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VIAGGIO APOSTOLICO IN MADAGASCAR, LA RÉUNION, ZAMBIA E MALAWI

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI SACERDOTI, AI RELIGIOSI E AI SEMINARISTI
NELLA CATTEDRALE DEDICATA ALL
’ASSUNZIONE

Lusaka (Zambia) - Martedì, 2 maggio 1989

 

Cari fratelli e sorelle in Cristo.

1. Desidero ringraziare l’Arcivescovo Mungandu per le cordiali parole di benvenuto che ha voluto rivolgermi, a vostro nome, all’inizio di questa celebrazione. Questa sera, nell’incontrarmi con voi - i sacerdoti, i religiosi ed i seminaristi dello Zambia - desidero esprimervi il mio amore e la mia profonda stima per quanto state facendo per edificare la Chiesa nel vostro Paese. Quale successore di Pietro e Pastore universale, posso assicurarvi che le vostre gioie e i vostri dolori sono anche i miei.

E particolarmente opportuno che il nostro incontro si svolga nel contesto della preghiera e della celebrazione della Parola di Dio. La nostra odierna lettura tratta dalla lettera di san Paolo ai Romani, ci ricorda una verità fondamentale circa la nostra esistenza cristiana: noi siamo stati chiamati a vivere una nuova vita in Cristo. Questa vocazione è la base del nostro ulteriore impegno nel sacerdozio e nella vita religiosa.

Riferendosi al Battesimo san Paolo scrive: “Per mezzo del Battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova . . . Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù” (Rm 6, 4-11). Il Battesimo è la fonte della nuova vita. È la fonte della vocazione in Cristo di ogni credente. Per mezzo del potere dello Spirito Santo, noi moriamo al peccato e veniamo innalzati alla comunione con Dio, ad una vita di grazia, ad una santità che è dono di Dio. Con il Battesimo noi veniamo incorporati nella Chiesa, il Corpo di Cristo; diveniamo parte del mistero di Cristo stesso.

2. Ci avviciniamo velocemente al centenario dell’arrivo, del cristianesimo in questo Paese. È un momento opportuno per guardare sia al passato che al futuro. Come poter dimenticare i primi missionari, persone come padre Von Oost, padre Depaillat e il Vescovo Dupont dell’ordine dei padri Bianchi; e i primi gesuiti, padre Kraupa, padre Moreau e padre Torrend, che giunsero dall’Est e dal Sud? Né possiamo dimenticare le suore Domenicane e le suore Bianche, in particolare madre Jean de Valois e madre Claver.

Gli sforzi dei primi missionari e le loro speranze di evangelizzazione, sono ora nelle vostre mani. Voi a vostra volta, lascerete questo compito a coloro che ora si stanno formando. Io vi chiedo di mantenere vivo lo spirito missionario e di coltivare il seme sparso su questa terra. Fin dal primo destarsi del cristianesimo in questo Paese, c’è stato uno straordinario legame di vicinanza tra sacerdoti religiosi e laici. Possiamo ringraziare Dio perché nonostante i cambiamenti politici e sociali, questo stretto rapporto ha conservato il suo vigore. Nel corso degli anni gli uomini si sono rivolti alla Chiesa per ricevere orientamento e per trovare una guida sicura basata sulla carità e sulla fedeltà all’autentico Magistero. Essi continuano a fare lo stesso ancora oggi e si aspettano che voi con simile zelo, li aiutiate ad entrare nel terzo millennio.

Come i primi missionari, molti di voi uomini e donne - sono giunti da altri paesi per continuare la semina, la coltivazione e il raccolto. A nome di tutta la Chiesa, vi ringrazio per il generoso dono che fate di voi stessi, dettato dall’amore verso Cristo e verso il suo popolo. Vi incoraggio a perseverare nell’adempimento della missione che con tanta gioia avete intrapreso.

3. L’immensa opera di evangelizzazione nello Zambia, sia nel passato che nel presente, ha un unico scopo: quello di far sì che il popolo creda che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e che credendo in lui essi abbiano la vita nel suo nome (cf. Gv 20, 31). Qui ancora una volta ci troviamo di fronte al grande mistero della morte e Risurrezione con Cristo nel Battesimo. La nuova vita di grazia ci spinge a predicare il Vangelo della salvezza agli altri, ad amarli e a servirli come Cristo ha fatto dando testimonianza del Regno a venire.

