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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI ALL
’ASSEMBLEA GENERALE
DELLA SOCIET
À DELLE MISSIONI AFRICANE

Sabato, 13 maggio 1989

 

Signor superiore generale,
cari amici della Società delle Missioni Africane.

Di ritorno dall’Africa e dal Madagascar, vi ricevo con una gioia del tutto particolare in occasione della vostra sedicesima assemblea generale. Ho appena visitato alcuni paesi di un continente pieno di avvenire, con milioni di uomini e di donne che hanno tanto da dare al mondo. Ho avuto la possibilità di vedere delle Chiese ferventi, che si consolidano di giorno in giorno e acquistano una personalità propria vivendo la fede senza abbandonare la propria cultura. Ho potuto così rendermi conto del fatto che questi paesi e queste Chiese si trovano a dover affrontare gravi problemi umani che riguardano a volte i bisogni fondamentali di popolazioni coraggiose ma sottoposte a prove di ogni genere. Certo, questo non cancella la gioia di vivere africana, ma quante e quali ingiustizie e sofferenze!

Proprio dentro queste realtà umane, positive e negative e all’interno di Chiese locali specifiche si colloca la vostra missione. Il vostro fondatore, monsignor de Marion Brésillac, uomo di fede profonda e grande coraggio, diceva: “La Società delle Missioni Africane ha come scopo principale l’evangelizzazione dei Paesi africani che hanno bisogno di missionari”. Molti Vescovi africani ricorrono ancora a voi, riconoscendo così la vostra specifica vocazione. Essi sanno che le necessità dell’evangelizzazione sono immense e lo saranno ancora per molto tempo. Rispondete a queste inchieste; vanno nel senso della vostra vocazione: per prima cosa annuncio del Vangelo, specialmente ai meno favoriti, partecipazione alla formazione del clero e dei responsabili laici, collaborazione in tutto ciò che consente di far crescere la giustizia e la pace e di salvare l’ambiente per le generazioni future. Non escludete nessuno dal vostro apostolato, consapevoli che “lo Spirito Santo dà a tutti la possibilità di venire a contatto, nel modo che Dio conosce, col mistero pasquale” (Gaudium et Spes, 22 § 5) e agite sempre con un grande rispetto della Chiesa locale, attivi nel suo presbiterio e lieti di portare il vostro contributo originale che ciascuno saprà riconoscere.

Partecipate, al vostro posto, alle ricerche e alle iniziative di incontro tra le culture africane e la fede cristiana. Certo, questa è già radicata in terra d’Africa. I cristiani vi sanno vivere la fede e la carità secondo il loro genio particolare, pur restando saldamente legati alla Chiesa universale e al suo centro, la Sede Apostolica. Continuate ad aprire le vostre menti e i vostri cuori per discernere “le tracce del Verbo” nelle culture dove il cristianesimo è ancora assente. E poiché tutte le culture hanno bisogno di conversione, favorite questa conversione nella speranza e nel riconoscimento che Dio è già presente. Questo spirito è lo spirito di dialogo che ho desiderato esprimere con l’incontro di Assisi. L’evangelizzazione è una strada a doppio senso. Chi propone la buona Novella invita le religioni non-cristiane a scoprire Cristo, ma è anch’egli chiamato, dai segni della presenza di Dio in queste religioni, a ricevere delle nuove illuminazioni sui modi diversi di vivere come uomo, e quindi con Dio. Il missionario ha il compito di invitare alla conversione, e vi è invitato anch’egli.

Siate anche solidali con l’impegno delle Chiese locali nella difesa dei diritti umani e davanti alle angustie degli uomini. Il Vangelo riguarda tutto l’uomo e Gesù si è identificato con i poveri e i sofferenti. Il Cristo, nel giudizio finale di san Matteo, dice che dobbiamo testimoniare l’autenticità della nostra fede attraverso l’amore concreto per questi uomini bisognosi. Proprio questi uomini e donne sofferenti, talvolta rifiutati, ci spingono ad essere assetati di giustizia e di condivisione, in una ricerca umile del Dio delle beatitudini e del Magnificat.

Vi incoraggio ancora a continuare nell’impegno per mettere la vostra lunga esperienza al servizio delle Chiese giovani che vogliono aprirsi alla missione ad gentes al di là delle frontiere. Benedica il Signore questi giovani africani, asiatici e sud-americani che vi raggiungono nel vostro impegno missionario! Da parte vostra, d’accordo con i responsabili di queste Chiese, trovate il modo per effettuare il discernimento necessario con la serietà auspicabile.

Infine, avete un altro ruolo importante da svolgere. Siate, nelle vostre Chiese di origine, i testimoni diretti dell’universalità. Partecipate alla pastorale dei migranti, rifiutate ogni genere di razzismo, siate presenti, di persona o attraverso dei laici associati, là dove si prendono delle decisioni importanti per l’Africa, e fate conoscere e amare intorno a voi le culture africane. Fate anche conoscere tutto quello che lo Spirito fa vivere alle Chiese africane e che per voi è stato rivelazione e sorgente di vita. Consentirete così alle vostre Chiese di origine di arricchirsi di quello che vivono le Chiese sorelle d’Africa e di discernere più chiaramente come esser solidali con loro.

Al di sopra di tutto, siate fervorosi nel rigenerarvi con regolarità per lo svolgimento del vostro compito missionario. Tutti i membri della vostra Società e i loro associati siano uomini di preghiera! È necessario che lo Spirito Santo sia il motore di tutto ciò che fate. Temete l’attivismo che a poco a poco fa dimenticare Dio e può snaturare il servizio all’uomo; siate in ogni cosa testimoni del primato del Regno di Dio. “Se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori”. Questo stile di vita missionario, nel quale la contemplazione di Dio e del suo Figlio ha grande spazio, permette di agire con pazienza, perseveranza e dimenticanza di sé: tutte qualità indispensabili all’apostolo, oggi come ieri.

La vostra assemblea generale ha lavorato sulle vostre costituzioni. Quando saranno approvate, sappiate esser loro fedeli affinché la pietra originale da voi portata alla costruzione del Regno sia salda e svolga il suo compito. Così Dio sarà glorificato attraverso di voi e attraverso i doni a voi accordati.

Al termine di questo raduno ecclesiale, sono lieto di invocare sul responsabile della vostra Società Missionaria, sui membri del consiglio e su tutti i padri e i fratelli che lavorano all’evangelizzazione accanto ai Vescovi e al clero africano, le più abbondanti benedizioni divine.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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