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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AL TERMINE
DELLA «VIA CRUCIS» DAL COLOSSEO AL COLLE PALATINO

Venerdì Santo, 24 marzo 1989

 

1. “Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze . . .”? (cf. Lc 24,26).

Sulla collina del Calvario sono rimaste tre croci. Quella al centro - è la Croce di Cristo.

“Gesù il Nazareno, il re dei Giudei” (Gv 19, 19), è spirato su questa Croce. Gli è stato trafitto il costato con la lancia - e ne è uscito sangue e acqua (cf. Gv 19, 34). Veramente egli è spirato.

Non era forse necessario che egli soffrisse tutto ciò?

Questa domanda verrà proposta tra qualche giorno.

Verrà posta da un pellegrino sconosciuto, sulla via di Emmaus nel colloquio con i due discepoli del Crocifisso.

Questa sera nessuno ancora si pone tale domanda.

Il cuore dei discepoli è invaso da timore e abbattimento.

“I capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso” (Lc 24, 20).

Ecco, “Tutto ciò . . . riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo” (Lc 24, 19).

“Noi speravamo” (Lc 24, 21).

Nel cuore dei discepoli, abbattimento e delusione.

Quella sera, dopo la morte sul Golgota, nessuno avrebbe osato porre una tale domanda: non era forse necessario che Cristo soffrisse tutto ciò?

Anche se forse domandavano: “perché”?

Non sapevano a chi porre una tale domanda. Forse a colui che da loro se ne era andato, oppure, a colui che egli chiamava Padre - al quale diceva “Abbà”, come nessuno avrebbe osato dire.

2. Dopo la morte di Cristo si stese un grande silenzio.

Nelle case di Gerusalemme consumavano la pasqua e ricordavano l’esodo dal paese d’Egitto ed il sangue dell’agnello, col quale i loro avi avevano segnato le porte delle loro case.

Quel sangue li aveva salvati dalla morte. Ed era rimasto come segno della elezione e della liberazione d’Israele dalla casa della schiavitù.

Ricordavano dunque quella notte, quando Dio era passato per il paese d’Egitto.

La pasqua - il passaggio del Signore.

Quel Dio, re d’Israele, Dio dei patriarchi e dei profeti.

Dio dei padri nostri. Dio dell’alleanza.

Il Signore dell’intero creato.

Così intensamente era con loro. Era il loro Dio.

“O Signore, nostro Dio, / quanto è grande il tuo nome su tutta la terra” (Sal 8, 2).

Non osavano pronunciare il suo nome.

Quel Dio tanto vicino . . . i profeti lo chiamavano “lo sposo del suo popolo”.

E tuttavia egli diceva:
“I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie” (Is 55, 8).

Quali sono i pensieri di Dio? Quali sono le sue vie?

Colui che era passato per il paese d’Egitto, punendo e liberando - non è passato oggi per il Golgota?

Eppure Cristo aveva detto - formidabili parole sulla bocca di un uomo:
“Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv 10, 30). Io sono nel Padre e il Padre è in me (cf. Gv 17, 21). Io faccio sempre la sua volontà (cf. Gv 6, 38; 8, 29).

Non ha forse cessato di essere “una cosa sola” col Padre, quando sulla Croce disse: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23, 34), ed anche quando gridò: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”? (Mt 27, 46) - fino all’ultima parola:
“Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (Lc 23, 46).

“Detto questo spirò” (Lc 23, 46).

3. Pasqua di Gerusalemme.

Memoria del sangue dell’agnello sulle porte, segno dell’alleanza di Dio con Israele.

Al Giordano, al primo incontro.

Giovanni vedendo Gesù aveva detto: “Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo” (Gv 1, 29).

Dov’è ora Gesù di Nazaret?

É stato calato dalla Croce, e deposto nel sepolcro ai piedi del Golgota.

Un masso è stato rotolato contro l’entrata del sepolcro.

Hanno sigillato il sepolcro.

Dov’è ora Gesù di Nazaret?

Perché non è sceso dalla Croce?

Perché non ha dimostrato la sua potenza, quella potenza che ha dimostrato molte volte, per esempio nel far risorgere Lazzaro?

Il salmista ha scritto:
“Non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, / né lascerai che il tuo santo veda la corruzione” (Sal 16, 10).

Dov’è adesso . . .

Egli ha permesso alla morte di abbracciarlo.

Colui che diceva: “Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv 10, 30).

Colui che diceva: “Chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv 14, 9).

Colui che diceva: “Io sono la risurrezione e la vita” (Gv 11, 25).

Dov’è adesso?

4. Anni dopo l’autore della lettera agli Ebrei scriverà:
“Cristo . . . sommo sacerdote dei beni futuri attraverso una tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano di uomo . . ., entrò una volta per sempre nel santuario . . . con il proprio sangue, dopo averci ottenuto una redenzione eterna . . . Il sangue di Cristo il quale con uno Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere morte, per servire il Dio vivente” (Eb 9, 11-14).

“Mediatore di una nuova Alleanza” (Eb 9, 15).

“Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria”? (Lc 24, 26).

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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