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VIAGGIO APOSTOLICO IN ESTREMO ORIENTE E A MAURITIUS

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON I VESCOVI, IL CLERO E I RELIGIOSI DELL
’INDONESIA

Cattedrale di Jakarta (Indonesia) - Martedì, 10 ottobre 1989

 

Cari fratelli Vescovi,
cari fratelli e sorelle.

1. “Grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo” (Rm 1, 7).

Sono molto lieto di incontrarvi, sacerdoti, religiosi e religiose dell’Indonesia in questa cattedrale dell’Assunzione, la più antica cattedrale cattolica del vostro Paese. Oggi possiamo celebrare insieme la bontà del Signore. Questa è inoltre per me un’occasione per esortarvi a perseverare e a crescere nella vocazione alla quale Dio vi ha chiamati al servizio del Vangelo. La Chiesa locale, nonostante sia relativamente giovane, è ricca di grazia e di benedizione. E poiché state vivendo le gioie e le sfide della sua crescita, desidero assicurarvi che siete vicini al mio cuore. Vi do il mio incoraggiamento ed il mio amore.

Voi, generazione odierna di sacerdoti rappresentate gli eredi degli alti ideali dei grandi missionari che hanno posto disinteressatamente le basi della Chiesa in Indonesia. Molti di loro li avete conosciuti personalmente. Voi siete stati confermati dalla loro fede e guidati al servizio del Signore attraverso la loro vita cristiana e la testimonianza di quei “servitori fedeli” che sono stati ora chiamati all’eterna ricompensa ma il cui ricordo continua a vivere. L’esempio della loro vita cristiana e la testimonianza sono il loro messaggio, ed anche adesso stanno intercedendo presso Dio affinché continui ad essere fertile quella parte della vigna del Signore, da loro coltivata con tanta devozione. Si pensi al padre van Lith di Giava, ed i pastori coraggiosi di tempi più recenti, come il famoso Vescovo Thijssen che ha operato a Lesser Sunda, e l’Arcivescovo van den Hurk, che da poco tempo ci hanno lasciati.

L’alta stima di cui godete oggi presso il popolo indonesiano, compresi i non cristiani, è dovuta in gran parte alla devozione e integrità morale di coloro che vi hanno preceduti. Ma il loro importante esempio costituisce anche una sfida poiché le vostre Chiese oggi continuano ad aver bisogno di sacerdoti saggi e pii che siano in grado di mostrare la giusta via per quanto essa sia scoraggiante e difficile.

2. Desidero inoltre rivolgermi ai religiosi e alle religiose. Vi ringrazio per la vostra testimonianza consacrata nella Chiesa e nel mondo, per i vostri numerosi apostolati. Rivolgo un saluto particolare ai vari gruppi di religiose contemplative ed ai padri trappisti la cui silenziosa testimonianza ed il servizio di preghiera sono così preziosi per la vita e la missione della Chiesa.

Molte attività della Chiesa in Indonesia sono state svolte sotto la guida intelligente ed esperta dei religiosi. Bisogna ricordare inoltre la vostra opera nell’educazione cattolica e nella catechesi, negli importanti settori della assistenza sanitaria e nei servizi per lo sviluppo umano. Le scuole cattoliche, in particolare, vi danno la possibilità di approfondire la conoscenza umana e le virtù del prossimo rendendovi inoltre capaci di parlare agli altri di Cristo.

Unendo lo zelo missionario dei religiosi provenienti dall’estero all’entusiasmo di quelli indonesiani, avete dato nuova vita e nuovo fervore ai vostri carismi. Mantenendo la vostra identità di religiosi, perseverando nei vostri apostolati, avete anche guadagnato l’amore ed il rispetto dei laici, ed avete ispirato i giovani a seguire il vostro modo di vivere. Quest’esempio è un grande dono non soltanto per l’Indonesia, ma per l’intera Chiesa.

3. “Laetentur insulae multae” - “Gioiscano le isole tutte” (Sal 96, 1). Le parole di questo Salmo sono servite come motto ad uno dei Vescovi missionari di Batavia del secolo scorso. A voi, sacerdoti e religiose di questo che è il più grande arcipelago nel mondo, affido questo motto come una chiave per scoprire il vero significato della vostra vita. Voi troverete quel significato rendendo testimonianza alla gioia della Risurrezione e dando la vostra vita cosicché anche le isole più lontane possano “gioire” udendo il Vangelo, di cui voi siete veri predicatori, insegnanti e testimoni.

