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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELL
’ARGENTINA
IN VISITA
«AD LIMINA APOSTOLORUM»

Giovedì, 23 novembre 1989

 

Signori Cardinali, amati fratelli nell’Episcopato.

1. È per me motivo di grande gioia avere questo incontro con voi, Vescovi dell’Argentina, come culmine della visita “ad limina”, che realizzate conservando una venerabile tradizione della Chiesa. Accogliendovi con grande gioia, il mio pensiero va a tutte e ciascuna delle vostre diocesi; in modo particolare, ai vostri sacerdoti, religiosi, religiose e operatori della pastorale, che più strettamente collaborano al vostro ministero episcopale.

Ringrazio vivamente per le parole che, a nome di tutti, mi ha rivolto il signor Cardinale Raùl Francisco Primatesta, Arcivescovo di Cordova e Presidente della Conferenza Episcopale, facendosi anche portavoce dei vostri collaboratori e amati fedeli, a cui dedicate la vostra cura pastorale. Ricordando le giornate di intensa vita spirituale durante il mio ultimo viaggio apostolico in Argentina, desidero manifestarvi nuovamente la mia profonda riconoscenza, in nome di Cristo, perché nonostante le non lievi difficoltà del vostro generoso ministero episcopale, date sempre testimonianza di dedizione sollecita nell’edificazione della Chiesa.

2. In questo incontro con il primo gruppo di Vescovi argentini, desidero ricordare ciò che dissi nella sede della vostra Conferenza Episcopale a Buenos Aires, concludendo la mia visita: “Il presente e il futuro dell’evangelizzazione dell’Argentina è nelle vostre mani” (Allocutio ad Episcopos Argentinos in Aedibus Conferentiae Episcopalis Argentinae, 1, die 12 apr. 1987: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, X, 1 [1987] 1284). Sì, miei cari fratelli, la sfida che la situazione attuale del vostro Paese rappresenta per la Chiesa, esige da parte vostra un particolare impegno nell’annuncio del messaggio cristiano, nel rinnovamento delle vostre comunità, nella conoscenza e la comprensione dell’uomo nella sua realtà concreta e, a volte, drammatica.

So bene che il mio richiamo per una nuova evangelizzazione, in occasione del quinto centenario dell’arrivo del messaggio cristiano in America, vi ha portato a volere una consultazione con tutto il Popolo di Dio per stabilire le linee fondamentali di una azione pastorale congiunta. Tutto ciò, invita a dedicare nuove energie nell’esercizio del ministero ricevuto, che vi rende maestri, sacerdoti e Pastori del Popolo di Dio partecipando, grazie alla successione apostolica, della potestà e della missione di Cristo, capo della Chiesa.

Come “araldi della fede” e “dottori autentici” (cf. Lumen Gentium, 25), avete ricevuto dal Signore l’incarico di insegnare. Tale missione assume ai giorni nostri un significato particolare. Infatti, non poche manifestazioni della cultura contemporanea - e il vostro Paese non sfugge a questa situazione - riflettono una mentalità relativista, che non fa attenzione o disprezza il valore della verità, e che rifiuta l’esistenza stessa della verità assoluta. Questo modo di coltivare il dubbio, o la sfiducia riguardo alla capacità umana di percepire la verità religiosa, può contribuire anche a indebolire la certezza della fede e le convinzioni stesse dei vostri fedeli. Perciò, si rende necessario presentare il messaggio cristiano in tutta la sua integrità, evitando quelle deviazioni che minacciano la purezza della fede o che impoveriscono la coerenza e l’unità della dottrina evangelica.

3. Dalla vostra responsabilità come dottori della fede scaturisce il dovere primordiale della predicazione, l’annuncio paziente e incessante del messaggio di Cristo. Una evangelizzazione rinnovata deve far sì che si espongano in modo sempre più adeguato ai fedeli i misteri della fede. Perciò la catechesi e le altre forme di istruzione religiosa impartita al popolo cristiano, non solamente ai bambini e ai giovani nelle parrocchie e nelle scuole cattoliche, ma anche agli adulti, non può non curare l’esposizione sistematica della dottrina rivelata, né diluirla accettando esclusivamente il vissuto personale o riducendola unicamente alle conseguenze che da questa verità derivano nella realtà temporale. L’annuncio del mistero cristiano e la perseverante istruzione religiosa d’altra parte, devono rinnovare l’intera vita dei credenti affinché, in questo modo, si producano abbondanti frutti per una maggiore responsabilità personale e sociale, mirando anche al superamento di tanti problemi che riguardano la dignità della persona umana.

