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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL CONGRESSO DELLA
FEDERAZIONE NAZIONALE DEI CAVALIERI DEL LAVORO

Sabato, 21 ottobre 1989

 

Egregi signori.

1. Sono lieto di questo incontro con voi, uomini del mondo dell’imprenditoria, giovani universitari, convenuti con le famiglie a Roma in occasione del cinquattottesimo congresso nazionale dei cavalieri del lavoro.

Vi saluto tutti cordialmente, mentre ringrazio il senatore Alfredo Diana, presidente della federazione, per le parole deferenti a me rivolte, interpretando anche i vostri sentimenti.

Il vostro sodalizio, che raccoglie tutti coloro che sono stati insigniti dell’ordine al merito del lavoro nel campo dell’industria, dell’agricoltura e del commercio, ha come protettore il patrono d’Europa, san Benedetto, il quale fece del lavoro una regola di vita, uno strumento per l’elevazione dell’uomo e per la rinascita della società.

2. Voi sapete quale importanza la Chiesa annette alla realtà del lavoro, riconoscendo in esso un fattore determinante per lo sviluppo dell’uomo e per il progresso sociale e spirituale del mondo.

Il vostro sodalizio annovera uomini scelti fra coloro che si sono particolarmente distinti per spirito di imprenditorialità, per senso sociale e rispetto delle norme che regolano la vita aziendale. La vostra federazione, poi, fra gli altri scopi si propone quello dello studio dei problemi dell’economia e del lavoro, la formazione culturale dei giovani nell’ambito dell’orientamento all’università e alla professione.

3. Ebbene, nell’augurarvi che nel vostro alto senso di responsabilità abbiate sempre presente la visione globale dei problemi, la quale costituisce il fondamento di una vera giustizia, son certo che vi adopererete per formare i giovani al dovere, oggi per tutti urgente, di collaborare allo sviluppo della società (Sollecitudo Rei Socialis, 30).

Mentre vi ringrazio per la vostra visita, vi benedico tutti di cuore.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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