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VIAGGIO APOSTOLICO IN MADAGASCAR, LA RÉUNION, ZAMBIA E MALAWI

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI RESPONSABILI DELLE DIVERSE CONFESSIONI CRISTIANE
E DELLE ALTRE RELIGIONI

Lusaka (Zambia) - Giovedì, 4 maggio 1989

 

“Grazia a voi e pace da parte di Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo” (Gal 1, 3).

Cari fratelli e sorelle.

1. Vi sono molto grato per il caloroso benvenuto che mi avete dato e per le parole del vostro portavoce, il Vescovo Mumba. È una gioia profonda e un privilegio incontrare i rappresentanti delle Chiese cristiane e delle comunità ecclesiali dello Zambia.

Il Signore Gesù Cristo stesso ci ha radunato qui insieme nell’amore di Dio e nella speranza che noi condividiamo per opera dello Spirito Santo che è stato riversato nei nostri cuori al momento del Battesimo (cf. Rm 5, 5). Non dobbiamo perdere di vista la grande importanza degli elementi ecclesiali che ci uniscono, nonostante le reali divisioni che ci tengono ancora separati.

2. Nella sua preghiera sacerdotale, come abbiamo appena sentito dal Vangelo di Giovanni, Gesù prega con intensità il Padre: “Perché tutti siano una cosa sola. Come tu, Padre, sei in me e io in te siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17, 21). La nostra preghiera comune di oggi non è soltanto la nostra risposta alla preghiera di Cristo, ma è anche la realizzazione di una sconvolgente verità che Gesù aveva espresso quando disse: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18, 20). Consci perciò della sua presenza in mezzo a noi, i nostri cuori proclamano con gioia che Gesù Cristo è il Signore! A lui “lode, onore, gloria e potenza nei secoli dei secoli” (Ap 5, 13).

La preghiera di Cristo al Padre nell’ultima Cena è un invito a pregare insieme per l’unità. È nella preghiera che l’invito di Gesù all’unità - “perché siano una cosa sola” (Gv 17, 21) - prende un significato più profondo per tutti noi a mano a mano che lo Spirito ci guida alla verità completa. È nella preghiera che noi ci avviciniamo in modo tale che l’identità cristiana, la nostra conformità a Cristo può diventare più forte di tutte le divisioni che la storia ci ha lasciato e che ancora ci tengono separati.

3. Quando meditiamo sulla preghiera sacerdotale di Cristo comprendiamo che condividiamo davvero un compito comune: proclamare Cristo al mondo perché il mondo creda. Ma ci rendiamo conto, al tempo stesso, che la credibilità del messaggio evangelico e di Cristo stesso è legata al problema dell’unità dei cristiani (cf. Unitatis Redintegratio, 1). Se al momento non possiamo essere d’accordo su tutti i problemi possiamo e dobbiamo evitare ogni forma di competizione e di rivalità. Questo è vero soprattutto qui, in Africa, dove comunità ed unità sono stati sempre dei valori tradizionali. L’Africa aspetta con fervore di udire la proclamazione dell’amore di Dio e la nostra speranza in Gesù Cristo. Lo Zambia è impaziente di udire la buona Novella della Redenzione. La vostra presenza qui, questa mattina, è il segno visibile del vostro intenso desiderio di offrire una comune testimonianza dell’amore di Dio per il popolo del vostro Paese, un popolo che ha vera fame e vera sete di Dio. È necessaria una collaborazione ecumenica sincera e generosa per rispondere alle attese spirituali di questo popolo.