Occorre prestare particolarmente attenzione alla teologia, secondo il Magistero della Chiesa. A questo proposito vorrei sottolineare l’importanza che hanno gli studi filosofici teologici nella formazione dei futuri sacerdoti. Tali studi costituiscono un ambito specifico che deve essere sviluppato con rigore e serietà, poiché il Pastore di anime, con il suo zelo apostolico, non può prescindere da questo strumento pastorale che è la solida preparazione dottrinale, che gli permette anche di sintonizzarsi meglio con le esigenze e i problemi del mondo di oggi.

Vi incoraggio poi, a continuare a stimolare e sostenere l’azione apostolica dei laici che, provvisti di una solida formazione intellettuale e un profondo senso di Chiesa, operano con competenza e discernimento nell’amplissimo campo della cultura: nelle università, nel campo letterario e artistico e soprattutto nel campo dei mezzi di comunicazione sociale. A questi è riservato un compito di grande importanza per rinvigorire, insieme a voi, i valori umani e cristiani della cultura argentina, contribuendo così all’ampliamento del Regno di Cristo e al rafforzamento spirituale della Nazione.

4. Come Vescovi, “insigniti della pienezza del sacramento dell’ordine” (cf. Lumen Gentium, 26), voi siete “i principali dispensatori dei misteri di Dio, e nello stesso tempo, regolatori e fautori della vita liturgica, nella Chiesa a voi affidata” (cf. Christus Dominus, 15).

A questo riguardo, è opportuno ricordare - come insegna il Concilio Vaticano II - che se la liturgia non comprende tutta la attività della Chiesa, è però il culmine a cui tende la sua molteplice attività e, al tempo stesso, la fonte da cui emana tutta la sua forza (cf. Sacrosantum Concilium, 9 et 10). Questa centralità della liturgia nella vita della Chiesa è l’espressione della sua missione santificatrice, della sua realtà soprannaturale e del suo immediato riferimento a Cristo, e per lui, con lui e in lui, al Padre e allo Spirito Santo.

Dunque nell’opera evangelizzatrice deve essere prestata una particolare attenzione alla dimensione liturgica della vita cristiana, che si concretizza in una pastorale liturgica organica. A questo proposito, commemorando il venticinquesimo anniversario della costituzione “Sacrosantum Concilium”, ho voluto presentare la pastorale liturgica come un obiettivo permanente per tutta la Chiesa, una volta realizzata la riforma voluta dal Concilio (Vicesimus Quintus Annus, 10).

Anche fra voi si è concluso questo periodo di riforma con l’applicazione delle nuove norme, l’uso dei nuovi libri liturgici e il raggiungimento di una partecipazione più attiva dei fedeli. Prossimamente, la prima domenica di Avvento, entrerà in vigore il testo unificato in lingua castigliana dell’Ordinario della Messa e delle preghiere eucaristiche, che costituiscono il cuore della liturgia della Chiesa. In questo modo, il quinto centenario dell’evangelizzazione dell’America vedrà tutti i popoli di lingua castigliana celebrare con le stesse parole il mistero della fede che li unisce. A questo proposito vi invito a incrementare una rinnovata e intensa educazione liturgica nelle vostre comunità, che rappresenti per tutti un itinerario permanente che conduce alla pienezza di Cristo.

