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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELL
’INDONESIA

IN VISITA
«AD LIMINA APOSTOLORUM»

Sabato, 20 maggio 1989

 

Cari fratelli nel Signore Gesù Cristo.

1. Sono lieto di ricevervi, membri della Conferenza Episcopale dell’Indonesia, per questo incontro collegiale in occasione della vostra visita “ad limina”. Questa assemblea è per noi un momento privilegiato di comunione ecclesiale. Ci offre una specifica opportunità di rinnovare i vincoli fraterni di unità, carità e pace cui partecipiamo in quanto membri del Collegio Apostolico (cf. Lumen Gentium, 22). La vostra presenza qui oggi presso la tomba di Pietro è una manifestazione della cattolicità della Chiesa. La nostra unità cattolica “nella confessione di una sola fede, nella comune celebrazione del culto divino e nella fraterna concordia della famiglia di Dio” (Unitatis Redintegratio, 2) è più profonda dei legami di origine, razza o nazionalità e va al di là di tutto quello che distingue le culture particolari. Nella varietà dei suoi membri in tutto il mondo, la Chiesa cattolica è raccolta in unità dalla comunione che voi, in quanto successori degli apostoli, condividete con il successore di Pietro (cf. Lumen Gentium, 23).

Noi siamo servitori di Cristo e amministratori dei misteri di Dio (cf. 1 Cor 4, 1). Voi ed io in modo diverso condividiamo la comune responsabilità pastorale della santificazione, insegnamento e servizio al Popolo di Dio. Seguendo l’eroica testimonianza degli apostoli, noi siamo chiamati “con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandoci a vicenda con amore, cercando di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace” (Ef 4, 2-3). Pertanto, in questa occasione della vostra visita “ad limina” chiedo al Signore Gesù di assistere ciascuno di voi nel vostro ministero episcopale con la potenza del suo Spirito.

2. Fratelli miei, ciascuno di voi rappresenta una Chiesa particolare in Indonesia, e venendo a “visitare Pietro” (Gal 1, 18), portate con voi le speranze, le ansie, le gioie e le sofferenze di tutti i sacerdoti, i religiosi e i laici cui servite. Venite nello spirito di san Paolo che espose davanti alla Chiesa la sua predicazione e la sua attività (cf. Gal 2, 2). Ogni giorno presentando a Dio le molte necessità della Chiesa in tutto il mondo, io prego per voi e per coloro che sono affidati alle vostre cure. “Ringrazio il mio Dio ogni volta ch’io mi ricordo di voi, pregando sempre con gioia per voi in ogni mia preghiera... a motivo della vostra cooperazione alla diffusione del Vangelo” (Fil 1, 3-5).

La vostre Chiese locali sono espressioni particolari dell’unico redento Popolo di Dio. I vostri laici sono all’interno della società indonesiana per trasformarla con la luce del Vangelo. Incarnare il Vangelo nei costumi e nelle culture del vostro popolo costituisce una delle più grandi sfide per la Chiesa del vostro Paese nel momento attuale. Conformando la vita della vostra gente all’insegnamento di Cristo si compirà una autentica inculturazione del Vangelo, e questo arricchisce tutta la Chiesa. A questo proposito il Concilio Vaticano II insegna: “Il Vangelo rinnova continuamente la vita e la cultura dell’uomo decaduto, combatte e rinnova gli errori e i mali, derivanti dalla sempre minacciosa seduzione del peccato. Continuamente purifica ed eleva la moralità dei popoli... In tal modo la Chiesa, compiendo la sua missione, già con questo stesso fatto stimola e dà il suo contributo alla cultura umana e civile” (Gaudium et Spes, 58).

3. Seguendo le orme del mio predecessore Paolo VI, che si recò in viaggio nel vostro Paese per confermare voi e il vostro popolo nella professione della fede cattolica, aspetto con gioia e trepidazione di compiere una visita pastorale in Indonesia quest’anno. Per me queste visite sono sempre compiute nella tradizione dei viaggi dei primi apostoli. Verrò in Indonesia per proclamare la verità salvifica su Dio e sull’uomo. Nel predicare la buona Novella della salvezza a tutti coloro che partecipano della fede, desidero anche ascoltare e vedere in prima persona tutte le grandi opere compiute dal Signore in mezzo al vostro popolo. Voglio rendere grazie e lode all’onnipotente Dio per le copiose benedizioni che la Chiesa dell’Indonesia ha ricevuto negli ultimi quattro secoli, e desidero incoraggiare il vostro popolo a perseverare nella fede, la speranza e la carità.

