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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI SACERDOTI DEL PONTIFICIO COLLEGIO DI SAN GIROLAMO

Sabato, 21 ottobre 1989

 

Ricordo quando sono entrato per la prima volta in questo collegio. Credo fosse la fine di novembre o l’inizio di dicembre del 1962; allora ero vicario capitolare. Venni qui ad incontrare il Cardinale Seper, allora Arcivescovo di Zagabria. Fu come il primo incontro tra i due poli di due Chiese che avevano esperienze simili. La Chiesa croata aveva un’esperienza dolorosa. Il segno di questa esperienza è certamente la figura del Cardinale Stepinac; ma anche quella di tanti altri fratelli e sorelle della vostra Chiesa. L’esperienza che portavo allora con me, forse non era così radicale, ma le si avvicinava molto. Noi due venivamo da Paesi dominati dallo stesso sistema e per noi era molto importante poter scambiare esperienze ed anche opinioni e suggerimenti. Anche sul Concilio che era già a buon punto, ormai vicino alla sua prima sosta. Ecco, questo è il mio ricordo principale. Poi ce ne sono tanti altri perché, prima di divenire Vescovo di Roma, sono stato anche rettore per tanto tempo ed anche per questo ho visitato altre volte questo collegio. Anzi mi sono chiesto come mai, da quando sono Vescovo di Roma, non sono venuto prima a visitare il collegio. La decisione è giunta improvvisa in questi giorni e mi sono subito messo in cammino passando però dalla Corea, dall’Indonesia e da Mauritius.

Ammiro sempre, come lo ammira tutta la Chiesa, san Girolamo, il dalmata vostro connazionale, dei tempi passati. Al Cardinale Kuharic e a tutti gli altri Vescovi presenti voglio augurare la benedizione del Signore, che da loro si estenda a tutta la Chiesa in Croazia, in Slovenia ed in tutto il Paese, in un contesto pluralistico giacché con i cattolici convivono ortodossi e musulmani. Ho cercato più volte di recarmi in questo Paese, ma non mi è stato possibile fino ad oggi. E dunque per il momento mi accontento di pregare ogni giorno e non solo per il vostro popolo nella speranza che si presenti la possibilità di recarmici. Il vostro Paese non è lontano, anzi e più vicino della mia Patria, e certamente, è molto più vicino della Corea, dell’Indonesia e di Mauritius.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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