5. Il Concilio Vaticano II parla dell’ufficio pastorale dei Vescovi, i quali “reggono le Chiese particolari a loro affidate, come vicari e legati di Cristo col consiglio, la persuasione, l’esempio, ma anche con l’autorità e la sacra potestà, della quale però non si servono se non per elevare il proprio gregge nella verità e nella santità” (Lumen Gentium, 27). Questo implica una presenza personale, generosa, incessante del Pastore fra il suo popolo: animando e sostenendo lo sforzo dei suoi presbìteri e di tutti i protagonisti della pastorale, correggendo, se fosse necessario, in modo paterno, aiutando tutti a scoprire la “insondabile ricchezza di Cristo” (Ef 3, 8). È vostro compito, inoltre, ispirare, orientare e coordinare l’azione di tutti gli altri membri attivi della Chiesa, come pure l’essere la voce di quest’ultima, in mezzo alla società.

Nelle vostre relazioni quinquennali è motivo di conforto il constatare il vostro impegno attuale nel delineare le linee di una nuova evangelizzazione che sia “nuova nel suo ardore”, cioè, una vera mobilitazione spirituale che aiuti l’Argentina a riscoprire le sue radici cristiane. Nel documento di lavoro che avete approvato nell’aprile del presente anno, notate la vitalità che racchiude la “pastorale ordinaria” della Chiesa. Sarà scarso frutto dei programmi pastorali, della definizione delle priorità e dell’attenta organizzazione dei mezzi e delle persone, se tutto questo non “discende” verso l’azione pastorale ordinaria sviluppata in ciascuna delle comunità delle vostre diocesi e non viene applicato, con creatività e perseveranza, rinnovato spirito e fervore, nelle parrocchie, nelle scuole, nelle istituzioni e movimenti di apostolato secolare.

Senza dubbio è necessario elaborare anche criteri e progetti comuni alle diverse diocesi, specialmente quelle di una stessa regione, per programmare una pastorale organica che cerchi di armonizzare le energie apostoliche di tutti coloro che sono impegnati nella missione della Chiesa. Questo permetterà di orientare l’azione pastorale in un modo più appropriato per affrontare le sfide del presente, di modo che la luce del Vangelo penetri e rinnovi tutti gli aspetti della vita delle persone e della società.

6. Le sfide che oggi reclamano la vostra attenzione come Vescovi in Argentina, sono certamente numerose e si presentano con caratteristiche particolari che esigono, di conseguenza, risposte adeguate. La società argentina, che giustamente aspira a raggiungere livelli di progresso e sviluppo che innalzino il suo livello spirituale e materiale, si vede ai giorni nostri quasi minacciata da tutta una serie di fattori che hanno la loro origine in una crisi di valori.

Il vostro cuore continua a rattristarsi di fronte alla povertà, a volte estrema, in cui si dibattono alcuni settori della popolazione, come pure davanti alla disoccupazione, alla mancanza di una casa decorosa, al disequilibrio fra il costo della vita e i salari, alla distribuzione ineguale dei beni. A ciò si unisce la incidenza di ideologie di taglio materialistico ed edonistico che negano ogni trascendenza. D’altra parte, continuano a esserci posizioni di chiusura al dialogo e alla riconciliazione, come strumenti per sanare le divisioni e le ferite del passato e per raggiungere la pace sociale. Inoltre, l’istituzione familiare, su cui vennero costruite le basi della nazione argentina, si vede ai giorni nostri attaccata da una mentalità permissiva che mina la sua unità e stabilità e che non rispetta la sacralità della vita.

Voi, cari fratelli, avete fatto sentire ripetutamente la vostra voce per avvertire delle conseguenze dello sgretolamento morale e della necessità di porre rimedio ai gravi problemi che il vostro Paese affronta. Perciò, pieni di speranza, dovete promuovere uno sforzo ancor più deciso da parte della Chiesa, un atteggiamento solidale per poter costruire una società veramente cristiana e maggiormente conforme al piano di Dio. Il cammino che conduce all’incontro dell’uomo con se stesso e al pieno significato della vita, è Cristo, luce del mondo (cf. Gv 8, 12). Così il rinnovamento degli individui e della società passa dall’annuncio di Gesù che salva, libera e riconcilia il cuore umano.