Le sette province ecclesiastiche dell’arcipelago, come le sette Chiese di cui si parla nell’Apocalisse, sono state un fertile terreno per la Parola di Dio. La vita della vostra gente ha generato molti frutti in opere di santità, giustizia e pace, come risultato della Parola di Dio impiantata nel loro cuore. L’impegno senza riposo di molti coraggiosi e dediti missionari ha avuto come esito l’attuale vitalità della Chiesa in mezzo a voi. La forza e la dedizione di quegli eroici uomini e donne sono sorgente di grande incoraggiamento per coloro che si assumono la continua sfida dell’evangelizzazione nel vostro Paese.

4. Oggi le vostre Chiese locali sono abbondantemente benedette dal Signore con vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa. Questi giovani indonesiani, uomini e donne, offrono alla gioventù di tutta la Chiesa uno splendido esempio della gioia e della pienezza che si trovano nel rispondere alla chiamata di Cristo a lasciare tutto e seguirlo (cf. Mt 14, 19-22). Considerando lo straordinario aumento delle vocazioni tra di voi, possiamo veramente dire che “la parola di Dio si diffondeva e si moltiplicava grandemente il numero dei discepoli” (At 6, 7). Questa positiva situazione serve a ricordare a tutta la Chiesa l’importanza di presentare chiaramente il bisogno di vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa, di incoraggiare i fedeli a pregare per questa intenzione particolare, e di invitare i giovani, uomini e donne, a raccogliere la sfida di un impegno di tutta la vita al servizio di Cristo e della sua Chiesa.

In questo momento desidero ringraziare i Vescovi per l’attenzione accurata per i seminaristi e i programmi di formazione sacerdotale nei seminari maggiori del vostro Paese. In molte occasioni avete puntualizzato che un pre-requisito essenziale per questo impegno ecclesiale è la presenza di sacerdoti ben qualificati come direttori spirituali e professori nelle discipline teologiche e filosofiche. Occorre impegnarsi in ogni modo per avere la disponibilità di sacerdoti per tale compito importante. La questione della formazione sacerdotale è vitale per la vita della Chiesa e, come sapete, sarà il tema della prossima assemblea ordinaria del Sinodo dei Vescovi, cui potete offrire la testimonianza della vostra attuale gioiosa esperienza.

Noto che proprio come il numero dei candidati al sacerdozio è grandemente aumentato negli ultimi dieci anni, così pure è avvenuto per il numero delle vocazioni alla vita religiosa. Nel vostro rapporto con i religiosi vi incoraggio a continuare a manifestare la grande stima e apprezzamento della Chiesa per la loro vita di consacrazione. Recentemente li avete esortati a riflettere con sempre maggior chiarezza sullo specifico carisma delle loro congregazioni con appropriate forme di apostolato. La vita e l’opera dei religiosi nelle vostre Chiese locali testimonia in modo particolare della presenza del Regno di Cristo in mezzo al vostro popolo.

5. Cari fratelli, la crescita e la vitalità delle vostre diocesi è causa di gioia profonda e gratitudine a Dio. La Chiesa nel vostro Paese è un chiaro segno dell’amore di Dio per il suo Popolo. I fedeli devono essere lodati per la loro attiva partecipazione in molti aspetti della vita della Chiesa, perfino nelle più sperdute località missionarie dove si riuniscono per il culto liturgico, la catechesi, il reciproco sostegno e le attività missionarie.

