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ALLOCUZIONE DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI ALLA XXV CONFERENZA DELLA FAO

Giovedì, 16 novembre 1989

 

Signor Presidente,
Signor Direttore Generale,
Eccellenze, Signore e Signori,

I

1. Poiché l'Assemblea Generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite continua a rappresentare sempre di più un importante punto di incontro per le esperienze politiche di tutti i Paesi, la Santa Sede ha seguito con attenzione le decisioni delle più importanti agenzie intergovernative specializzate dell'Onu. E stata particolarmente compiaciuta di notare il lavoro svolto dalla Conferenza Generale della «Food and Agriculture Organization» (Fao) nel campo specifico della propria competenza. La Fao ha cercato di svolgere un ruolo indispensabile, insieme ad altre organizzazioni che si occupano di problemi legati all'agricoltura e all'approvvigionamento di cibo, nel tutelare il diritto umano fondamentale di un'adeguata nutrizione. Tale obiettivo esige uno sforzo efficace ed incessante per garantire a popoli e a singole persone l'accesso a scorte di cibo sufficienti quale parte del più grande processo di sviluppo mondiale.

2. La complessità di promuovere una campagna efficace ed adeguata per combattere la fame e la denutrizione sta diventando sempre più evidente. Oggi, a quindici anni di distanza dalla Conferenza Mondiale sulla Nutrizione (World Food Conference) del 1974, siamo consapevoli della necessità di un'attenta ed obiettiva valutazione dei molti fattori legati ai problemi di sviluppo economico mondiale e di progresso sociale. Ciò è particolarmente evidente alla luce dei rapidi aumenti di popolazione, soprattutto in alcuni continenti, e di un'economia mondiale che presenta fasi di recessione e difficoltà nel realizzare le politiche economiche interne, perfino nei Paesi altamente industrializzati.

Per questa ragione è meglio evitare descrizioni puramente globali e negative della situazione esistente. Invece, le osservazioni e le valutazioni attuali, per quanto insoddisfacenti siano state finora, devono rappresentare uno stimolo a una nuova riflessione sulla possibilità, anzi, il dovere, di un'azione concertata da parte degli Stati e delle organizzazioni intergovernative. Questo tipo di attività deve necessariamente essere graduale e occorrerà conformarla alle diverse condizioni dei singoli Paesi e a tutta la situazione mondiale in generale. In effetti occorre una detcrminazione reale non soltanto a definire l'obiettivo della giustizia, ma anche a perseguirlo attraverso un'attività fondata sulla solidarietà morale.

3. Se vi sono luoghi in cui è all'opera, allora questa solidarietà morale deve essere una caratteristica dei diversi Stati-membri della Fao. Una lotta efficace contro la fame e la denutrizione dipenderà da una linea di azione unitaria intrapresa innanzi tutto da quelle organizzazioni ed agenzie direttamente coinvolte nei problemi riguardanti il cibo e l'agricoltura. Oltre la Fao, queste comprendono l'Ifad, il «World Food Programme» (Programma Nutrizionale Mondiale) e il «World Food Council» (Consiglio Nutrizionale Mondiale).

4. La lotta contro la fame ha ramificazioni anche nel campo degli investimenti. Anche qui le organizzazioni internazionali monetarie o finanziarie, nel coordinare i prestiti e i pagamenti a livello mondiale, regionale, locale e di gruppo, sono chiamate a dimostrare una collaborazione basata sulla solidarietà. Infatti è possibile che il problema dell'indebitamento estero, soprattutto quello dei Paesi in via di sviluppo, possa iniziare ad essere affrontato attraverso un appropriato ricorso a tali organizzazioni multilaterali.

