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IV GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ

DISCORSO DI SUA SANTITÀ GIOVANNI PAOLO II
CONSEGNATO AGLI ORGANIZZATORI
DELL'INCONTRO DEI GIOVANI DELLA DIOCESI DI ROMA

Aula Paolo VI
Sabato, 18 marzo 1989

 

Signori Cardinali, fratelli nell’Episcopato, carissimi giovani romani.

1. Grazie! Questa è la prima espressione che mi viene alle labbra dopo aver ascoltato le vostre parole ed i vostri canti. Grazie per quest’ora di festa, nella quale avete voluto esprimere tutta la gioia della vostra giovinezza. Grazie per la sincerità, con cui avete manifestato le preoccupazioni e le speranze che portate nel cuore. Grazie per la generosa disponibilità, con cui vi siete dichiarati pronti ad assumere le vostre responsabilità nella Chiesa e nella società per la costruzione di un futuro migliore.

Voi siete il futuro! Il futuro della famiglia, della società, della Chiesa stessa di Roma che, attraverso il Sinodo diocesano, si vuole rinnovare per essere sempre più autentica comunione al servizio della missione di questa città. Voi custodite nel cuore il segreto di tale futuro, perché ciò che sarà domani dipende in gran parte dalla vostra immaginazione, dal vostro coraggio, dal vostro impegno.

Dipende, in particolare, dalla vostra fede! Sì, dalla fede. Ogni giovane coltiva progetti per il futuro. Ma chi può garantire la bontà di tali progetti? Soprattutto, chi è in grado di assicurare la forza morale necessaria per realizzarli? Voi, giovani di oggi, avete sotto gli occhi il risultato dei progetti dei giovani di ieri. Vi sono cose buone, ma vi sono anche cose che non vi convincono. Della vostra insoddisfazione si sono fatti eco i vostri rappresentanti. Ritorna allora la domanda: chi può aiutarvi a non ripetere gli stessi errori? Chi può indicarvi le mete giuste, per le quali impegnare la ricchezza del vostro entusiasmo?

Ecco: incontro a voi si fa uno che ha la risposta da voi attesa, uno che sa di poter affermare: "Io sono la Via, la Verità, la Vita" (Gv 14,6). Su di lui potete contare per l’oggi e per il domani: Gesù Cristo, "il Vivente" (Ap 1,18), lui vi è accanto nello sforzo ogni giorno necessario per costruire un futuro migliore.

2. Carissimi giovani romani, vi ripeto una consegna a me cara: aprite le porte a Cristo! Aprite il cuore a Cristo! É un amico esigente, ma è un amico che non delude e non abbandona.

Egli ha detto di essere la via: lo è con gli insegnamenti del suo Vangelo e con gli esempi della sua vita. Se altre vie vi si aprono dinanzi, che vi possono allettare con la prospettiva di traguardi tanto facili quanto ambigui, voi non dimenticate: Cristo è l’unica via! Egli conduce alla piena attuazione delle aspettative, che portate nel profondo del cuore.

Egli ha detto di essere la verità: è infatti il Verbo eterno del Padre. Voi siete affamati di verità: su voi stessi e sul mondo, sul mistero del male e del dolore, sulla vita e sulla morte. Molte "verità" vi sono offerte al riguardo, fra loro discordi e anche contraddittorie. Sono verità intrise di terra, gonfie di ottimismo presuntuoso e gratuito, oppure bacate dal verme del relativismo e del pessimismo. Cristo è la verità assoluta, nella quale il Padre offre all’uomo la risposta esauriente a tutti gli interrogativi che lo tormentano. In lui l’uomo può scoprire la piena verità su se stesso e sul mondo.

Gesù ha detto di essere la vita. Voi sentite pulsare nelle vostre vene il fiotto prorompente della vita, ma fate anche, ogni giorno, l’esperienza amara della sua precarietà: la morte è la realtà che impone la sua presenza con l’argomentazione inoppugnabile dei fatti. Ebbene, la notizia inaudita annunciata sulla tomba vuota del Calvario in quel primo giorno dei tempi nuovi è che un uomo ha vinto la morte: lui, il Signore Gesù, "era morto, ma ora vive per sempre ed ha potere sopra la morte e sopra gli inferi" (cf. Ap 1,18). Di questa vita nuova, vittoriosa sulla morte, Gesù fa dono a chiunque crede in lui, perché "questa è la volontà del Padre, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna" (cf. Gv 6,40).

3. Carissimi giovani! Come credenti, voi siete chiamati ad essere testimoni nel mondo della vita nuova portata da Cristo risorto. Non transigete sulla verità e sul bene; non scendete a compromessi sui valori evangelici, che devono stare alla base della vostra vita, perché su di essi si fonda il mondo nuovo, inaugurato da Cristo.

