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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI PELLEGRINI POLACCHI NEL 45° ANNIVERSARIO DELLA
BATTAGLIA DI MONTECASSINO
Venerdì, 19 maggio 1989
Ringrazio molto il generale Klemens Rudnicki per le sue parole.
Do un cordiale benvenuto a tutti i presenti. In modo particolare saluto coloro
che hanno combattuto a Montecassino, saluto i loro familiari, e tra tutti gli
altri, la signora Irena Anders. Vi prego di portare il mio saluto a tutti i
partecipanti alla battaglia di Montecassino che sono ancora in vita: ai
comandanti, ufficiali, sottufficiali, soldati, sacerdoti. Portate questo saluto
a tutti, ovunque essi siano.
“Passante, di’ alla Polonia che siamo caduti fedeli al suo servizio”.
È il rapporto che, da quarantacinque anni, fanno alla Patria gli eroi di
Montecassino che hanno combattuto per la libertà “vostra e nostra”, ma non gli è
stato dato di vederla, poiché riposano in eterno nella terra italiana, in attesa
della risurrezione in Cristo.
Passante, di’ alla Polonia che abbiamo preso molto a cuore le parole di Cristo:
“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv
15, 13). Le abbiamo prese a cuore, e le abbiamo eseguite alla lettera. Abbiamo
dato la nostra vita per “gli amici”, per la nostra Patria, per l’Europa, per
tutto il mondo, per il futuro dell’uomo in questo mondo.
Tale messaggio giunge a noi e a tutto il mondo dal monte “chiamato Monte
Cassino”, del quale Dante, attraverso la bocca di san Benedetto, dice: “e quel
son io che su vi portai prima lo nome di colui che’n terra addusse la verità che
tanto ci sublima” (Dante Alighieri, La Divina Commedia, Paradiso,
XXII, 40-42).
La verità della salvezza, la verità che il mondo sarà salvato!
A questa verità, a questa salvezza partecipano i nostri compatrioti, gli eroi
che hanno combattuto quella storica battaglia. Quelli che sono caduti lì, e lì
sono rimasti. Quelli che, come il generale Wladyslaw Anders, comandante del
secondo corpo dell’armata polacca, il generale Bronislaw Duch, o monsignor Józef
Gawlina, Vescovo castrense, sono sopravvissuti alla guerra e dopo, sono stati
sepolti in questo cimitero. Quelli che riposano negli altri cimiteri della
Patria e del mondo. E anche quelli, come il generale Boleslaw Sulik, che oggi,
nel quarantacinquesimo anniversario della battaglia, sono testimoni vivi di quei
tragici anni e di quei grandi momenti.
Molte volte sono stato al cimitero di Montecassino dove, pregando per i caduti,
pregando perché il loro sacrificio, il loro sangue non risultassero vani, ho
letto, commosso, i nomi delle persone - nella maggior parte miei coetanei - e i
nomi dei loro luoghi di nascita. Quest’anno, nel quarantacinquesimo anniversario
di quel giorno in cui la bandiera polacca fu inalberata sulle rovine
dell’abbazia benedettina, mi reco con lo spirito in quel luogo per rendere
onore, ancora una volta, ai caduti e a tutti coloro che hanno combattuto, pronti
a dare la loro vita per la Patria, per l’Europa, per un mondo migliore; mi reco
lì, per esprimere la più profonda gratitudine.
Pensando al cimitero di Montecassino e a tutti i cimiteri in tutto il mondo,
dove riposano gli uomini che hanno dato “la vita per i fratelli”, mi viene in
mente, spontaneo, il mistero evangelico del chicco di grano che caduto in terra,
doveva morire per produrre molto frutto (cf. Gv 12, 24).
Infatti, nella nostra Patria, per la prima volta possiamo notare come il
sacrificio, la morte, la sofferenza e la fedeltà, che tante volte sembravano
essere vane, cominciano a produrre i frutti. Quando ci troviamo in mezzo a tante
croci che testimoniano di fronte al mondo questo sacrificio, vogliamo credere di
nuovo in questi immensi sforzi e sacrifici che riescono a produrre frutti,
spesso impossibili da prevedere. Frutti dei quali oggi anche noi siamo
responsabili, e ai quali dobbiamo sensibilizzare coloro che vengono dopo di noi,
perché davanti a noi rimane ancora un lungo cammino.
In questo modo la riflessione storica diventa preghiera. Ringraziamo Dio e la
Chiesa perché ci insegnano ad amare amici e nemici.
Visitiamo le tombe degli eroi ai quali dobbiamo il nostro oggi, per saper
“dirigere i nostri passi sulla via della pace” (cf. Lc 1, 79), della
riconciliazione e della fratellanza di tutti gli uomini.
Questo pensiero, questa gratitudine, questa preghiera e questo auspicio desidero
esprimere nel quarantacinquesimo anniversario della vittoria di Montecassino,
nella vigilia del quarantacinquesimo anniversario dell’insurrezione di Varsavia,
e in vista del cinquantesimo anniversario dell’inizio della seconda guerra
mondiale.
Dobbiamo coltivare con cura il frutto prodotto da quel chicco di grano che è
caduto e morto in terra durante quei tempi tragici.
Ne dobbiamo sentire la responsabilità. Il popolo, il quale ha fatto tali
sacrifici, ha il diritto di vivere, di vivere degnamente, ha il diritto ad una
vita indipendente e sovrana.
Passante, di’ alla Polonia . . . dillo alla Polonia e a tutti i Polacchi che vivono
nel mondo.
Affido i morti alla misericordia divina, e ai vivi imparto di cuore la mia
benedizione apostolica.
© Copyright 1989 - Libreria
Editrice Vaticana
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