Mediante il Battesimo ogni singola persona partecipa della missione sacramentale della Chiesa, ma per coloro che sono chiamati al sacerdozio e alla vita religiosa, vi è una rinnovata consacrazione al servizio di Dio. Tanto più grande è il vostro obbligo cristiano di morire al peccato e di vivere una nuova vita, vita di grazia, vita conforme allo Spirito. Tanto più forte è il vostro dovere cristiano di cercare la perfezione nel seguire il comandamento di Dio: “Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5, 48). La vita di ogni sacerdote o religioso, non è più soltanto sua, uomo o donna che sia: viene donata nel totale servizio a Cristo per l’edificazione del suo corpo, la Chiesa.

4. Cari fratelli sacerdoti: mediante il sacramento dell’Ordine noi siamo stati creati strumenti viventi di Cristo, l’eterno sacerdote. Ci è stata conferita una grazia speciale che ci rende capaci di vivere in Cristo nonostante le nostre umane debolezze, di diventare una sola cosa con lui, che si fece sommo sacerdote per amor nostro, “santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori” (Eb 7, 26). La santità dei sacerdoti è di suprema importanza nell’opera di evangelizzazione.

Quali ministri dei sacri misteri, in particolare del sacrificio eucaristico che è “fonte e apice di tutta la vita cristiana” (Lumen Gentium, 11), voi agite nella persona di Cristo stesso. Voi adempite la vostra missione principale e manifestate più pienamente il vostro sacerdozio quando celebrate l’Eucaristia - tanto più quando questo mistero penetra nei cuori e nelle menti delle persone, perché voi, loro sacerdoti, vivete il mistero che celebrate (cf. Dominicae Cenae, 2). Che la celebrazione della Messa per e con il vostro popolo sia sempre la vostra forza e la vostra gioia più grande.

Inoltre, mediante il sacramento della Penitenza, vi è stato conferito il potere di legare e di sciogliere. Qui desidero ripetere quello che dissi lo scorso anno ai sacerdoti dello Zimbabwe: “Amate e accostatevi spesso a questo sacramento” (Allocutio ad presbyteros, “Bulawayo”, in Zimbabua habita, O, die 12 sept. 1988: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XI, 3 [1988] 711). Se infatti abbiamo il dovere di aiutare gli altri a convertirsi e a vivere, ancor più abbiamo la responsabilità di fare lo stesso: “Convertirsi significa tornare alla grazia della nostra vocazione . . . (e) meditare sull’infinita bontà e amore di Cristo . . . Significa rendere costantemente conto davanti a Dio, dei nostri cuori, riguardo al nostro servizio, il nostro zelo, la nostra fedeltà . . . Significa rendere anche conto delle nostre negligenze e dei nostri peccati, della nostra timidezza, della nostra mancanza di fede e di speranza, del nostro pensare come gli uomini pensano e non come Dio pensa” (Epistula ad universos Ecclesiae Sacerdotes adveniente Feria V in Cena Domini, 10, die 8 aprile 1979: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, II [1979] 857 ss.).

In relazione al sacramento della Penitenza vi esorto inoltre a ricordare le parole del Signore: “Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove . . . e va dietro a quella perduta finché non la ritrova?” (Lc 15, 4). Il nostro sacerdozio ci chiede di lasciare il nostro cammino per portare la fede e la riconciliazione a coloro che ancora non conoscono Cristo o si sono allontanati dalla pratica della loro fede.

5. Miei cari fratelli e sorelle nella vita religiosa: desidero anche rendere grazie a Dio per voi e per tutto quello che state facendo per produrre un abbondante raccolto nella vigna del Signore nello Zambia. Ciascuno di voi ha un dono speciale da offrire, sia attraverso l’apostolato nel mondo, che, come il povero Clares, attraverso una vita “nascosta con Cristo in Dio” (cf. Col 3, 3). Lo stato contemplativo serve a ricordare a tutti i religiosi la loro chiamata ad essere “specialisti nella preghiera” (cf. Pauli VI, die 28 oct. 1966: Insegnamenti di Paolo VI, IV [1966]).

