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DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II AI PARTECIPANTI AL CAPITOLO GENERALE DELL’ORDINE DEI SERVI DI
MARIA
Venerdì, 27 ottobre 1989
Carissimi fratelli.
Ringrazio vivamente il padre Hubert Moons nuovo priore generale del vostro
Ordine dei Servi di Maria, per il cordiale indirizzo che, anche a nome di tutta
la famiglia religiosa, ha voluto rivolgermi, e desidero esprimervi la mia gioia
per questo nostro incontro, che vuole idealmente collegarsi con quello che i
capitolari dell’ordine servitano ebbero nel 1974 col mio venerato predecessore
Paolo VI, che ebbe per voi parole piene di paterna confidenza e premura.
Voglio rifarmi anch’io a quel clima di fraterno colloquio cominciando col
rallegrarmi per i lavori del capitolo generale, per l’elezione del priore
generale e per l’opportunità e l’importanza dei temi che avete affrontato,
intesi da una parte a dar nuovo vigore alla vostra spiritualità e dall’altra ad
assicurarle un maggior dinamismo apostolico in relazione ai bisogni, alle
speranze, alle sofferenze ed ai valori degli uomini del nostro tempo. Mi
compiaccio in particolare per la capacità che l’ordine ha avuto di suscitare
nuove vocazioni nelle giovani Chiese dell’Africa e dell’Asia. Vedo in questo
fatto un segno assai confortante di speranza per il futuro della vostra famiglia
religiosa.
2. Nel tracciare le linee programmatiche per il futuro, vi siete giustamente
ispirati a quello spirito di servizio - servizio a Dio, alla Chiesa, all’umanità
- che ha animato ed anima l’amore che Maria stessa, la serva del Signore,
effonde in abbondanza nei vostri cuori. Avete opportunamente studiato, in
particolare, quali possano o debbano essere i nuovi tipi di servizio in
relazione a quelle nuove forme di povertà che si affacciano, spesso in modo
drammatico, sull’orizzonte del mondo contemporaneo. Vi siete così sentiti nello
spirito delle vostre costituzioni, “accanto alle infinite croci per recarvi
conforto e cooperazione redentrice”. Partecipi dei medesimi sentimenti della
Vergine Addolorata, avete voluto essere, come lei, “consolazione degli afflitti”
e “causa di letizia”. Ricordatevi, cari fratelli, della grande responsabilità
che avete come ispiratori e promotori di tali sentimenti verso tutte quelle
persone, che si rifanno alla spiritualità servitana.
3. La particolare attenzione che dedicate al mistero di Maria è e resta
l’elemento specifico del vostro carisma religioso e, pertanto, del vostro stile
di vita e della vostra missione. Ho percepito chiaramente questo vostro speciale
carisma, quando mi è stato dato di visitare alcuni vostri luoghi mariani, come
il santuario di Pietralba, quello della Madonna della Ghiara o della santissima
Annunziata di Firenze. E faccio mia anche la raccomandazione del vostro priore
generale uscente a mantenere viva ed a sviluppare l’operosa tradizione del
convento di monte Senario. Infatti il carisma di ogni famiglia religiosa non è
semplicemente un principio astratto, ma è un valore che si radica sempre in una
storia ed in un luogo privilegiato, al quale pertanto occorre attingere, per
rinverdire il messaggio ideale di cui quel luogo è segno e memoria. Esso perciò
deve essere sempre considerato come sorgente continua di ispirazione e di luce.
4. Vi raccomando in modo particolare l’attività del vostro centro teologico “Marianum”:
esso ha una responsabilità grande e delicata, nel campo della mariologia, per
tutta la Chiesa. Fate dunque in modo che si sviluppi in piena fedeltà e
comunione con il Magistero della Chiesa; in una sana e fervorosa libertà di
ricerca e di iniziative, in maniera da far veramente progredire la conoscenza
del dogma mariano.
Non cessate di dare sempre nuovo impulso all’attività missionaria ed
evangelizzatrice, con un occhio particolare a tutti quei popoli che maggiormente
si mostrano aperti e disponibili alla luce del Vangelo. Si tratta, generalmente,
dei poveri e degli oppressi. Sono essi infatti i destinatari dell’appello di
Cristo: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati ed oppressi, e io vi
ristorerò” (Mt 11, 28).
Ciascuno di voi, come un “altro Cristo” deve attirare intorno a sé i poveri,
offrirsi a loro nel nome di Cristo, offrire loro ciò che Cristo stesso offre:
“Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di
cuore, e troverete ristoro per le vostre anime” (Mt 11, 29).
5. Cari fratelli, permettetemi ancora una raccomandazione: quella della
fraternità. So che questa è una peculiare esigenza e virtù della vostra
spiritualità, nata in un clima di stretta collaborazione reciproca, di mutua
accettazione e comprensione, di amore e di stima reciproci, che tanto distinse
il gruppo dei sette santi fondatori. Quale esperienza privilegiata fu per loro!
Solitamente i fondatori sono singole persone, perché un’ispirazione così
delicata ed originale, com’è quella di una nuova fondazione, è molto personale.
Per voi, invece, non è stato così! Avete avuto anche in ciò un carisma speciale
di unità ed armonia fraterna. Conservate gelosamente questo tesoro
preziosissimo, sull’esempio e con l’intercessione dei vostri fondatori. E
diffondetelo nella Chiesa e nell’umanità, tanto bisognosa di armonia, pace e
mutua comprensione!
Con tali voti, invoco su di voi l’intercessione della Vergine santissima o -
come dite voi semplicemente - di “Santa Maria”. Ella continui a custodirvi sotto
il suo manto, secondo quell’antica rappresentazione che vi è cara. Ed io vi
benedico tutti di cuore, insieme con tutta la vostra famiglia spirituale.
© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana
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