Per rendere credibile la testimonianza le vostre vite debbono infondere gioia e coraggio anche di fronte alle avversità. Ciò è possibile soltanto se la vostra vita interiore e caratterizzata da una salda unione con Cristo nutrita dalla preghiera personale e dall’esercizio della carità pastorale. Nella misura in cui crescete seguendo il modello di Cristo sarete trasformati a sua immagine. Diverrete segno di speranza e di proclamazione vivente della Risurrezione.

Io so che voi spesso dovete portare a termine la vostra missione con mezzi del tutto inadeguati al compito che vi è stato affidato. Un servizio di questo genere richiede un grande sacrificio personale ed una totale dedizione per il Popolo di Dio. Questo è vero soprattutto per le Chiese più lontane: quelle nel Kalimantan, le Molucche, l’Irian ed il Sulawesi. Sebbene io non possa recarmi personalmente in quelle comunità, so che i loro rappresentanti si trovano qui oggi e desidero rivolgere loro un saluto e rassicurarli che anche essi sono molto vicini al mio cuore.

4. Sebbene la vostra opera nella vigna del Signore sia spesso ardua, potete trarre un grande incoraggiamento dal numero di vocazioni al sacerdozio ed alla vita religiosa che oggi arricchiscono la Chiesa indonesiana. Io mi unisco a voi nel ringraziamento per l’opera dello Spirito Santo, che è stato effuso con abbondanza sulle vostre Chiese. Negli ultimi sette anni il numero dei sacerdoti indonesiani è aumentato, passando da meno di ottocento a più di mille - una benedizione senza precedenti nei nostri tempi. Mi unisco a voi anche nel ringraziamento rivolto alle famiglie cattoliche indonesiane, in particolare ai genitori i quali così generosamente hanno messo i propri figli e le proprie figlie al servizio di Dio.

Le vocazioni sono segno della salute della vita religiosa e insieme esito del servizio devoto di Vescovi e sacerdoti. Predicando con il buon esempio si inducono i giovani ad abbracciare una vita di totale consacrazione e di servizio. Sia i missionari stranieri che il clero indonesiano, in stretta collaborazione, hanno dato un brillante esempio di vita e di servizio cristiano. Nonostante i missionari abbiano incontrato continue difficoltà, ciò si è rivelato un bene per la Chiesa: questa è la forza della fede!

Poiché la creazione della Chiesa è opera di Dio non dobbiamo mai smettere di pregare per le vocazioni e chiedere agli altri di fare lo stesso. Benché sia già stato fatto molto, c’è ancora molta strada da percorrere: “La messe e molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe” (Lc 10, 2).

5. Cari fratelli e sorelle, dobbiamo guardare al futuro quando ringraziamo per le benedizioni ricevute in passato e le grazie del presente. Una volta completata l’evangelizzazione iniziale, incalza un nuovo compito, il compito di formare le coscienze ed interiorizzare la fede. Questo richiede un rinnovato impegno da parte vostra, un impegno che è assolutamente necessario affinché il Vangelo affondi bene le proprie radici nella vita e nella cultura indonesiana. La formazione serve per nutrire la pianta fragile ed ancora vulnerabile nel suo primo stadio di crescita.

Voi fornirete ai cattolici la formazione necessaria per assicurare che la loro accettazione di Cristo, nutrita all’interno della Chiesa, diventi parte integrante del tessuto stesso delle loro vite senza scadere nella mediocrità o nel compromesso. C’è la necessità di formare dei laici responsabili e forti i quali riconoscano che la fede abbraccia ogni aspetto della vita, e che partecipino con coscienza alla missione della Chiesa all’interno della famiglia, del lavoro e della vita pubblica e sociale.

Gran parte degli sforzi della Chiesa sono rivolti alla formazione attraverso i vari istituti che sono stati creati in Indonesia, soprattutto quelli diretti dalle varie comunità religiose. Grande attenzione è stata rivolta allo sviluppo umano e questo è certamente uno scopo degno. Ma l’autentico sviluppo umano deve affondare le proprie radici in una evangelizzazione sempre più profonda. Forse è ora di trovare nuove forme di diffusione pastorale, in stretta collaborazione con i Vescovi, secondo lo spirito della parabola del Vangelo che loda lo scriba che fu capace di trarre dal suo tesoro “cose nuove e cose antiche” (Mt 13, 52).

