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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI RAPPRESENTANTI
DELLA FONDAZIONE INTERNAZIONALE «NOVA SPES»

Venerdì, 26 maggio 1989

 

Signor Cardinale, illustri signori e signore.

1. Sono molto lieto di incontrarmi nuovamente con voi, rappresentanti della cultura e della scienza, appartenenti all’istituzione “Nova Spes”, che avete desiderato questa udienza durante il vostro “Colloquio” sul tema: Lo sviluppo globale della persona e della società come realizzazione dei valori umani.

Saluto cordialmente il Cardinale Franz König, Arcivescovo emerito di Vienna e presidente fondatore di “Nova Spes”, alla cui direzione spende i tesori della sua esperienza e della sua cultura. E saluto tutti voi, ringraziandovi per il vostro gesto di ossequio.

Ancora una volta vi manifesto la mia stima e il mio compiacimento, come già ho fatto nei passati colloqui, per l’attività e gli interessi culturali che, fin dalla fondazione nel 1977, voi andate svolgendo a servizio della società.

Le linee fondamentali dell’umanesimo di “Nova Spes”, e cioè il “primato” dell’“essere” e la dimensione qualitativa del progresso umano nella stretta alleanza tra religione, scienza, comunicazione ed economia, risultano evidenti e concrete anche nell’attuale vostro colloquio.

2. Ad un semplice enunciato del tema prescelto, viene spontaneo domandarsi: “Quali sono i valori umani veri e autentici, alla luce del messaggio cristiano, e come deve effettuarsi lo sviluppo globale della persona e della società affinché essi siano realizzati?”.

Al semplice livello della natura e della storia questi valori sono la razionalità, la libertà, la corporeità, la socialità: essi stanno alla base dell’immane progresso civile e sociale dell’umanità fino alle conquiste odierne della scienza, della tecnica, come della democrazia e dell’interdipendenza internazionale e politica.

Ma occorre fare un passo in avanti: alla luce del cristianesimo i valori umani assumono un’importanza ed una prospettiva superiore e determinante, perché, nella concezione cristiana, la persona umana è creata da Dio, è redenta da Cristo, è responsabile dei propri atti, è destinata alla vita eterna, poiché l’anima è immortale e il corpo risorgerà.

Sono questi i valori umani e cristiani che devono essere realizzati affinché si possa avere veramente uno sviluppo globale, e quindi completo e soddisfacente, della persona e della società. In realtà, lo sviluppo della persona e della società alla luce del messaggio cristiano si realizza concretamente nel senso dell’adorazione, davanti a Dio e alla sua Parola, nella partecipazione alla vita trinitaria di Dio mediante la “grazia” ricevuta con il Battesimo e nutrita dai sacramenti, nell’impegno fattivo di carità e di fraternità, nella prospettiva dell’eternità felice con Dio, che è comunione di amore.

Certamente, come scriveva san Paolo ai Corinzi “parliamo di una sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria” (1 Cor 2, 7). È la Sapienza che si è incarnata in Cristo; la Sapienza che si manifesta nella Croce. La Sapienza proclamata dalla Chiesa, a tutela dell’uomo nella sua piena dimensione spirituale di persona creata a immagine di Dio.

3. Evidentemente la Chiesa, per il mandato divino che è convinta di possedere e per i mezzi di salvezza e di santificazione, che sono la sua ricchezza e il suo dono, si impegna affinché i valori umani e cristiani siano realizzati nel modo più autentico e nell’ambito più vasto, sicura che solo mediante il messaggio di Cristo, che è via, verità e vita, la tecnologia è usata nel pieno rispetto della persona e della società e l’etica non è parziale e incerta, ma globale e costruttiva. Senza la luce soprannaturale, che proviene da Cristo, rimane sempre un doloroso e drammatico conflitto tra “etica laica” ed “etica cristiana-cattolica”.

L’impegno principale di “Nova Spes” sia proprio quello di illuminare le intelligenze alla luce del messaggio cristiano, per l’autentico sviluppo di ogni persona umana e dell’intera società, infondendo e inculcando il senso della responsabilità davanti a Dio e davanti alla storia.

Fate vostra la preghiera con cui sant’Agostino termina il trattato De Trinitate: “Signore, mia unica speranza, esaudiscimi, affinché, stanco, io non mi rifiuti di cercarti, ma sempre cerchi ardentemente il tuo Volto!... Davanti a Te è la mia salvezza e la mia debolezza: conserva la prima, guarisci la seconda! Davanti a Te è la mia scienza e la mia ignoranza: se hai aperto la porta, accoglimi quando entro; se l’hai chiusa, aprimi quando busso! Possa io ricordarmi di Te, comprenderti, amarti” (De Trinitate, III, 28, 51).

E vi accompagni anche la mia benedizione, che ora di cuore vi imparto.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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