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VISITA PASTORALE A TARANTO
DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II AL PERSONALE MEDICO E PARAMEDICO E AGLI OSPITI DELLA
«CITTADELLA DELLA CARITÀ»
Taranto - Sabato, 28 ottobre 1989
Carissimi fedeli!
1. Incontrandomi con voi in questa Cittadella della Carità, non posso non
esclamare: “Ecce quam bonum et quam iucundum habitare fratres in unum! - Che
cosa buona e lieta che i fratelli si trovino insieme!”. Sì, che cosa buona e
lieta essere riuniti qui, in un luogo, il cui solo nome è un messaggio e un
programma: Cittadella della Carità! Cioè una città, una casa fondata sulla
carità, fortificata dalla carità, propugnatrice della carità.
Con questi sentimenti vi saluto tutti con grande affetto: innanzitutto il
venerato fratello Guglielmo Motolese, Arcivescovo emerito di questa diocesi, il
quale nel 1983, quasi a suggello dell’anno santo e del suo lungo e fecondo
Episcopato tarantino, lanciò un grande appello alla solidarietà verso i più
bisognosi e diede l’avvio a questa coraggiosa iniziativa. Saluto con lui
l’attuale Arcivescovo, monsignor Salvatore De Giorgi, e tutti i benefattori e
collaboratori nella realizzazione di quest’opera.
Saluto, poi, con profonda benevolenza gli ospiti della cittadella, il
personale e i volontari, che qui prestano il loro servizio, come pure gli
ammalati delle diverse parrocchie e gli accompagnatori dell’UNITALSI, i membri
del centro volontari della sofferenza e del movimento apostolico non-vedenti.
Infine, il mio pensiero particolarmente affettuoso va a tutti i ragazzi delle
scuole catechistiche parrocchiali, qui convenuti, e ai fedeli di questo
quartiere “Paolo VI”, inaugurato dal mio venerato predecessore nella notte di
Natale del 1968.
2. La “Cittadella della Carità” è un’opera che fa onore a Taranto; è un atto
di coraggio, un monumento alla vostra sensibilità umana e cristiana!
Quando sarà completata, come sono stato informato, essa comprenderà varie
strutture per l’assistenza agli anziani soli e bisognosi, alle persone non
autosufficienti, ai malati di lunga degenza ed anche ai sacerdoti anziani. La
cittadella ha in programma ancora l’accoglienza di persone emarginate e
nullatenenti come pure una comunità per il recupero di tossicodipendenti. Sono,
inoltre, previsti una scuola di formazione al volontariato e un centro di studi
sull’emarginazione.
Tutta questa complessa struttura è coordinata dai vari servizi generali e
particolari, che la rendono tecnicamente efficiente ed accogliente.
Di fronte ad una iniziativa così articolata e lungimirante, sgorga spontanea
una parola di sincero plauso a chi ne è stato l’ideatore ed ai tanti
benefattori, che hanno già reso possibile l’apertura del primo nucleo.
La gara di generosità in cui si stanno impegnando singoli fedeli ed enti
pubblici dimostra la validità dell’opera e la bontà dei vostri animi.
Certo, è preferibile che ogni famiglia curi ed assista nel focolare domestico
i propri cari, anziani o malati; ma a volte, purtroppo, ciò non è possibile. La
“Cittadella della Carità”, allora, viene incontro sicura di poter contare ancora
sul “cuore” di Taranto. Una sicurezza fondata sulla Parola di Dio, che dichiara
beato l’uomo che si prende cura del debole (cf. Sal 41, 2).
La mia parola di incoraggiamento va in modo speciale ai volontari, che
prestano in vari modi il loro servizio, sia in questo luogo sia nelle diverse
associazioni, coordinate dalla commissione diocesana per la pastorale sanitaria.
Sapendo che “la carità non avrà mai fine” (1 Cor 13, 7), continuate con
grande generosità e delicatezza il vostro servizio. Servite l’uomo col cuore di
Cristo, servite Cristo nell’uomo che soffre. Alla scuola dei poveri,
sull’esempio di Maria, imparate a chiedere e a donare i primi “frutti dello
Spirito”, che sono carità e gioia, pace e pazienza (cf. Gal 5, 22).
3. Rivolgendo ora il mio pensiero a voi, cari anziani e malati, vi esprimo la
mia viva comprensione per le vostre sofferenze e vi assicuro il costante ricordo
nella preghiera. Voglio anche esortarvi ad essere sempre sereni e fiduciosi, ben
sapendo che l’intera storia dell’umanità fa parte di un disegno d’amore, eterno
e provvidenziale, del Padre. Ogni sofferenza, per quanto dolorosa e difficile da
sopportare, trova nella Pasqua di Cristo, la sua funzione salvifica. La malattia
è una sapiente maestra per tutti gli uomini! Confidate, quindi, sempre nello
Spirito del Signore e in Maria santissima! La recita del rosario vi accompagni e
vi consoli! Pregate anche per la Chiesa, per i sacerdoti e per le vocazioni
sacerdotali e religiose! Pregate per l’umanità intera!
