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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD ALCUNI GRUPPI DI PELLEGRINI POLACCHI

Sabato Santo, 25 marzo 1989

 

Vorrei farvi gli auguri di Pasqua. Ogni anno questi auguri assumono un significato nuovo: sempre lo stesso e, in un certo senso, sempre nuovo significato radicato profondamente nel mistero pasquale, nel mistero del nostro Signore Gesù Cristo. Mistero che tutta la Chiesa vive attualmente nella liturgia della settimana santa, del triduo sacro, e che vivrà domani, nella domenica della Risurrezione, e poi durante l’ottava. Tutto è centrato su una semplice parola, quella che le donne hanno sentito per prime. Le donne, che si sono recate al sepolcro per ungere Cristo deposto nella tomba, hanno trovato il sepolcro vuoto, la pietra ribaltata, e hanno sentito: “Perché cercate fra i morti Colui che è vivo? Non è qui, è risorto” (Lc 23, 5).

Parole dall’impenetrabile contenuto: così chiare, confermate in seguito da tutti gli incontri del Risorto con gli apostoli, con i discepoli, con le donne, con Maddalena, ma nello stesso tempo così cariche di quell’impenetrabile mistero che tocca la sfera più essenziale della nostra esistenza, cioè il rapporto tra la vita e la morte. Questo mistero ribalta in un certo senso, l’ordine delle cose. Nell’ordine al quale siamo abituati la vita termina con la morte. Ne troviamo conferma osservando la natura, osservando la storia dell’uomo, la storia delle società, delle culture: è come se la morte dominasse tutto ciò che esiste nel mondo visibile, nel creato. Qui questo ordine viene ribaltato - la morte non succede alla vita, ma è la vita che risorge dalla morte. Alla luce di tutta la verità evangelica ciò significa che Dio non può morire, Dio è vita. Gesù Cristo, Dio-uomo, ha rivelato questa verità in mezzo al mondo che è soggetto alla morte, in mezzo al nostro mondo umano, alla nostra umana esistenza, in mezzo alla storia. Ciò ha un significato immenso per ogni uomo. Direi anche per un non credente. Per un credente, conferma il senso della sua esistenza in questo mondo.

Per un non credente, che non può ammettere questa verità, essa è in ogni caso una provocazione, una domanda, una sfida. É il mistero pieno di significato non solo per gli individui, per le singole persone, ma anche per le società intere. Noi Polacchi, e credo non solo noi nel corso della storia del mondo, nel corso della storia dell’umanità, abbiamo sicuramente vissuto molto profondamente il mistero pasquale nel momento in cui sembrava che la nostra Nazione fosse sepolta. Allora questo mistero, la verità di Cristo che la morte deve far posto alla vita, ha ispirato di continuo anche l’esistenza terrena. Non arrendersi alla morte. Non arrendersi al male. Aspirare alla vita. É vero che il periodo di quella morte storica, della spartizione dello Stato polacco, appartiene al secolo passato, tuttavia la questione rimane sempre valida e attuale: non arrendersi alla morte, non arrendersi al male, aspirare alla vita, a quella pienezza della vita, a cui tende sia la Nazione, sia ogni singola persona.

É in questo spirito che faccio gli auguri a tutti i presenti e a tutta la nostra Nazione. Vi benedica Dio onnipotente, il Padre, il Figlio, e lo Spirito Santo.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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