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DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II AI MEMBRI DELLA CONFEDERAZIONE DELLE COOPERATIVE ITALIANE E DELLA
FEDERAZIONE DELLE CASSE RURALI ED ARTIGIANE ITALIANE
Sabato, 11 novembre 1989
Carissimi.
1. Mi congratulo vivamente con voi, cooperatori cattolici e soci delle casse
rurali e artigiane, venuti in così gran numero e con tanto entusiasmo per
ricordare il settantesimo anniversario della costituzione della confcooperative,
e del settantacinquesimo di fondazione della federazione delle casse rurali ed
artigiane.
Ringrazio i presenti per i cordiali indirizzi rivoltimi ed esprimo a tutti il
mio saluto e l’augurio che questa fausta ricorrenza serva di stimolo per la
vostra presente attività e per quella che intendete svolgere nel prossimo
futuro.
Il tema da voi scelto, per questa circostanza, “un passato, un presente, un
futuro di solidarietà, democrazia, imprenditorialità”, richiama con forza i
principi della cooperazione: la solidarietà e la partecipazione.
Mi è caro soffermarmi su questi due importanti temi, che sono fondamentali
nell’insegnamento sociale della Chiesa.
La confcooperative, nell’articolo primo del proprio statuto, si richiama
appunto al Magistero e alla dottrina sociale della Chiesa e pone a fondamento
della vita associativa i valori di solidarietà economica e sociale, di libertà e
di partecipazione.
La cooperazione, ispirandosi ai principi della dottrina sociale, ricerca
prima di tutto la valorizzazione della persona umana; realizza in concreto
l’ideale della fraternità e si pone, con finalità proprie, quale strumento di
trasformazione delle strutture sociali. Questa cooperazione si costituisce ed
opera al di sopra delle lotte di classe, di cui respinge gli obiettivi ed i
metodi.
E pur vero che la crescita dell’esperienza cooperativistica dipende dalla
soluzione dei problemi economici e dalle situazioni, che di volta in volta si
presentano in vari campi e con varie esigenze; ma è altrettanto importante che,
insieme a questi problemi, si guardi anche alla crescita umana e sociale,
culturale e morale degli aderenti. In una società che talora disprezza gli
urgenti problemi dell’uomo, quasi incapace di chinarsi verso le sue esigenze, la
cooperazione, come ebbi già occasione di affermare a Faenza il 10 maggio 1986,
“si caratterizza sul piano economico per lo sviluppo di una economia locale che
cerca di meglio rispondere alle necessità della comunità”, e, “sul piano morale
si distingue per l’accentuazione del senso di solidarietà, pur nel rispetto
della necessaria autonomia del singolo che deve crescere verso una piena
maturità”. (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, IX, 1 [1986] 1342).
È questo un aspetto fondamentale della cooperazione: l’accento posto sul
ruolo di ciascun membro nelle proprie comunità, attraverso un impegno di
carattere etico, che non esclude la difesa degli interessi legittimi delle
persone.
2. L’esperienza delle cooperative è oggi ancora di grande attualità, quale
veicolo di un nuovo modo di concepire l’economia sociale, alla luce del
Magistero della Chiesa, così ricco di principi che possono illuminare anche e
soprattutto le mutate circostanze dei nostri giorni.
Occorre però riflettere sul pericolo che il successo della cooperazione possa
essere misurato solo dai risultati di crescita economica: tale prospettiva così
riduttiva, non potrebbe certamente armonizzarsi con la visione cristiana della
persona umana. Attraverso gli sforzi cooperativistici occorre anzitutto che
venga riconosciuta ed avvalorata la persona, in ogni sua dimensione: essa,
infatti, è la vera misura di ogni comunità, che intenda favorire un cammino di
crescita e di progresso.
In questo modo la cooperazione diventa attenzione ai problemi; servizio alle
categorie degli ultimi, di chi non ha lavoro e quindi possibilità di
sostentamento; è un modo per inserire nel lavoro i giovani, spesso delusi dalla
mancanza di spazi per una loro presenza; senza dimenticare le emarginazioni che
ci fanno vedere tanti nostri fratelli in una situazione di disagio e di
sfruttamento.
La solidarietà di un gruppo sociale che ha dato vita alla società
cooperativa, non si esaurisce così all’interno di essa, ma si espande
nell’assumere una responsabilità verso altre persone, altri gruppi sociali,
altre aree del territorio del proprio Paese e anche altri popoli, che si trovano
in condizioni di svantaggio, per proporre un aiuto fraterno, che solleciti a sua
volta chi lo riceve a sviluppare un atteggiamento di responsabilità, di
iniziativa e di solidarietà.
3. A questo riguardo, penso sia bene servirsi dell’esperienza delle
cooperative per la solidarietà verso altri paesi in via di sviluppo. Il richiamo
del vostro presidente a queste iniziative non può lasciarci indifferenti. Può
senz’altro essere un modo di servizio, di stimolo, di solidarietà reale.
Riuscire in questo modo ad accorciare le enormi distanze fra Paesi che vivono in
agiatezza ed altri che non hanno di che sostenersi.
La vostra esperienza di questi anni deve darvi questi impulsi! Non abbiate
perciò paura di mettervi al servizio dei fratelli e diventare in questo modo
strumenti di crescita.
La cooperazione, tuttavia, oltre che per queste finalità di sviluppo
economico e sociale, si presta bene a realizzare altre iniziative di carattere
educativo e culturale, ad esempio nella scuola e nella informazione. Queste
riflessioni si applicano anche alle cooperative di credito e alle vostre casse
rurali ed artigiane, la cui origine, spesso con l’attiva promozione di
sacerdoti, è pure fortemente improntata alla solidarietà tra i soci e verso le
comunità locali. In un’epoca nella quale la funzione del credito e degli
strumenti finanziari assume un’importanza crescente è bene che queste funzioni
siano costantemente poste a servizio del lavoro e della iniziativa umana, e
contribuiscano attivamente a sviluppare una solidarietà più ampia sia tra le
diverse componenti del movimento cooperativo, sia verso le situazioni di
bisogno, che ho richiamato. Per conseguire questo fine occorre che le casse
rurali ed artigiane, come anche le cooperative operanti negli altri settori,
conservino e perfezionino i valori umani e cristiani connessi con la scelta
cooperativa.
4. Cari fratelli e sorelle, l’enunciazione di principi deve riuscire a
calarsi nella realtà per diventare luce, forza al cammino del mondo: il domani
della società, e il futuro di solidarietà morale, sociale, economica, stanno
quindi nelle vostre mani.
Maria santissima, madre di Cristo, che ha cooperato con la sua disponibilità
al disegno di Dio Padre per la salvezza dell’uomo, vi conforti con la sua
materna protezione.
Con questi sentimenti vi imparto la mia speciale benedizione.
© Copyright 1989 - Libreria
Editrice Vaticana
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