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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI PARTECIPANTI
AL CONVEGNO «CARDIOLOGIA EUROPEA ED AMERICANA A ROMA»

Martedì, 30 maggio 1989

 

Signore e signori.

1. Sono lieto di questa opportunità di incontrarvi alla vigilia del convegno “Cardiologia europea ed americana a Roma”, organizzato dall’American College di Cardiologia e dalla Società Europea di Cardiologia, dalla Società Italiana di Cardiologia e dall’Associazione Nazionale dei Medici Cardiologi Ospedalieri. Avete scelto come luogo del vostro simposio l’istituto di cardiologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Così facendo fate onore a un’istituzione che porta avanti le sue ricerche sulle questioni mediche di attualità alla luce dei principi umani e cristiani che presiedono alla preservazione della vita umana e della sua qualità.

La presenza di tanti esperti in cardiologia infonde grande speranza per il progresso della ricerca e della riflessione scientifica nell’importante settore della prevenzione, diagnosi e terapia delle malattie cardiache. Dimostra anche la vostra consapevolezza della necessità di un’effettiva collaborazione nel coordinare le ricerche scientifiche e tecnologiche a beneficio di coloro che ne hanno bisogno.

2. In tutti i secoli, il cuore dell’uomo è stato considerato più che un semplice organo fisico come gli altri. Nelle Scritture, la parola “cuore” indica la sorgente stessa della vita, non soltanto fisica (cf. Gen 18, 5), ma anche come vita dell’anima che si apre a Dio (1 Sam 16, 7; 1 Pt 3, 4). È il cuore che caratterizza l’individuo nel suo rapporto con Dio e con gli altri (Mt 5, 8; 15, 19). Nel linguaggio biblico, il cuore è l’abisso profondo (Sal 64, 6) che nasconde l’insondabile mistero degli umani desideri, motivazioni e aneliti. Quando Dio desidera assicurare il suo popolo che lo porterà a sé e garantirgli ogni benedizione e pienezza, egli promette un cuore nuovo. Come dice il Signore attraverso il profeta Ezechiele: “Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne” (Ez 36, 26).

Le Scritture testimoniano della percezione universale che la conoscenza del cuore umano rivela il mistero dell’uomo e del suo posto nel mondo. In modo impressionante, i recenti progressi della cardiologia hanno evidenziato la verità di questa antica convinzione. Le ultime scoperte nel campo della prevenzione, diagnosi, terapia e trapianto tecnico, visti da una più alta prospettiva, hanno tutti servito la causa della vita umana e della sua altissima dignità. Questa, naturalmente, è sempre stata la più alta aspirazione della medicina; servire la vita, in tutta la sua nobiltà, come un dono da accettare e vivere in pienezza in ogni istante. Se non si muovono in questa prospettiva, i metodi chirurgici più sofisticati non sarebbero più autenticamente medici, ma si ridurrebbero a semplici tecniche e niente di più.

3. Gli argomenti che il vostro simposio dibatterà rivelano fino a che punto la medicina è, e deve sempre essere, una scienza e un’arte. Il suo aspetto scientifico si dimostra nella tecnologia diagnostica e terapeutica al cui sviluppo molti di voi hanno dato un contributo decisivo. Ma non meno importante è un altro aspetto tra quelli che discuterete: la medicina è un’arte, e la vostra competenza medica deve avere come ispirazione una più alta consapevolezza che tutto quello che fate mira al miglioramento della vita dei vostri simili, uomini e donne, e cerca di servire al loro bene.

Questa vocazione al servizio è ciò che nobilita la vostra ricerca scientifica e la guida al suo scopo ultimo: la guarigione dei vostri fratelli e sorelle che soffrono. Come medici del cuore, avete spesso sperimentato il delicato equilibrio tra la paura e la speranza, il dolore fisico e la tranquillità spirituale provati da tanti vostri pazienti. Voi conoscete la verità dell’osservazione da me fatta nella mia lettera apostolica sul significato della sofferenza umana: “Le istituzioni sono molto importanti ed indispensabili; tuttavia, nessuna istituzione può da sola sostituire il cuore umano, la compassione umana, l’amore umano, l’iniziativa umana, quando si tratti di farsi incontro alla sofferenza dell’altro. Questo si riferisce alle sofferenze fisiche, ma vale ancora di più se si tratta delle molteplici sofferenze morali, e quando, prima di tutto, a soffrire è l’anima” (Salvifici Doloris, 29).

Signore e signori: le dotte società cui appartenete furono fondate con scopi eminentemente umanitari. Esse servono meglio il loro intendimento quando svolgono un impegno di servizio e di amore, competenza specializzata a sensibilità umana, e guidano ad una più profonda consapevolezza del mistero dell’uomo - l’uomo che è un essere finito e insieme una creatura di Dio, soggetto alla fragilità eppure destinato all’immortalità, fisicamente debole eppure sostenuto dalla speranza in una vita al di là della morte. Il desiderio di servire il bene ultimo degli altri possa ispirare tutti i momenti del vostro simposio, e su voi tutti invoco la benedizione di Dio, nostro Padre celeste.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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