Ricordo con intima gioia l’entusiasmo dei giovani argentini sentendosi chiamati ad alti e nobili ideali durante l’indimenticabile celebrazione della Giornata Mondiale della Gioventù a Buenos Aires. La gioventù, e tutto il laicato argentino, deve sentirsi chiamato ad una decisa testimonianza di fede cristiana nella sua vita sociale, professionale e familiare; a un comportamento morale ispirato ai valori del Vangelo, che si rifletta anche nella vita pubblica. A questo proposito, l’esortazione apostolica Christifideles Laici fa presente che “per animare cristianamente l’ordine temporale, nel senso detto di servire la persona e la società, i fedeli laici non possono affatto abdicare alla partecipazione alla politica, ossia, alla molteplice e varia azione economica, sociale, legislativa, amministrativa e culturale, destinata a promuovere organicamente e istituzionalmente il bene comune” (Christifideles Laici, 42).

7. Un’azione organizzata delle forze vive della Chiesa deve proporsi, con lucidità e decisione, la mèta che segnalò all’opera evangelizzatrice il mio venerato predecessore Paolo VI: “Raggiungere e quasi sconvolgere con la forza del Vangelo i criteri di giudizio, i valori determinanti, i punti di interesse, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici e i modelli di vita dell’umanità, che sono in contrasto con la Parola di Dio e con il disegno della salvezza” (Evangelii Nuntiandi, 19).

Vi accompagno con le mie preghiere in questa opera e confido nel fatto che l’azione pastorale della Chiesa in Argentina possa produrre frutti di responsabilità, di giustizia, di unione e solidarietà effettiva fra tutti i cittadini, e contribuisca alla ricerca del bene comune, come pure al superamento delle fratture e divisioni che frenano gli sforzi per conseguire un futuro migliore per tutti.

8. Amatissimi fratelli, nei dialoghi personali che ho avuto in questi giorni con voi, ho potuto apprezzare con quanta attenzione guidate il Popolo di Dio a voi affidato. Desidero felicitarmi cordialmente e incoraggiarvi a continuare con ferma speranza l’ardua opera con le stesse parole che san Paolo diresse a Timoteo: “Vigila attentamente, sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del Vangelo, adempi il tuo ministero” (2 Tm 4, 5).

So anche con quanta sollecitudine seguite le difficoltà che affronta il popolo argentino, in conseguenza della crisi economica aggravatasi nell’anno in corso. So della generosità delle comunità ecclesiali, unanimi nel proposito di condividere e nell’esercizio della misericordia. Continuate ad esortare i vostri fedeli a estendere ancor di più l’azione della Chiesa verso un’attenzione spirituale e assistenziale che aiuti tanti fratelli bisognosi.

Ricordate che in momenti così difficili voi, come padri e Pastori, dovete essere una luce che non si lascia nascondere (cf. Mt 5, 15), punto di riferimento non solo per i vostri fedeli, ma per la società intera, che riconosce in voi i custodi di quei valori trascendenti che alimentano la vita della stessa comunità civile. Ci si aspetta da voi, molto spesso, una parola orientatrice che indichi la rotta da seguire e che, richiamando verso la concordia e il perdono, e infondendo il coraggio della speranza, aiuti tutti i cittadini a consolidare le condizioni di una autentica e durevole pace sociale.

Per concludere, invoco su tutti voi i doni dello Spirito Santo, “agente principale dell’evangelizzazione” (Pauli VI, Evangelii Nuntiandi, 75). Che egli vi illumini e rafforzi nella vostra missione, e rinnovi oggi nella cara nazione argentina, mediante la vostra opera apostolica, i frutti di quella prima evangelizzazione di cui ci prepariamo a celebrare il quinto centenario. Egli, che “unifica la Chiesa nella comunione e nel ministero” (Lumen Gentium, 4) vi faccia crescere nell’unità fra voi, in vista di una “cooperazione più stretta e concorde” (Christus Dominus, 37) al servizio delle vostre comunità ecclesiali.

Trasmettete il mio affettuoso saluto nel Signore ai vostri sacerdoti, ai religiosi, alle religiose, ai seminaristi e fedeli tutti, che ho sempre presenti nel mio ricordo e nelle mie preghiere.

Raccomando le vostre persone e le vostre speranze alla materna protezione di nostra Signora di Lujàn, patrona dell’Argentina, e vi imparto, come segno di amore e comunione, la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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