Nel vostro ministero pastorale per la famiglia, cellula di base della società, prima scuola di santità cristiana, potete contare sulla solidità e forza del tessuto familiare nella cultura indonesiana. Le differenze culturali e l’alto numero di matrimoni misti sono un invito per voi ad assistere i fedeli nel loro impegno per vivere il sacramento del Matrimonio cristiano in unità e santità. La mirabile dedizione delle vostre Chiese locali nell’educazione e lo sviluppo sociale del popolo indonesiano è grandemente apprezzato dai vostri compatrioti. Il fatto che più di un milione di studenti venga educato nelle istituzioni cattoliche testimonia con eloquenza della sollecitudine della Chiesa indonesiana per la promozione del benessere, l’armonia e il progresso della società. L’importanza di questo servizio per lo sviluppo di un popolo è incalcolabile ed è davvero meritevole della cura e dedizione che la Chiesa gli ha sempre dedicato. A questo proposito, il governo dell’Indonesia ha riconosciuto l’importante contributo della Chiesa nell’edificazione di una società più giusta ed equa. È auspicabile che le leggi che governano la vita civile del vostro Paese continueranno a difendere il valore dell’educazione delle coscienze nella libertà. Questo punto fa onore al vostro popolo e manifesta la saggezza che sta al cuore della vostra civiltà.

6. Ho già ricordato l’eroismo dei missionari che per primi hanno predicato il Vangelo nelle vostre isole. Seguendo il loro esempio, le vostre Chiese locali sono chiamate a portare avanti il compito da loro ereditato. Alcune delle vostre diocesi sperimentano purtroppo la mancanza di sacerdoti, mentre altre ne sono meglio fornite. Desidero incoraggiarvi pertanto a continuare nel vostro piano per una più regolare distribuzione dei sacerdoti a livello nazionale. Un segno chiaro dell’inculturazione del Vangelo nella società indonesiana sarà la sostituzione di molti missionari stranieri che ancora lavorano nelle aree più povere e remote con il vostro clero locale. Abbiamo motivo di sperare che le autorità statali, che dimostrano grande sollecitudine per il benessere della popolazione, consentiranno al personale ecclesiastico, anche non nativo, di rimanere al suo posto, al servizio della comunità nei suoi bisogni spirituali e temporali.

7. Cari fratelli Vescovi, è vostra specifica responsabilità pastorale adottare i mezzi più adeguati per l’annuncio del messaggio di salvezza. La Chiesa mostra profondo rispetto per le altre religioni, che sono espressioni viventi dell’anima dei popoli. Quando i cristiani e i seguaci di altre tradizioni religiose sono uniti nella fede nel Creatore, ecco che esiste una base profonda per una mutua comprensione e rapporti pacifici. Vi incoraggio a continuare e intensificare la collaborazione con i fratelli musulmani per affrontare le sfide della crescente secolarizzazione.

Mentre il vostro popolo continua “a crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo” (Ef 4, 15), è importante che voi, loro Pastori e maestri, li esortiate a annunciare con coraggio e franchezza il “kerigma” fondamentale, la buona Novella che Cristo è “l’Alfa e l’Omega” (Ap 2, 8). Una cultura pluralistica come la vostra in qualche modo ricorda l’ambiente in cui i primi cristiani diedero testimonianza della loro fede in Cristo. Voi e i vostri collaboratori siate ricolmi di forza e coraggio nel testimoniare il Vangelo e non cedete alla paura e all’esitazione. Il ruolo della comunità ecclesiale nella società indonesiana è molto simile a quello del lievito nella farina (cf. Mt 13, 33), che pervade tutta la società, dandole una nuova qualità e stile di vita.

8. Nel fare ritorno alle vostre fatiche pastorali, fratelli miei, vi chiedo di portare il mio saluto ai vostri sacerdoti e alla vostra gente. Assicurateli del mio desiderio di incontrarli quest’anno.

Prego che voi siate sempre fedeli al compito ricevuto dal Signore, di guidare il Popolo di Dio per la strada della salvezza. Vi sostengano nella fede e nella fedeltà le preghiere di san Francesco Saverio, che evangelizzò di persona alcune delle vostre isole, e di santa Teresa del Bambin Gesù, cui è devoto il popolo dell’Indonesia. Interceda per voi Maria, che è “segno di sicura speranza e di consolazione innanzi al peregrinante popolo di Dio” (Lumen Gentium, 68) e la pace di Cristo sia sempre con voi. Con la mia apostolica benedizione.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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