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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA FEDERAZIONE ITALIANA DEGLI ESERCIZI SPIRITUALI

Venerdì, 17 novembre 1989

 

Carissimi delegati regionali e diocesani della federazione italiana degli esercizi spirituali,
direttori e direttrici delle varie case e centri di spiritualità,
animatori ed animatrici!

1. Il venticinquesimo anniversario della vostra attività meritava davvero un momento importante di sosta e di considerazione. Importante, anzitutto, per ringraziare il Signore del bene immenso diffuso tra le anime attraverso la vostra efficace e silenziosa opera, sorta nel 1964 per iniziativa dello zelante Vescovo di Alessandria, monsignor Giuseppe Almici, ed appoggiata da tanti Pastori d’anime e da congregazioni religiose specializzate: un bene immenso, che solo lo Spirito può misurare, perché si tratta dell’azione da lui compiuta nell’intimo e nel segreto delle coscienze, in occasione dei tempi forti, della vita interiore e della conversione, dell’ascolto della Parola di Dio e della voce di Cristo.

Importante, poi, per rivedere il programma ed aggiornarlo in ordine alle grandi tappe del cammino che vi attende, poiché gli esercizi spirituali rimangono un’occasione privilegiata che Dio offre agli uomini nella loro concretezza, bisognosa in ogni tempo di risposte adeguate, in connessione con gli interrogativi propri della situazione di ciascuno: rivedere per essere al servizio dello Spirito in maniera sempre rinnovata e sempre coerente.

Importante, infine, per allargare l’adesione alle iniziative da voi proposte. Esse sono proprie della Chiesa, poiché da sempre essa esorta gli uomini al colloquio intimo e attento col Maestro, all’imitazione della preghiera di Cristo, alla revisione di vita ed alla conversione. Da sempre la Chiesa invita a rivivere l’esperienza del Cenacolo, del momento in cui la comunità degli apostoli, sotto la guida di Maria, ha vissuto il mistero della Pentecoste.

Saluto pertanto con vivo compiacimento il venerato fratello monsignor Sennen Corrà, Vescovo di Concordia-Pordenone, attuale presidente della federazione e, con lui, gli altri Vescovi qui presenti, e tutti voi, carissimi membri della FIES, che avete fatto dell’opera degli esercizi spirituali un programma pastorale preciso, aperto ad ogni categoria di persone.

Non dimenticate mai che gli esercizi sono una richiesta insistente, che la Chiesa rivolge non solo ai suoi ministri sacri, ai religiosi ed alle religiose, a tutte le persone consacrate, ma anche a coloro che amano rientrare in se stessi, dedicare a Dio del tempo con l’animo aperto alla speranza di incontrarlo sul proprio cammino, per amarlo e seguirlo di più.

2. Nel corso di questo quarto di secolo l’interrogativo sul valore, sulla natura e sull’opportunità degli esercizi spirituali si è fatto talvolta acuto. È consolante notare che, alla luce del Concilio Vaticano II, si è operata una intensa riflessione sul significato che oggi può assumere la sempre valida proposta di sant’Ignazio di Lojola. In tale clima di riforma, di aggiornamento e di riflessione è stata confermata l’importanza fondamentale degli esercizi, mentre si è sottolineata la necessità - ovvia quanto mai, ma da realizzare con sapienza e discernimento - di far convergere i temi e le meditazioni attorno ai messaggi biblici ed alle istanze ecclesiali. Parola di Dio e vita della Chiesa costituiscono infatti le due piste per il rinnovamento degli esercizi: l’ascolto della Parola divina fonda in essi ogni meditazione e l’analisi dei modi in cui questa Parola si è incarnata nell’esistenza storica della Chiesa diventa stimolo alla testimonianza ed alla collaborazione per l’apostolato.

Gli esercizi manifestano la loro vitalità ed attualità proprio quando sono in grado di far rivivere nel ritiro i due momenti tipici della vita cristiana, propri, del resto, della stessa esperienza umana di Cristo: il momento interiore, nel silenzio e nell’orazione, nella contemplazione e nell’intimo colloquio con Dio; e il momento dell’azione, che scaturisce dall’urgenza di consegnare anche ad altri il dono ricevuto, facendosene testimoni e cercando di trasfondere in altre anime i temi della verità e la gioiosa chiamata all’imitazione di Cristo. È ovvio, perciò, che nella struttura e nel programma degli esercizi spirituali si inserisce fortemente l’idea di una Chiesa-comunione, nella quale tutti, partecipi della missione di Cristo sacerdote, profeta e re, riconoscono di aver parte attiva nella missione (cf. Apostolicam Actuositatem, 10). È da questa fondamentale convinzione che può scaturire, come opportuna conseguenza, una proposta per la pratica degli esercizi, rivolta a chiunque, ai laici come ai religiosi, ai pastori d’anime come a tutti coloro che cercano Dio con cuore sincero.

3. Gli esercizi sono tanto più necessari quanto maggiormente l’evoluzione dello stile di vita sembra sottrarre all’uomo moderno il tempo e la possibilità di riflettere su se stesso.

Fortunatamente oggi si constata una rinascita dell’interesse religioso, che si fa sempre più insistente, problematico, avido di risposte non solo teoriche, ma esistenziali. Viviamo, tuttavia, in un’epoca che lascia poco spazio alla riflessione e alla ricerca sui temi fondamentali della coscienza, mentre si continua a soffrire sia per la consapevolezza di vivere in un mondo “frantumato fin dalle sue fondamenta” (Reconciliatio et Paenitentia, 2) sia per un bisogno incoercibile di riconciliazione e di chiarezza circa le vere ragioni del vivere.

Chi, se non lo Spirito di Cristo, può ridonare interezza alla coscienza umana? E chi, se non la Chiesa, può chiarire i termini della riconciliazione. della pace interiore, della ritrovata purezza dell’anima? E che cosa, se non la meditazione silenziosa ed orante, può ricondurre alla conoscenza vera di Dio e di Cristo?

4. Molto si potrebbe ancora dire sul valore del ritiro, del raccoglimento, del silenzio, della meditazione, della rigenerazione attraverso i sacramenti. Affido a tutti voi il compito di ritornare su questi temi per rinvigorire la vostra fiducia sul valore degli esercizi spirituali, e continuare il cammino già tanto fruttuoso di questi venticinque anni di vita della vostra associazione.

Vi raccomando ancora di fare ogni sforzo affinché gli esercizi spirituali siano frequentati dai giovani. Gli esercizi sono un’esperienza quasi necessaria, specialmente in certi momenti delicati della crescita, se vogliamo che i giovani si conservino cristiani, non perdano di vista il fine vero ed ultimo della loro esistenza e non rinuncino ad essere partecipi della vocazione fondamentale, offerta loro da Cristo, via, verità e vita. L’esperienza forte del ritiro spirituale ha un’incidenza profonda nel processo di formazione umana e cristiana dei giovani, ed occorre proporla con intelligenza, sia pure nella consapevolezza di tante loro difficoltà, limiti e condizionamenti. Tale opera va portata avanti con ottimismo, sapendo che la progressiva maturazione dell’uomo si compie soprattutto in forza della parola del Vangelo, seminata con fiducia. La capacità che tutti i giovani hanno di accogliere il vero e di desiderare il bene con sincerità e generosità non vi lascerà delusi. Il fascino di Cristo non è mai venuto meno tra i giovani.

Con questi pensieri, e con fervidi auspici per il futuro della federazione italiana degli esercizi spirituali, imparto a tutti voi qui presenti ed ai vostri collaboratori, nonché a tutti coloro che frequentano le vostre case di ritiro la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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