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VISITA PASTORALE ALLA DIOCESI DI GROSSETO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AGLI APPARTENENTI ALLA COMUNITÀ DI «NOMADELFIA»

Grosseto - Domenica, 21 maggio 1989

 

Carissimi fratelli e sorelle di Nomadelfia!

1. Nella mia visita pastorale alla diocesi di Grosseto non poteva mancare un incontro con la vostra comunità. Il ricordo di don Zeno Saltini, la storia dell’istituzione, il bene che essa ha compiuto dal 1931 ad oggi, la testimonianza notevole che ha lasciato nel campo della carità, l’affetto che voi portate alla Chiesa, mi hanno spinto a venire tra di voi.

Saluto tutti: il vostro presidente, il parroco, i numerosi amici che sono ritornati per la circostanza; e vi ringrazio per questa calorosa accoglienza.

2. Sono venuto per vedere dove e come la comunità vive ed opera, desiderando anche restituirvi la visita che mi faceste anni or sono a Castel Gandolfo, nel corso della quale mi offriste una gradita serata di canti e danze. Vi accompagnava lo stesso don Zeno. È giusto ora ricordarlo, perché è a lui che fate riferimento nelle vostre iniziative, ben sapendo che la “Legge della fraternità” nella quale vuol vivere “Nomadelfia”, è stata la sua passione, l’ardente brama di tutta la sua vita.

Siete ora una comunità parrocchiale, inserita nella realtà pastorale della diocesi; ma siete, in una maniera più specifica, una parrocchia che si ispira al modello descritto dagli Atti degli Apostoli: “La comunità di credenti viveva unanime e concorde, e quelli che possedevano qualcosa non la consideravano come propria, ma tutto quello che avevano lo mettevano insieme” (At 4, 32). Di questo stile di vita delle primissime comunità cristiane, voi volete essere interpreti e continuatori nei nostri giorni. Infatti con il colore ed il folklore delle vostre manifestazioni voi lo diffondete nelle città d’Italia e del mondo, promuovendo singolari “itinerari apostolici”, che destano, forse, all’inizio una certa sorpresa, ma che poi lasciano un seme destinato a portare frutto.

3. Proprio perché questo frutto rimanga, voi ora state lavorando attorno alle nuove costituzioni, quali cittadini di una società che prepara il codice delle sue leggi, ispirandosi agli ideali predicati da Cristo. In questo delicato lavoro, per garantire nel tempo la continuità dell’opera, siete aiutati da persone qualificate, dai numerosi “figli di Nomadelfia”, dalla Chiesa, che segue con affetto il cammino dell’opera di don Zeno.

Vi chiedo di amare la Chiesa, poiché anch’essa vi ama ed apprezza la vostra esperienza, il modello dell’amore che volete incarnare, nei molteplici contesti della carità evangelica.

Vi chiedo di saper vivere in sintonia con la Chiesa, specialmente con quella diocesana, non solo perché vivete nel medesimo territorio, ma perché la vostra testimonianza si attua prima di tutto qui. Voi sapete bene, perché don Zeno ve l’ha insegnato con la sua vita, che ad un mondo talora ostile e lontano dalla fede occorre rispondere con la testimonianza della propria vita, con opere e segni visibili di amore fraterno. Nomadelfia può fare questo e lo sa fare, poiché essa è un popolo che si ispira, come dice il suo nome, alla legge della fraternità.

Con questi sentimenti imparto a tutti voi, alle vostre famiglie, alle persone care la mia benedizione apostolica, pegno della continua assistenza dello Spirito Santo.

Al termine del discorso il Papa saluta la comunità di Nomadelfia.

Vi ringrazio dl cuore per questo incontro pieno di contenuti, di emozioni, di contenuti evangelici e di contenuti umani, perché umano è essere fratelli, ma è anche cristiano, possiamo dire divino, perché questa categoria dei figli di un Padre celeste, quindi fratelli, è stata portata qui sulla terra da Gesù Cristo, Figlio di Dio. Il vostro fondatore era appassionato di questa ispirazione evangelica. Vi ringrazio per la semplicità con cui mi hanno circondato tutti i bambini.

Vi ringrazio per questa espressione artistica delle due danze. Io so che potrebbero essere tante danze. Ma le due che avete eseguito, la tarantella napoletana e quella russa o ucraina, erano danze abbastanza impegnative. Bisogna essere giovani per impegnarsi, per rischiare in tali danze, io non potrei più.

Con questo ringraziamento vi lascio perché il Vescovo di Grosseto ci guarda con gli occhi un po’ preoccupati. Non dobbiamo ritornare in ritardo per la celebrazione eucaristica conclusiva per i fedeli della diocesi di Grosseto. Grazie per tutto. Sia lodato Gesù Cristo. Evviva Nomadelfia.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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