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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AD UN SIMPOSIO SULLA SINDROME DI DOWN

Martedì, 23 maggio 1989

 

Signore e signori, cari amici.

1. Saluto ciascuno di voi, organizzatori e partecipanti a questo simposio internazionale sulla sindrome di Down.

In questa occasione, sono lieto di ricevere gli illustri scienziati che hanno presentato i risultati della loro ricerca a questo meeting. Il vostro lavoro tende a una più profonda comprensione della patogenesi della sindrome di Down, e allo sviluppo di un efficace trattamento di quanti ne sono colpiti. In un momento in cui si tende alla riduzione dei fondi per questo genere di ricerca, il vostro impegno continuato nel lavoro rivela una generosità e un impegno per il quale siamo tutti molto riconoscenti.

Desidero anche salutare gli operatori sanitari. Come persone dedite alla cura di quanti sono colpiti dalla sindrome di Down, voi offrite la vostra esperienza, insieme con la vostra ricerca a livello clinico, psicologico e sociale, al fine di migliorare le loro condizioni di vita. Con il vostro lavoro, voi consentite a questi pazienti di sviluppare i loro talenti ed abilità innate in un modo che permette loro, in grado diverso, di superare i limiti della malattia. Il mio saluto va anche alle famiglie, che danno a questi bambini tanto amore e sacrificio. Voi, più di tutti, sapete che, nonostante i loro handicaps, questi bambini sono degni di cura amorosa, e pronti a ricambiare con tanta affezione.

2. L’attenzione verso i sofferenti e i meno favoriti è al cuore stesso del Vangelo di Gesù Cristo. L’immagine del buon samaritano, così pienamente incarnata da Gesù Cristo, appare nuovamente - anche quando non ce ne accorgiamo - nello scienziato all’opera nel suo laboratorio, che lavora nella speranza di prevenire o curare la malattia mediante la scoperta delle sue cause. La figura del buon samaritano appare anche negli operatori sanitari ed assistenti sociali, che si prendono cura dei malati e li aiutano a vivere una vita pienamente umana. E appare in tutta la sua grandezza in quei genitori, che nonostante i loro limiti personali e un frequente senso di frustrazione per il fatto di non ricevere il sostegno desiderato, tuttavia si sforzano di assicurare un’educazione amorosa. Ciascuno di voi, a modo suo, è una memoria di quella mirabile immagine del Vangelo. Esprimo a voi la stessa gratitudine provata da Gesù stesso, quando disse: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (cf. Mt 25, 40).

3. La vostra presenza qui mi dà l’opportunità di ricordare un importante sviluppo nella società contemporanea. Sempre di più, la parola “diverso” viene usata per descrivere le persone le cui caratteristiche psicologiche o comportamentali appaiono in qualche modo differenti da quanto è considerato “normale”. Qualsiasi significato possiamo voler dare al termine, una cosa è certa: la persona che è “diversa” è sempre una persona umana, possiede la stessa inalienabile dignità e merita esattamente lo stesso rispetto di qualsiasi altra persona.

Questa verità ci fa comprendere quanto sia necessario riaffermare la natura universale dei valori trascendenti connessi con la vita umana. È necessario insistere perché questi valori siano riconosciuti in ciascuna persona e vengano difesi con autentica passione. La società deve fare ogni sforzo possibile per assicurare un numero sufficiente di personale sanitario e perché adeguate facilitazioni siano messe a disposizione per la cura dei malati. Quando sia necessario, le strutture esistenti devono essere adattate alle nuove necessità, così da provvedere un ambiente favorevole ad una vita più umana. Abilità scientifica ed esperienza professionale sono necessarie e davvero indispensabili nel delicato lavoro da voi intrapreso. Ma c’è da sperare che queste qualifiche siano sempre accompagnate da uno spirito di sincera dedizione e da una attenzione al paziente come persona, non come uno che ha bisogno di un trattamento terapeutico, ma come uno che ha bisogno di conforto e sostegno morale.

La Chiesa invita ad un profondo impegno per la promozione dei valori cristiani all’interno delle nostre istituzioni sociali e sanitarie. In particolare, il crescente ricorso all’aborto selettivo come mezzo per prevenire la nascita di bambini handicappati deve essere respinto con fermezza dalla Chiesa. Nella nostra ricerca di un autentico progresso sociale, non possiamo mai ignorare la legge di Dio. La giusta risposta ai problemi della nostra società deve sempre essere caratterizzata dalla giustizia, il rispetto della dignità umana e la difesa delle vite innocenti degli indifesi e i non ancora nati. Il Vangelo afferma che ogni individuo è una creatura creata da Dio a sua propria immagine, e la Rivelazione come anche la ragione affermano l’esistenza di un ordine morale che trascende l’uomo stesso. Queste verità e questi valori richiedono da voi un impegno generoso di studio, uno studio illuminato sia da una rigorosa investigazione scientifica sia da principi etici e morali oggettivi.

4. La protezione e la difesa della persona umana - ciascuna persona e tutta la persona, specialmente quelli che sono indifesi e senza speranza: questo è un compito che la Chiesa cattolica, nel nome di Cristo, non può e non potrà abbandonare. Siamo tutti rincuorati quando vediamo la scienza, la medicina, la società e la famiglia che collaborano nell’impegno per affrontare in modo autenticamente umano, i problemi specifici delle persone che sono “diverse” - nel vostro caso, le persone con la sindrome di Down.

Mentre riconosco il progresso compiuto negli ultimi trent’anni, da quando si scoperse per la prima volta il collegamento tra una ben definita anomalia cromosomica e la sindrome di Down, esprimo la speranza che la scienza e la medicina siano presto in grado di superare le difficoltà nello sviluppo sperimentate dagli individui in questa condizione. Tutti voi, comprese le famiglie, avete il mio apprezzamento e sostegno. Dio benedica voi e il vostro lavoro. La sua protezione sia con quelli che curate e di cui vi prendete cura.

5. Desidero rivolgere, ancora, un saluto in lingua italiana esprimendo compiacimento per tutti coloro che si dedicano ai problemi riguardanti la sindrome di Down e la malattia di Alzheimer, ed in particolare per i componenti dell’istituto di genetica umana della facoltà di medicina e chirurgia “Agostino Gemelli” dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che hanno organizzato questo simposio.

Alle famiglie qui presenti e a tutte le famiglie dico che la loro sofferente attesa di un futuro migliore per i loro figli Down è anche la nostra attesa, l’attesa della Chiesa di Cristo; ma voglio assicurarle che la loro coraggiosa fiducia, che le vede già fortemente impegnate per promuovere un più attento e giusto riconoscimento della persona Down da parte della società, ha il mio sentito apprezzamento e tutta la mia adesione.

Con questi voti imparto a tutti la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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