La formazione non è soltanto per i laici. Anche i sacerdoti e i religiosi hanno bisogno di approfondire la propria fede attraverso lo studio e la riflessione permanenti per corrispondere al proprio stato di vita e alle necessità dei propri apostolati. Lo scopo è di crescere nella conoscenza e nell’amore di Cristo e della Chiesa - il suo insegnamento, il suo culto e la sua disciplina - cosicché possiamo essere sicuri “di esprimere la verità nell’amore” e di “crescere in ogni cosa verso di lui che è il capo, Cristo, dal quale tutto il corpo edifica se stesso nella carità” (cf. Ef 4, 15-16).

La riflessione sul futuro della Chiesa indonesiana dovrebbe prendere in considerazione anche i ruoli complementari del clero e dei laici, così come la loro unità nell’Eucaristia, che è “fonte e culmine di tutta l’evangelizzazione” (Presbyterorum Ordinis, 5) e “di tutta la vita cristiana” (Lumen Gentium, 11). La presenza di ministri sacri fra il Popolo di Dio è parte della sua provvidenza, ed io lodo i sacerdoti indonesiani i quali portano a termine con tanta fedeltà il ministero della Parola e dei sacramenti in comunione con i loro Vescovi. Sono consapevole del sacrificio e dei continui spostamenti ad essi richiesti per potere portare quella presenza ai fedeli.

Ma quando per il sacerdote è difficile portare il suo ministero unico alla gente, sorge la tentazione di ricorrere a delle alternative. Mentre sono ben accette nuove forme di servizio ecclesiale e di impegno laico, queste non possono però sostituire il ministero dei sacerdoti. Vi è una complementarità dei ruoli tra il clero ed i laici la quale e essenziale per la vita e la missione della Chiesa. Se di norma ai laici vengono affidati ruoli e responsabilità che sono di competenza dei ministri consacrati, allora la vita della Chiesa soffre e le comunità locali vengono private del ministero che spetta loro.

A questo proposito desidero rivolgere una particolare attenzione all’Eucaristia. Vorrei lodarvi per tutti gli sforzi compiuti per rinnovare la liturgia secondo le direttive del Concilio Vaticano II. Allo stesso tempo vi chiedo di dare una particolare importanza alla celebrazione dell’Eucaristia. Per molti cattolici indonesiani la Messa è un lusso riservato a pochi giorni dell’anno. Avendo appena partecipato al Congresso Eucaristico a Seoul, rimango fermo nella mia decisione di invitare tutti i sacerdoti indonesiani ad impegnarsi per rendere la Eucaristia il vero centro di ogni comunità.

La partecipazione alla vita ed alla missione della Chiesa non si limita alla liturgia. Vi sono molte forme di associazionismo cattolico che dovrebbero essere accettate e rinforzate, se sono considerate idonee ed utili in un determinato contesto socio-culturale. Anche in questa opera i sacerdoti ed i religiosi debbono svolgere un ruolo particolare.

6. Cari fratelli e sorelle, queste riflessioni riguardanti la vita della Chiesa indonesiana dovrebbero infondere in noi nuova speranza. La ricchezza di carismi tra le varie famiglie religiose, la crescita del clero diocesano, e la fede sempre più profonda del vostro popolo sono tutti segni di una nuova primavera dello Spirito che sta fiorendo in questa terra così generosamente benedetta da Dio.

Vi esorto ad usare saggiamente i doni di Dio. È stato tratto molto dai sacrifici e dalle scelte sagge di coloro che vi hanno preceduti. La loro decisione di divenire modelli di servizio ha favorito notevolmente la diffusione del Vangelo in Indonesia. Possiate essere ugualmente benedetti con il dono della saggezza in modo da poter proseguire l’opera della Chiesa in risposta alle ulteriori sfide dell’odierna evangelizzazione. Voi potete fare affidamento sulla ricchezza di doni spirituali che sono stati effusi sulla Chiesa. Potete contare soprattutto su “quella potenza di Dio che agisce dentro di noi, che in tutto ha potere di fare molto di più di quanto possiamo domandare o pensare” (cf. Ef 3, 20).

La Madre di Dio - tanto venerata fra voi - san Francesco Saverio - un grande evangelizzatore di questo Paese -, santa Teresa del Bambin Gesù - così cara ai cuori dei cattolici indonesiani -, ottengano per voi la grazia di perseverare nella fede e di essere coraggiosi testimoni del Vangelo.

Infine imparto a tutti voi la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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