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DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II AI PELLEGRINI GIUNTI A ROMA PER LA BEATIFICAZIONE DEI RELIGIOSI
PASSIONISTI
Lunedì, 2 ottobre 1989
1. Rivolgo il mio cordiale saluto a tutti voi, fratelli e sorelle, pellegrini
di lingua italiana e spagnola, qui convenuti per rendere omaggio ai nuovi beati.
Saluto i cari fratelli Vescovi che vi guidano, le autorità civili e religiose
presenti a questa udienza, i superiori e le superiore delle rispettive comunità
religiose di appartenenza dei nuovi beati.
Ieri è stata proposta alla venerazione dei fedeli una schiera cospicua e
significativa di uomini e donne, che a Dio hanno offerto tutta la loro vita.
L’hanno offerta nel martirio, nella vita consacrata, nel ministero della
predicazione.
2. Un vivo compiacimento esprimo innanzitutto alla congregazione della
Passione di Gesù Cristo, alla quale appartenevano i martiri di Daimiel ed il
beato Lorenzo Salvi, apostolo delle missioni al popolo, degli esercizi
spirituali, delle confessioni.
I padri passionisti possono essere chiamati cittadini e testimoni del
Calvario, poiché hanno scelto la spiritualità della Croce come fondamentale
regola di vita, impegnandosi a predicare con l’esempio, lo spirito di penitenza,
la devozione alla Passione del Signore.
Nell’annuncio del mistero della Croce si disvela alle anime, specialmente a
quelle che si sono maggiormente allontanate da Dio, la grandezza dell’amore
infinito ed eterno del Padre. Tale amore, più grande del peccato dell’uomo, non
indietreggia davanti allo straordinario sacrificio del Figlio. Per questo,
proprio nel volto del Crocifisso la misericordia di Dio si manifesta pienamente
e definitivamente ad ogni uomo. Nella loro spiritualità e predicazione i
passionisti ricorderanno incessantemente a tutti, che per le piaghe di Cristo
noi siamo stati guariti (cf. Is 53, 5), ed aiuteranno ciascun uomo a
riconoscere l’infinita carità divina nella contemplazione dell’immagine del
Cristo condannato, oltraggiato, flagellato, coronato di spine, inchiodato sulla
croce, agonizzante nei tormenti.
Di questo stesso mistero d’amore si fece interprete il beato Lorenzo Salvi,
diffondendo tra i fedeli la devozione al bambino Gesù. Il Figlio di Dio non si
presentò al mondo come l’essere onnipotente, ma come il più debole tra gli
uomini, quasi “mendicante dell’amore dell’uomo”. Lorenzo Salvi, così, diffondeva
una vita interiore ispirata all’atteggiamento dell’infanzia spirituale. Di qui
la fiducia piena in Dio che è Padre, la confidenza della sua affettuosa
sollecitudine per le anime desiderose di tornare alla vita della grazia.
3. Nell’adorazione eucaristica, nella preghiera silenziosa accanto al
sacramento dell’altare, nella testimonianza di fede verso la presenza reale del
Signore sotto la specie del pane e del vino si concentra e si esprime il carisma
peculiare della beata Geltrude Comensoli. Dall’Eucaristia, vincolo di unità,
fondamento della carità, comunione d’amore con Cristo, scaturisce poi l’impegno
per un vigoroso e generoso servizio ai fratelli. Fu proprio il Pontefice Leone
XIII che ricordò alla Comensoli tale fondamentale legge della grazia,
chiedendole di non scegliere la clausura, ma di dedicarsi alle giovani e in
specie alle operaie. Sia pure - egli disse - il vostro istituto di adorazione,
ma anche di vita attiva. Una vita attiva, però, sempre ispirata al significato
ed al messaggio dell’ultima Cena del Signore, per cogliere in essa lo spirito di
dedizione ed imparare ad offrire se stessi insieme con Cristo. “Beate noi -
scrive la beata Geltrude - se sappiamo per amore dello Sposo Crocifisso
sopportare le spine dell’amor proprio, i flagelli delle parole pungenti, delle
asprezze, delle cere torbide, la pesantezza del lavoro, l’osservanza della
regola, l’obbedienza, l’ostilità, la pratica dell’umiltà, e pazienza” (Gli
scritti, 673).
4. Deseo ahora saludar con particular afecto a todas las personas venidas de
España y del mundo hispanohablante, que os habéis dado cita en Roma, centro de
la catolicidad, para participar en la solemne ceremonia di beatificación de los
veintiséis mártires de Daimiel y de la religiosa Francisca-Ana Cirer de Mallorca.
Bienvenidos seáis todos, Obispos, sacerdotes, religiosos, religiosas y amados
fieles aquí presentes, que celebráis con gozo estos nuevos frutos de santidad de
la noble nación española.
