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VISITA PASTORALE A TARANTO

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON LE COPPIE DI SPOSI

Cattedrale di Taranto - Sabato, 28 ottobre 1989

 

Carissimi sposi.

1. Ringrazio il vostro Arcivescovo, e anche la coppia di sposi, per l’indirizzo di saluto rivoltomi a nome di tutti.

Ogni volta che entro in una cattedrale mi sento accolto da tutta la Chiesa particolare. Questa, sera, a conclusione della prima giornata a Taranto, sono lieto che siate voi, giovani coppie, a farvi interpreti della vostra Chiesa, insieme col vostro Pastore diocesano, nell’accogliere il Papa. La vostra festosa presenza, cari sposi, suscita, in questo antico tempio, un atmosfera di giovinezza e di speranza.

A voi e a tutte le coppie rivolgo un cordiale saluto, esprimendo la mia gioia. In mezzo al Popolo di Dio voi avete il vostro dono specifico: col sacramento del Matrimonio significate e partecipate il mistero di unità e di fecondo amore che lega Cristo alla Chiesa (cf. Lumen Gentium, 11). Tra voi il Papa conclude la sua giornata, gustando in un certo senso, di essere accolto nella vostra casa per rivedere con voi i momenti più significativi del vostro cammino.

Il ricordo della cerimonia delle recenti nozze è ancora vivissimo nel vostro cuore, con quello delle parole di augurio e di benedizione che il sacerdote vi ha detto in quel giorno dall’altare: nel nome di Dio e della Chiesa, alla presenza dei vostri cari, vi ha esortati con coraggio e fedeltà, alla vostra vocazione. Ora questo incontro ci consente di riannunciare la buona notizia del Matrimonio cristiano.

2. In questa luce vorrei raccomandarvi, anzitutto, di vivere la vostra unione in un clima di fede. L’amore cristiano non è solo frutto del proprio volere o del proprio sentire, ma è anche e soprattutto effetto della vita di grazia che opera nell’esistenza degli sposi. Essi, come cristiani, si amano sì col cuore umano, ma nel contempo, vorrei dire, si amano anche col Cuore di Cristo e nel Cuore di Cristo: è Cristo stesso che ama in loro e per mezzo di loro, se è vero che il cristiano può dire con san Paolo: “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me” (Gal 2, 20).

Questo pensiero, cari sposi, è tale da dare un grande conforto nelle responsabilità che vi attendono come primi educatori dei vostri figli; nelle gioie caste e profonde dell’unione a due; e anche nei momenti di prova, quando sembra venir meno la reciproca fiducia, quando sembra tanto difficile accettarsi vicendevolmente, quando le incomprensioni sembrano offuscare o quasi spezzare la sintonia e la comunione.

È Dio stesso che vi ha uniti! È lui che ha voluto e benedetto il vostro amore! È lui che può e vuole amare in voi ed attraverso di voi! L’amore, se abbandonato alla fragilità delle sole forze umane, non resiste alle difficoltà; ma, se radicato in Dio, sa restare fedele e temprarsi nella prova.

Il Matrimonio cristiano, cari sposi, è un’esperienza di fede da fare insieme, in un itinerario serio di formazione e di testimonianza, che culmina il giorno del “sì”, ma che si prolunga per tutta la vita.

3. L’amore tra i coniugi può andare incontro a crisi solo se è egocentrico e individualistico. Gli sposi cristiani sanno che ogni specie di amore, ma in particolar modo quello coniugale, deve trovare nel dono di sé il suo principio e la sua legge, per poter dare la felicità che promette. San Paolo ha offerto di ciò una splendida enunciazione nel capitolo tredicesimo della lettera ai Corinzi: “la carità - egli dice tra l’altro - tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (1 Cor 13, 7).

Senza la pratica di questa legge, qualsiasi forma d’amore finisce, a lungo andare, per raffreddarsi e diventare incapace di reggere alle prove. Ciò vale, in particolare, per l’amore coniugale, la cui finalità non si racchiude nell’ambito della sola esperienza terrena, ma si apre ad una prospettiva di vita eterna. È necessario scoprire nella persona amata l’immagine di Dio, in essa impressa, se si vuole che nasca per lei un amore senza fine. L’amore cristiano mette in luce tale immagine e, per questo, è garanzia di fedeltà reciproca. È ancora san Paolo (cf. Ef 5, 22-23) - come ho ricordato nella lettera apostolica “Mulieris Dignitatem” - ad annunciarci la novità della “sottomissione reciproca nel timore di Cristo . . . Mentre nella relazione Cristo-Chiesa, la sottomissione è solo della Chiesa, nella relazione marito-moglie la sottomissione non è unilaterale, bensì reciproca!” (Mulieris Dignitatem, 24).

4. Col Matrimonio, sposi carissimi, avete iniziato l’attuazione di un grande progetto: fondere le vostre persone fino a diventare “una sola carne” e far nascere, da questa stupenda unione, la vita, la vita dell’uomo. Siete collaboratori del Creatore nella diffusione e nell’educazione della vita umana. L’amore sponsale sfocia per sua natura nell’amore paterno e materno. Il vostro essere-padre ed essere-madre, tuttavia - voi lo sapete - va al di là del semplice fatto fisico, per divenire un generare spirituale. Ecco la vostra opera educativa! Siete chiamati a comunicare al frutto della vostra unione non solo i beni materiali, ma anche quei beni dello spirito e quelle virtù, quegli ideali e quei valori morali, che costituiscono l’eredità più preziosa. Per essa i vostri figli sapranno esservi grati. L’eredità dei beni materiali, per quanto importante, può essere “rubata dal ladro o consumata dalla tignola”; l’eredità di una vita fatta di esempi retti e santi è un tesoro che nessun ladro può rubare e nessuna tignola consumare (cf. Lc 12, 33).

