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DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II AI MEMBRI DELL’ORGANIZZAZIONE NAZIONALE DEI CIECHI SPAGNOLI
Venerdì, 26 maggio 1989
È per me
motivo di particolare gioia avere questo incontro con voi, dirigenti e
rappresentanti della organizzazione nazionale dei ciechi spagnoli, che avete
voluto dare testimonianza della vostra adesione al successore di Pietro con la
visita a Roma. Vi porgo il mio più cordiale saluto di benvenuto.
Anche voi
come figli della Chiesa, vi siete messi in cammino, dalle diverse regioni
spagnole, per arrivare a questa Sede Apostolica, centro della cattolicità,
rappresentando anche i non vedenti di tutta la Spagna, che nella vostra
organizzazione nazionale trovano l’appoggio per poter affrontare con serenità le
non lievi difficoltà che conseguono dal non poter contare sul senso della vista.
Desidero
dirvi in questa occasione che mi sento molto vicino a voi e che chiedo al
Signore che vi dia la forza mentre vi ricordo le parole del Concilio Vaticano II:
“Abbiamo qualche cosa di più profondo, di più prezioso da darvi: la sola verità
capace di rispondere al mistero della sofferenza e di apportarvi un sollievo
senza illusione: la fede e l’unione all’uomo dei dolori, al Cristo, Figlio di
Dio, messo in croce per i nostri peccati e per la nostra salvezza” (Patrum
Conciliarium, Nuntii quibusdam hominum ordinibus dati, VI, 4).
Di fronte
al dolore crescono la solidarietà e l’amore. So che la vostra organizzazione -
che conta sull’appoggio di tanti cittadini - porta avanti una encomiabile opera
a favore dei non vedenti e delle loro famiglie. Incoraggio tutti a dare una
decisa testimonianza di solidarietà cristiana, che sappia manifestarsi anche nel
saper condividere con i fratelli più poveri e bisognosi.
A tutti
voi qui presenti e a tutti i non vedenti di Spagna e alle loro famiglie, imparto
con affetto la benedizione apostolica.
© Copyright 1989 - Libreria
Editrice Vaticana
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