Mediante la professione dei consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza, voi date testimonianza del Regno di Dio ed edificate il Corpo di Cristo conducendo gli altri ad una vita di conversione e di santità. Vi esorto a restare fedeli al carisma dei vostri istituti e a lavorare in stretta collaborazione con i Vescovi nel portare avanti il vostro apostolato (cf. Mutuae Relationes, 8). Lasciate che il mistero della “nuova vita in Cristo” penetri ogni aspetto delle vostre vite cosicché qualsiasi cosa facciate, in parole ed opere tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre (cf. Col 3, 17).

Una vita di castità, povertà ed obbedienza, deliberatamente accolta e vissuta con piena fedeltà, contraddice la riconosciuta saggezza del mondo circa il significato della vita. Ma la vostra testimonianza di religiosi può trasformare il mondo e i suoi modi di pensare ed agire proprio attraverso il vostro amore per tutti, il vostro distacco dalle cose materiali e la vostra abnegazione.

Nella vostra dedizione a Cristo, che “spogliò se stesso” per amor nostro (cf. Fil 2, 7), dovete sempre essere consapevoli dei vostri compatrioti che soffrono le conseguenze della crisi economica e sociale. Molti di loro vivono in povertà e nutrono incertezza e timori per il futuro. Sia il vostro modo di vivere che il vostro apostolato, dovrebbero essere al servizio di queste persone e dovrebbero sempre riflettere il vostro legame con loro. Vi esorto quindi a esprimere una reale e concreta solidarietà con la vita, le lotte e le incertezze dei vostri fratelli e sorelle. Solo se accettate questa componente essenziale della vostra vocazione religiosa, troverete la gioia, che è il dono di Cristo a coloro che hanno lasciato ogni cosa per seguirlo. Di quale inestimabile valore è la testimonianza delle vostre vite - se autentica e gioiosa - per il popolo dello Zamhia che continua a trovare gioia e realizzazione nelle sue tradizioni secolari ora arricchite dai valori del Vangelo!

6. Infine, desidero rivolgermi anche ai seminaristi qui presenti. Molto di quanto è stato da me detto finora, vale anche per voi. Oggi siete qui convenuti da tutte le diocesi dello Zambia ed io ringrazio Dio per la freschezza, l’entusiasmo e il vigore che vedo sui vostri volti. Sono inoltre grato a Dio per il crescente numero di vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa in questo Paese. Voi siete la “spes gregis” - la speranza del gregge di Cristo - da cui dipende il popolo. La vostra fede e generosità nel rispondere alla chiamata che voi credete vi venga da Dio, è molto significativa per gli altri giovani. È mia fervida preghiera che il generoso spirito di servizio che colma oggi i vostri cuori, rimanga e cresca in voi. “cosicché vedendo le vostre buone opere, gli uomini rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (cf. Mt 5, 16).

Vi esorto a mettere a frutto i vostri anni di preparazione al sacerdozio. Approfondite la vostra conoscenza personale di Cristo mediante la preghiera e lo studio, attraverso la riflessione e l’autodisciplina. Sono felice che recentemente sia stato istituito un Centro di Spiritualità in cui i candidati per il Seminario Maggiore possono approfondire la loro vita spirituale per poter servire meglio, in qualità di sacerdoti, il Popolo di Dio.

Parlare del sacerdozio significa parlare di un impegno al celibato che duri tutta una vita. Anche questo carisma è reso possibile dalla “nuova vita in Cristo” che noi riceviamo al momento del Battesimo. Ricordate che ogni qualvolta Dio ci dona una vocazione particolare, ci dà anche la grazia necessaria per adempiere ad essa. Ma noi dobbiamo riporre tutta la nostra fiducia in lui senza riserva. Noi siamo semplici vasi di creta, lui il vasaio. Ed è libero di plasmarci come vuole (cf. 2 Cor 4, 7).

Infine, cari fratelli e sorelle - sacerdoti, religiosi e seminaristi dello Zambia - vi dico: gioite; gioite nel Signore e nella nuova vita di cui partecipate mediante il Battesimo. Cristo parla a voi e vi dice: “Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena” (Gv 16, 24). Possiamo esser certi che Dio non rifiuterà buoni doni a coloro che cercano di dedicarsi completamente al suo servizio per la salvezza del mondo. Affido tutti voi alla sua amorevole Provvidenza e di cuore vi imparto la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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