5. Educare i propri figli all’onestà, alla lealtà, alla giustizia: ecco l’aspirazione di ogni buon genitore. Figli che siano l’onore dei genitori, certamente, ma che siano anche l’onore della Chiesa.

La formazione dei giovani alla scoperta della vita come dono e vocazione, alla purezza personale ed alla comprensione della dignità del Matrimonio, alle virtù sociali, umane e cristiane, è e resta sempre, per i genitori, un’arte difficile. Purtroppo, spesso essi lamentano di non essere sostenuti, nella loro opera educativa, dall’ambiente che li circonda e dai mezzi della comunicazione di massa, generalmente ispirati a criteri permissivi.

Nonostante queste difficoltà, sposi carissimi, contate sulla grazia di stato: essa vi abilita a compiere adeguatamente i vostri doveri di genitori e di educatori, aprendovi esaltanti prospettive di bene per i vostri figli. Quanto più sarete attratti dalle grandi mete cristiane, tanto più potrete far fronte con successo alle vostre responsabilità. Del resto, quanti genitori nella storia della Chiesa hanno avuto la grazia e la forza di educare figli buoni e retti, pur nel contesto di situazioni difficili! Quanti grandi santi hanno ricevuto il germe iniziale del loro cammino di perfezione in seno alla famiglia!

Come non ricordare qui una gloria spirituale di Taranto, il beato Egidio, nato non lontano dalla cattedrale, al pendio La Riccia, in una famiglia laboriosa e timorata di Dio?

6. La Chiesa di domani ha bisogno di voi, sposi carissimi. Siate coscienti della vostra alta missione e fate tesoro, abbondantemente, di tutti gli aiuti spirituali e le proposte pastorali che la Chiesa vi offre, a livello parrocchiale e diocesano, per rispondere alla vostra chiamata di sposi e di educatori. Assicurerete così, non solo alla comunità ecclesiale, ma anche alla società, la collaborazione più efficace e lungimirante. Infatti “la promozione di un’autentica e matura comunione di persone nella famiglia diventa prima e insostituibile scuola di socialità, esempio e stimolo per i più ampi rapporti comunitari all’insegna del rispetto, della giustizia, del dialogo, dell’amore” (Familiaris Consortio, 43).

L’incontro nella Basilica-cattedrale di san Cataldo ricordi a voi e a tutte le famiglie il profondo legame con la Chiesa locale, nel suo cammino storico, e il dovere di crescere nell’unità e nell’amore. Chiamati ad accogliere e a servire il dono ed il mistero della vita, sappiate sempre cercare il modello e la protezione di Maria e di Giuseppe, la madre ed il custode del Redentore.

Di cuore vi benedico, insieme con i vostri cari.  

Al termine il Santo Padre ha pronunziato le seguenti parole:

Non possiamo naturalmente esaurire questa tematica così profonda e diversificata come è la tematica della vostra vocazione e della vostra missione, umana e cristiana, ma tocchiamo almeno alcuni punti. Se potessi aggiungere una cosa che mi viene in mente a quanto ho già detto, vorrei incoraggiarvi, anche invitarvi a perseverare nella preghiera. Voi siete stati uniti in sacramento davanti a Dio e siete così uniti sempre, in ogni situazione. Questa unione davanti a Dio è già una preghiera esistenziale. La vostra esistenza, attraverso il sacramento, si è fatta tutta una preghiera.

Come non esprimere questa preghiera esistenziale, questa verità esistenziale del vostro Matrimonio? Come non esprimerla anche nella preghiera, liturgica, orale, meditativa? Come non inginocchiarci davanti a Dio Padre onnipotente che vi ha uniti, che vi ha fatti “una carne”, ma anche uno spirito, nel Cristo? E poi, carissimi, se si vuole trovare un ambiente per l’opera educativa di cui ho precedentemente parlato, se si vuol edificare un ambiente spirituale, educativo nella famiglia, si deve pregare. Non si può insegnare ai figli la verità di Dio se non si prega insieme con loro, perché questa verità di Dio si esprime con la preghiera e si trasmette con la preghiera. Vi invito di cuore a questa preghiera comune, comunitaria, matrimoniale, familiare. E così si possono superare le prove, vincere le prove e soprattutto rendere realtà quanto avete promesso davanti all’altare, davanti a Dio, promesso a voi stessi in questa stupenda alleanza matrimoniale, in questo patto a due in cui avete promesso la fedeltà, l’amore, e la perseveranza nella comunione matrimoniale, fino alla morte. Fatelo attraverso la preghiera. Cercate di realizzare, attuare quotidianamente questo grande progetto della vostra vita, attraverso la preghiera, basandovi sulla preghiera, traendo da essa la forza.

La preghiera non è solamente opera nostra in cui noi ci impegniamo, in cui noi ci portiamo davanti a Dio e verso la sua maestà infinita e la sua bontà. La preghiera è anche sorgente delle energie divine. È un dialogo delle forze. Noi veniamo davanti a lui, al nostro Dio e Padre, alla Santissima Trinità, davanti al Redentore, davanti allo Spirito Santo. Ma lui subito entra in dialogo con noi e vuole offrirci queste energie per cui la nostra vita si fa divina.

È quanto volevo aggiungere senza dilungarmi troppo. È bellissima questa composizione: la più antica cattedrale delle Puglie, dell’XI secolo, e i più giovani sposi della arcidiocesi di Taranto.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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