4. È incoraggiante notare i numerosi e significativi modi in cui è nata la collaborazione tra le Chiese cristiane e le comunioni ecclesiali nello Zambia nei settori dell’assistenza sanitaria, dell’istruzione e dello sviluppo. Un grande sforzo comune è continuato nella traduzione della Bibbia nelle lingue locali. Queste stesse opere sono una educazione all’unità cristiana. Aiutano a mettere in luce i punti di unione e ad incoraggiare il desiderio di superare i motivi di disaccordo. Come afferma il Concilio Vaticano II, “la cooperazione di tutti i cristiani esprime vivamente quella unione, che già vige tra di loro e pone in una luce più piena il volto di Cristo, servo” (Unitatis Redintegratio, 12). Sì, la collaborazione ecumenica sboccia da una grazia interiore, data dal Padre in risposta alle preghiere di Gesù (Gv 17, 21) e dall’intercessione dello Spirito Santo in noi (cf. Rm 8, 26-27). Il vero ecumenismo cresce laddove esiste uno spirito genuino di servizio ai fratelli secondo l’esempio del nostro Signore e Salvatore che venne non per essere servito ma per servire (cf. Mt 20, 28).

Una comune azione ecumenica deve trovare un posto nella vita di ogni comunità. Comprende non soltanto studi e discussioni di carattere storico e teologico ma anche un reciproco aiuto nella vita quotidiana (cf. Unitatis Redintegratio, 5). In diverse occasioni ho ripetuto che la Chiesa cattolica è pienamente impegnata nella collaborazione ecumenica. La Chiesa cattolica nello Zambia ha il mio sostegno nella preghiera e il mio incoraggiamento nella ricerca di sempre migliori relazioni con tutti coloro che sono seriamente preoccupati per l’unità. Al tempo stesso siamo pienamente consapevoli che l’assenza di una piena comunione tra le Chiese e le comunità ecclesiali e le differenze che esistono nell’insegnamento sia della fede che della morale pongono dei limiti oltre i quali però i cristiani possono comunque collaborare.

E anche se voi cercate di portare una testimonianza comune del messaggio cristiano, le attuali divisioni sono rese ancora più complesse dall’odierno fenomeno della moltiplicazione delle comunità indipendenti. Questo fatto, unito ai nuovi movimenti religiosi, può essere per molti una fonte di confusione, specialmente tra i giovani. Anche in questo ambito una collaborazione ecumenica può avere dei buoni risultati.

5. Tra poco reciteremo insieme proprio la preghiera che Gesù insegnò ai suoi discepoli. Pregheremo affinché la volontà del nostro comune Padre nel cielo si compia sulla terra. Pregheremo per l’avvento del Regno di Dio, un regno di pace, di giustizia e di amore in cui “Gesù Cristo è il testimone fedele, il primogenito dei morti; il principe . . . che ci ama e che ci ha liberato dai nostri peccati e che con il suo sangue, ha fatto di noi un regno” (Ap 1, 5-6). Pregheremo per il nostro pane quotidiano, per i bisogni di tutti i nostri fratelli e sorelle, per i bisogni del popolo dello Zambia. Pregheremo per il perdono dei nostri peccati e per avere la forza di essere in grado di perdonare tutti coloro che in qualche modo ci hanno colpito - perdonare ed essere perdonati per il peccato della divisione tra i cristiani. Infine pregheremo di non essere messi alla prova oltre le nostre forze e di essere liberati dal demonio che nei nostri cuori opera contro la grazia di Dio.

6. Cari amici: con piena fiducia nella grazia di Dio dobbiamo confidare che la collaborazione ecumenica che ha caratterizzato finora i vostri rapporti reciproci porterà frutti abbondanti. Nelle parole di san Paolo: “sono persuaso che colui che ha iniziato in voi questa opera buona la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù” (Fil 1, 6).

Quel “giorno” ci chiama qui ed ora per rinnovare il nostro desiderio e l’impegno delle nostre Chiese e delle comunità ecclesiali a lavorare insieme per la causa dell’unità cristiana. Possa il segno della pace che ci diamo l’un l’altro in questa cattedrale anglicana della santa Croce a Lusaka essere un simbolo della nostra determinazione e trattarci l’un l’altro “con umiltà, mansuetudine e pazienza; sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l’unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace” (Ef 4, 2-3).

La pace del Signore sia con tutti voi. Amen.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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