Colgo l’occasione per estendere la mia esortazione anche a coloro che, nelle
strutture sanitarie pubbliche, sono a servizio dei malati e conoscono l’arte di
curare e guarire: sappiano essi esercitare anche l’arte di consolare e
confortare! Nella società odierna si è un po’ tutti tentati dalla fretta e
dall’individualismo; occorre reagire, specialmente, quando davanti a noi c’è un
fratello reso debole dall’età o dalla malattia. Grazie alla formazione etica e
professionale, l’operatore sanitario deve affinarsi spiritualmente, nella
convinzione che “non la scienza, ma la carità trasforma il mondo”, secondo la
lezione di quel medico santo del Sud, Giuseppe Moscati, che io stesso ho avuto
la gioia di iscrivere nell’albo dei santi due anni fa.
4. In questo nostro incontro lasciate, ora, che mi rivolga anche agli alunni
del catechismo ed ai loro insegnanti, ai genitori ed ai parroci. Anzitutto a
voi, alunni, va il mio saluto affettuoso e il mio incoraggiamento ad arricchire
la scuola di catechismo con l’ardore dello studio, la varietà dei vostri
interessi, l’assiduità della vostra presenza. Amate il catechismo come il
momento più bello delle vostre giornate! È Gesù che, in esso, vi parla, come già
ai piccoli della Palestina: ascoltate la sua parola, seguite i suoi
insegnamenti, restategli accanto come all’amico più grande e più vero. Sono poi
a conoscenza dell’impegno generoso con cui nelle parrocchie si è svolta l’opera
fondamentale dell’istruzione religiosa. Nelle difficoltà dei tempi attuali,
risuonano più forti le parole del divin Maestro al Padre: “Questa è la vita
eterna: che conoscano te, unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo”
(Gv 17, 3). La promozione di tale “conoscenza” impegna tutta la Chiesa
diocesana. Bisogna, pertanto, curare con assiduità la formazione dottrinale e
morale dei catechisti e delle catechiste, particolarmente con le scuole
vicariali, in modo che ogni insegnante sia davvero maestro qualificato e
testimone autentico di vita cristiana.
Nell’incoraggiare il lavoro di ogni parrocchia, vi invito a cercare sempre
l’unità attraverso utili direttive diocesane circa l’età e la preparazione ai
sacramenti dell’iniziazione cristiana, in modo che essi siano veri momenti di
approfondimento e di maturazione, tappe di un cammino spirituale, ecclesiale e
sociale. Tutto questo lavoro porterà frutti più duraturi se crescerà
l’istruzione religiosa nel periodo giovanile e nell’età adulta, con un maggiore
e più responsabile coinvolgimento dei genitori nel cammino di fede dei propri
figli.
5. Voglio rivolgere, infine, un pensiero particolare agli abitanti del
quartiere “Paolo VI”. Il nucleo iniziale delle famiglie di lavoratori dell’area
siderurgica è, oggi, di gran lunga cresciuto rispetto al Natale 1968; ormai la
zona abitata si è estesa in più direzioni e, con tenacia e fatica, si cerca di
provvederla di strutture sociali e di condizioni ambientali indispensabili per
una comunità in crescita. Il ritorno del Papa in mezzo a voi dica la concreta
attenzione con cui la Chiesa desidera vedervi circondati da tutti, ma anche
l’esigente fiducia che il Papa ripone in voi.
I problemi che vi assillano sono tanti, ma non perdetevi d’animo! Ognuno si
impegni per rendere sempre più umano e cristiano l’ambiente in cui vive. Molte
indubbiamente sono le necessità nel campo sociale, culturale, ricreativo: di
gran cuore auspico che si venga incontro ad esse con tempestività e sensibilità.
Tuttavia, il fondamento di una vita civile serena e dignitosa sta nell’amore
vicendevole e nel dialogo costruttivo, ispirati da quella carità che “non cerca
il proprio interesse . . . non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della
verità” (1 Cor 13, 5-6). Essenziale è che ognuno cerchi ogni giorno di
essere più buono, e quindi più coerentemente cristiano; essenziale è che cerchi
di aiutare, di soccorrere gli altri nelle necessità. Il resto viene di
conseguenza, e il Signore benedirà i vostri propositi e i vostri sforzi.
6. Carissimi! Lo stemma della “Cittadella della Carità” riproduce la figura
del pellicano, che secondo l’antica iconografia rappresenta l’amore sacrificale
di Gesù, il redentore, che dà il suo sangue e la sua carne come nutrimento e
riscatto degli uomini.
È un simbolo molto significativo: portatelo spiritualmente impresso nei
vostri animi.
Questo incontro sia per tutti voi uno stimolo potente a credere sempre di più
nella Parola di Cristo, ad amare e servire sempre meglio nel suo nome!
Con questi voti vi imparto di cuore la mia benedizione.
© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana
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