La Congregación Pasionista se gloría al ver elevados al honor de los altares
a estos mártires de la fe, que hicieron de la Pasión de Cristo el centro de sus
vidas y el camino que los condujo al cielo.
El sacrificio supremo de los mártires de Daimiel nos invita hoy a mirar a la
Cruz de Cristo como llamada a la conversión y como punto de confluencia de
nuestros corazones para saber perdonar. Estos religiosos ejemplares, oriundos de
Palencia, Navarra, Burgos, Zaragoza y de otras regiones de España, han de ser
semilla de vocaciones misioneras y signos de reconciliación con su testimonio de
suprema fidelidad y amor hasta la muerte.
La beatificación de Francisca-Ana Cirer es una apremiante invitación a la
caridad, que derramó a manos llenas en Sencelles (Mallorca). Ella quiso poner
bajo la protección de la Virgen Dolorosa el convento de las Hermanas de la
Caridad que allí fundara. Su entrega sin reservas a los enfermos, a la enseñanza
religiosa, a los más necesitados, hace de esta preclara hija de la comunidad
balear, modelo de seguimiento a Cristo y de amor al prójimo.
Esperam que la elevació al honor dels altars de la nova Beata sigui per a l’Isglesia
de Mallorca motiu de renovació cristiana, imitant el seu exemple de sebre unir
admirablement la contemplació i l’acciò apostolica.
A todos los aquí presentes venidos para la beatificación de los veintiséis
mártires pasionistas de Daimiel y de Francisca-Ana Cirer, así como a vuestras
familias en España, imparto con afecto la Bendición Apostólica.
Ecco una nostra traduzione italiana delle parole del Santo Padre.
4. Desidero ora salutare con particolare affetto tutte le persone venute
dalla Spagna e dai paesi di lingua spagnola, che si sono date appuntamento a
Roma, centro della cattolicità, per partecipare alla solenne cerimonia di
beatificazione dei ventisei martiri di Daimiel e della religiosa Francisca-Ana
Cirer di Maiorca.
Siate tutti benvenuti, Vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e amati
fedeli qui presenti, che celebrate con gioia questi nuovi frutti di santità
della nobile nazione spagnola.
La congregazione passionista si gloria vedendo elevati agli onori degli
altari questi martiri della fede, che fecero della Passione di Cristo il centro
delle loro vite e il cammino che li condusse al cielo.
Il supremo sacrificio dei martiri di Daimiel ci invita oggi a interpretare la
Croce di Cristo come una chiamata alla conversione e come punto di confluenza
dei nostri cuori per il saper perdonare. Questi religiosi esemplari, oriundi di
Palencia, Navarra, Burgos, Zaragoza e di altre località della Spagna, devono
essere il seme per le vocazioni missionarie e i segni della riconciliazione con
la loro testimonianza di fedeltà suprema e amore fino alla morte.
La beatificazione di Francisca-Ana Cirer costituisce un invito
pressante alla carità, che sparse a piene mani a Sencelles (Maiorca). Ella volle
mettere sotto la protezione della Vergine dolorosa il convento delle sorelle
della carità che lì avrebbe fondato. La sua dedizione senza riserve agli
infermi, all’insegnamento religioso, ai più bisognosi, fa di questa nobile
figlia della comunità delle Baleari, un modello di imitazione di Cristo e di
amore per il prossimo.
Ci auguriamo che l’elevazione agli onori dell’altare della nuova beata sia
per la Chiesa di Maiorca motivo di rinnovamento cristiano, imitando il suo
esempio nell’aver saputo unire ammirevolmente la contemplazione e l’azione
apostolica.
A tutti i qui presenti venuti per la beatificazione dei ventisei martiri
passionisti di Daimiel e di Francisca-Ana Cirer, così come alle vostre
famiglie in Spagna, imparto con affetto la benedizione apostolica.
5. Tutti questi esempi sono offerti oggi alla nostra riflessione. Rimaniamo
colpiti ed attoniti di fronte a modelli tanto efficaci di coraggio, di
dedizione, di servizio alla Chiesa ed alla società, di fiducia in Dio.
Di simili esempi ancor oggi il mondo ha bisogno, e tutti noi dobbiamo
raccogliere il messaggio dei nuovi beati per trovare coraggio e conforto nel
rinnovare gli impegni delle rispettive vocazioni e delle testimonianze, che ci
sono richieste dalla professione religiosa.
Il Vangelo vuole essere proclamato sì, con la forza della parola, con la
potenza della fede sincera, ma anche e soprattutto con la credibilità che nasce
da forti esempi di vita.
Vi esorto, quindi, ad essere degni delle persone sante che oggi ricordiamo, e
vi imparto di cuore la mia benedizione apostolica.
© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana
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