Oltre ai loro contributi operativi, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, con le loro organizzazioni affiliate, hanno dato anche importanti suggerimenti volti a individuare criteri per riequilibrare l'economia dei Paesi indebitati, e ad indicare misure idonee volte a rinnovare la politica economica interna allo scopo di promuoverne il reale ed organico sviluppo. Questi suggerimenti devono essere tenuti in seria considerazione. Infine è importante accertarsi che tutti gli aiuti ad altri Paesi, e non soltanto quelli finanziari, siano il frutto di una solidarietà da parte delle nazioni ricche verso quelle più povere - una solidarietà che adotti misure veramente disinteressate, che si oppongono a quelle che costituirebbero soltanto nuove forme di dominio.

5. La lotta contro la fame implica, in un modo che sta diventando sempre più evidente, l'esigenza che le nazioni di tutto il mondo si conformino a norme generalmente riconosciute e praticabili nel settore degli affari. Ciò è particolarmente importante per i Paesi meno sviluppati, allo scopo di salvaguardare la loro capacità di esportare i propri prodotti, soprattutto quelli agricoli. Ciò che occorre evitare sono tutte quelle forme ricorrenti di protezionismo che finiscono per creare ostacoli sempre maggiori al commercio o, in alcuni casi, che impediscono ai Paesi in via di sviluppo di accedere ai mercati.

A questo proposito è opportuna una valutazione dei modelli di condotta che risultano dagli affari che si conducono all'interno del Gatt. Qui, per la prima volta, sono stati stabiliti criteri aggiornati per la mutua regolazione dei rapporti commerciali fra gli Stati. Questi criteri si riferiscono direttamente ai prodotti agro-alimentari e alla possibilità della loro commercializzazione nel mercato mondiale.

6. Occorre anche sottolineare la preoccupazione sul deterioramento della sicurezza del cibo nell'attuale situazione mondiale. Infatti, parallelamente al notevole incremento della popolazione mondiale si è verificato recentemente un calo nel livello mondiale di disponibilità di generi alimentari. Ciò ha causato una riduzione di quelle riserve che costituiscono una garanzia necessaria contro crisi di fame e denutrizione. Allo stesso modo, nei Paesi in cui la produzione è alta, questa è stata artificialmente ridotta da una politica orientata settorialmente, che riflette un ottuso calcolo di mercato. Quale che sia la sua validità all'interno, tale politica non è certo in armonia con una solidarietà aperta alle necessità mondiali e che opera a favore di quanti sono nel bisogno.

II

7. La protezione dell'ambiente naturale è diventata un aspetto nuovo ed integrale del problema dello sviluppo. Quando prestiamo un'adeguata attenzione alla sua dimensione ecologica, la lotta contro la fame appare ancor più complessa ed esige la creazione di nuovi legami di solidarietà. La preoccupazione per l'ecologia, vista in rapporto al processo di sviluppo ed in particolare alle esigenze della produzione, esige innanzi tutto che in ogni impresa economica vi sia un impiego razionale e calcolato delle risorse. E diventato sempre più evidente il fatto che un uso indiscriminato dei beni naturali disponibili, che minaccia le fonti primarie di energia e di risorse e l'ambiente naturale in generale, comporta una grave responsabilità morale. Non soltanto l'attuale generazione, ma anche le generazioni future subiranno le conseguenze di tali azioni.

8. L'attività economica comporta l'obbligo di usare con raziocinio dei beni della natura. Ma comporta anche il grave obbligo morale sia di riparare i danni già inflitti alla natura, che di prevenire ogni effetto negativo che possa presentarsi in futuro. Un controllo più accurato di possibili conseguenze sull'ambiente naturale è d'obbligo nel campo dell'industrializzazione, soprattutto per quanto concerne i rifiuti tossici, e in quelle aree caratterizzate da un uso eccessivo di fertilizzanti chimici in agricoltura.

