ha avuto la felice iniziativa di questo colloquio “Achille Ratti, Papa Pio XI”, dopo i precedenti dedicati a Paolo VI e al Concilio Vaticano II. Vorrei inoltre, in questa circostanza, rallegrarmi per la recente pubblicazione di quattro volumi sul pontificato di Urbano V, che si aggiungono alla collezione già imponente dei registri del medioevo.

Cari amici, vi auguro un fecondo proseguimento e una felice conclusione del vostro colloquio sulla personalità e l’opera di uno dei grandi Papi del nostro tempo, energico ed ardito, dalle vedute ampie e generose e dalle realizzazioni audaci. Assicuro a ciascuno di voi la mia stima per le vostre persone e i vostri lavori e vi benedico di cuore, insieme con i membri e con gli zelanti collaboratori dell’“Ecole Française” e con tutti coloro che vi sono cari.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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