Il mondo in cui viviamo lo conoscete. Ho ascoltato con attenzione l’analisi dei suoi mali, fatta con occhi disincantati da alcuni di voi: i problemi della disoccupazione e della sottoccupazione; il degrado della vita; le sacche delle nuove povertà; il tributo pagato dai giovani a situazioni inquinate dalla droga e dalla violenza; le conseguenze di un progresso tecnologico che spersonalizza ed aumenta l’anonimato; la banalizzazione dei gesti dell’amore; l’intolleranza cieca e senza pietà . . . L’elenco potrebbe continuare, riversando nell’animo ulteriori ondate di amarezza.

Non giova, però, indugiare in una diagnosi che è in se stessa chiara. La nostra società non difetta sicuramente di censori pronti a pronunciare requisitorie sui mali del mondo; ma ciò che oggi si richiede con urgenza è la messa in opera di terapie efficaci.

Cristo possiede la terapia per guarire i mali del mondo. Egli, che ha voluto applicare a se stesso la qualifica di medico (cf. Mc 2,17), ci ha insegnato che, se si vuole cambiare il mondo, occorre innanzitutto cambiare il cuore dell’uomo: "dal di dentro, infatti, cioè dal cuore degli uomini escono le intenzioni cattive" (Mc 7,21). Nel mistero pasquale, che ci apprestiamo a rivivere, Cristo ha offerto all’uomo, con la grazia redentrice, la terapia efficace dei mali che egli si porta nel cuore.

4. Giovani e ragazze che mi ascoltate, a voi il compito di farvi annunciatori, con la testimonianza del vostro esempio, della vita nuova che il Cristo risorto ha immesso nel mondo. Questa deve essere la vostra fierezza, questa la vostra ambizione: essere, in mezzo ai vostri coetanei, testimoni dell’umanità redenta dal sangue di Cristo, di un’umanità in cammino sulle strade della terra verso la terra promessa del cielo. Siate uomini e donne dal cuore nuovo. Un cuore libero e generoso, sensibile ai valori perenni dell’onestà, della purezza, del dono di sé, della fedeltà; un cuore filialmente aperto alla gratitudine verso il Padre celeste e fraternamente chino sulle necessità dei fratelli. E se qualcuno o qualcuna di voi avvertisse la chiamata di Cristo al dono totale di sé nel ministero sacerdotale o nella vita religiosa, non rifiuti una così esaltante, anche se esigente proposta. Trovi il coraggio di un sì generoso e forte, che può dare una impareggiabile pienezza di senso a tutta la vita.

Carissimi giovani, Cristo conta su di voi! Accoglietene l’invito ad assumervi le vostre responsabilità. E accoglietelo subito. Non rimandate a domani ciò che potete fare oggi. Imparate a coniugare al presente i verbi del vostro impegno. É l’unico modo serio di lavorare all’edificazione di un futuro migliore. Sono mille i gesti concreti che voi potete porre in atto, come singoli e in gruppo, per far progredire il vostro ambiente verso l’ideale di una convivenza degna di membri dell’unica famiglia di Dio. Non sottovalutate i piccoli gesti.

5. Impegnatevi, in particolare, a preparare la vostra famiglia di domani. La famiglia è la culla del futuro. Occorre fare in modo che la culla sia riscaldata dall’amore, perché la vita che vi sboccia vi si possa sviluppare senza traumi. Amare non è facile. Suppone maturità affettiva, forza di volontà, capacità di autocontrollo, abitudine alla rinuncia ed al dono. Bisogna imparare ad amare: è un apprendistato lungo, che richiede l’impegno di anni. Dei vostri giovani anni. Nella lettera, che a suo tempo vi ho indirizzata, scrivevo: "Imboccare la via della vocazione matrimoniale significa imparare l’amore sponsale giorno per giorno, anno per anno" (Epistula Apostolica ab iuvenes internationali vertente anno iuventuti dicato, 10, die 31 mar. 1985: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VIII, 1 [1985] 781). Solo un amore, che affonda le sue radici nella padronanza di sé, può affrontare le incognite di un’intera esistenza.

Non sprecate questi anni preziosi cedendo alle lusinghe del consumismo. La mentalità consumistica può inquinare anche l’amore, finendo per ridurre, di fatto, l’altro ad oggetto del proprio egoismo, questo veleno sottile che uccide l’amore. Non scambiate l’esperienza prematura del piacere con la gioia del dono totale di sé nel contesto di un amore che s’è fatto carico dell’altro, senza riserve.

Carissimi giovani! Nella giornata, che è vostra, io chiedo al Signore di concedervi il coraggio di sfidare i convenzionalismi di comodo per essere coerenti fino in fondo con gli insegnamenti provocatori del Vangelo. Solo così potrete essere il lievito di un mondo, dove i cuori possano fare la esperienza gioiosa della vera fraternità, che Cristo ha inaugurato col mistero della sua morte e della sua Risurrezione.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

        

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