Il rapporto fra i problemi dello sviluppo e l'ecologia esige inoltre che l'attività economica programmi ed accetti le spese legate alle misure di tutela dell'ambiente richieste dalla comunità, sia locale che globale, in cui tale attività si esercita. Tali spese non devono essere considerate come un sovrapprezzo accessorio, bensì come un elemento essenziale del costo attuale dell'attività economica. Il risultato sarà un profitto economico inferiore a quello che era possibile in passato, e il prendere atto dei nuovi oneri derivanti dalla tutela dell'ambiente. Tali costi devono essere presi in considerazione sia nella gestione di imprese individuali che nei programmi nazionali di politica economica e finanziaria, che deve adesso essere affrontata nella prospettiva dell'economia regionale e mondiale.

Infine siamo chiamati ad operare superando il nostro ristretto interesse egoistico e la difesa settoriale della prosperità di gruppi e individui particolari. Questi nuovi criteri e questi nuovi costi devono trovar posto nei bilanci preventivi dei programmi di politica economica e finanziaria di tutti i Paesi, industrializzati e in via di sviluppo.

9. Oggi c'è una crescente consapevolezza che l'adozione di misure per la tutela dell'ambiente comporta una reale e necessaria solidarietà tra le nazioni. Sta diventando più evidente il fatto che una soluzione efficace ai problemi sollevati dal rischio di inquinamento atomico e atmosferico e dal deterioramento delle condizioni generali della natura e della vita umana può essere trovata soltanto a livello mondiale. Ciò a sua volta implica il riconoscimento della crescente interdipendenza che caratterizza la nostra epoca. Infatti risulta sempre più evidente che le politiche di sviluppo esigono un'autentica cooperazione internazionale, portata avanti in conformità a decisioni prese congiuntamente e nel contesto di una visione universale che ha a cuore il bene della famiglia umana sia di questa generazione che di quelle che verranno.

III

10. Infine sono lieto di notare l'attenzione tutta particolare che la Fao ha riservato alla questione femminile legata ai problemi dello sviluppo agricolo e rurale. Tale attenzione contribuisce a effettuare la transizione dalle affermazioni sulla dignità e l'eguaglianza della donna contenute nella Dichiarazione Universale delle Nazioni Unite e di alcune organizzazioni regionali, ai problemi assai più specifici che riguardano l'integrazione della donna nel processo globale dello sviluppo agricolo e nutrizionale. Contribuisce inoltre a suggerire applicazioni adeguate non soltanto nei Paesi in via di sviluppo, ma anche in quelli industrialmente avanzati.

Sono particolarmente felice di notare che oltre a dedicare la dovuta attenzione agli aspetti strettamente economici del contributo femminile sia alla produzione agricola che alla trasformazione e commercializzazione dei prodotti nutritivi, vi sia anche un riferimento esplicito alla dignità della donna come persona umana quale fondamento della sua giusta integrazione non soltanto nel processo di produzione, ma nella vita della società nel suo insieme. Trovo qui un chiaro parallelo con il mio insegnamento nella Lettera apostolica «Mulieris Dignitatem». In quella Lettera facevo riferimento alle diverse dimensioni della visione cristiana della dignità e della vocazione della donna. Sono convinto che soltanto in una prospettiva di affermazione della dignità della donna come persona umana, può svilupparsi una giusta considerazione della sua partecipazione allo sviluppo socio-economico, al processo agricolo e alla crescita civile.

Infine desidero esprimere il mio apprezzamento per aver trattato quei problemi che sono stati esaminati dal lavoro dell'attuale Conferenza Generale della Fao. Sono lieto che nella documentazione preparatoria questi temi siano stati trattati non soltanto in rapporto al programma e al bilancio del prossimo biennio, ma nell'ambito della più ampia prospettiva dei problemi più scottanti dei nostri giorni. E' mia speranza che la Fao abbia successo nell'offrire un contributo vitale alla strategia internazionale dello sviluppo che le Nazioni Unite si sono sforzate di promuovere e che uomini e donne di ogni nazione avvertono sempre di più come un'urgente esigenza di giustizia e di solidarietà umana nel mondo di oggi.

Gentili signore e signori: su tutti voi e sul vostro lavoro invoco di cuore le abbondanti benedizioni di Dio.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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