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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II ALLE PICCOLE SORELLE DI GESÙ NEL 50°
ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DELLA LORO FAMIGLIA RELIGIOSA
Castel Gandolfo - Lunedì, 11 settembre 1989
Care Piccole Sorelle di Gesù.
1. Nel vedervi qui, numerose e piene di letizia, penso istintivamente al
versetto del Salmo 94: “Venite, applaudiamo al Signore, / acclamiamo alla roccia
della nostra salvezza. / Accostiamoci a lui per rendergli grazie, / a lui
acclamiamo con canti di gioia”. Con piena verità voi potete aggiungere, con il
Salmo: “Il Signore . . . ci ha creati . . . / Egli è il nostro Dio, / e noi il popolo
del suo pascolo, / il gregge che egli conduce”. La vostra famiglia religiosa,
nata nella povertà più totale l’8 settembre 1939, mi fa pensare anche a uno dei
prefazi dei santi: “Padre santo, tu rinnovi senza tregua le forze della tua
Chiesa”. In realtà, accanto a congregazioni antiche, numerose e meritevoli, le
Piccole Sorelle di Gesù hanno ricevuto da Dio la grazia di inventare una
presenza nuova ed originale del mondo dei poveri, a imitazione di Charles de
Foucauld.
2. L’umiltà del fratello Charles de Foucauld, sempre alla ricerca dell’ultimo
posto, in un nascondimento che tutti i suoi discepoli cercano di continuare, non
accetterebbe da me l’elogio della vostra fondazione. Tuttavia, la verità e la
giustizia mantengono i loro diritti. A nome della Chiesa, rendo grazie di tutto
cuore per la fioritura evangelica prodotta dalle prime Piccole Sorelle e le
duecentottantanove fraternità di oggi presenti nei settori più sfavoriti o più
incompresi, come anche negli ambienti religiosamente meno favoriti.
Inoltre, è molto raro e quasi unico vedere una fondatrice partecipare al
giubileo della sua famiglia religiosa. Pur rispettando la sua volontà di
nascondimento, la Piccola Sorella Madeleine di Gesù mi consentirà di ricordare
almeno la formula che scandisce i suoi due volumi sulla nascita di una realtà
che ella non aveva considerato affatto l’embrione di una congregazione nuova e
cioè: “Dio mi ha preso per mano ed io, ciecamente, l’ho seguito”. Lo sviluppo
delle fraternità ha del prodigioso. Molti ostacoli si sono opposti alla
realizzazione del suo sogno sahariano. Era senza mezzi, con la salute precaria
ed era presto rimasta sola. Ma ha resistito grazie al suo forte carattere
lorenese e ancor più con l’aiuto evidente del Signore. Quante volte ha,
ripetuto, come fratello Charles: “Gesù è Signore dell’impossibile!”.
Oggi, senza contare le Piccole Sorelle già ritornate presso il Signore, le
“sue figlie” sono milletrecentocinquanta di cui centodiciotto giovani novizie.
Provengono da una sessantina di nazionalità e vivono in sessantaquattro paesi.
Chi non conosce le Piccole Sorelle di Gesù, pur così discrete? Il loro abito
religioso, molto semplice, - vorrei dire povero - attira gli umili e interpella
senza tregua i ricchi. Seguendo le orme dei Papi Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo
VI, che vi hanno dimostrato tanto interesse e sostegno, rendo grazie al Signore
di avervi suscitato per la Chiesa e il mondo di oggi.
3. Ora, desidero sottolineare e incoraggiare vivamente taluni aspetti
essenziali della vostra vita religiosa. Nelle vostre costituzioni, approvate
dalla congregazione competente il 25 dicembre 1988, la vostra consacrazione
religiosa è definita come un’esistenza vissuta nella vita ordinaria, seguendo
l’esempio di fratello Charles che, lui pure, fu affascinato dal mistero di
Betlemme e di Nazaret. Egli ha infatti approfondito e vissuto ardentemente il
dialogo filiale di Gesù con il Padre nel corso degli anni nascosti di Nazaret.
Care Piccole Sorelle, continuate su questo stesso cammino di spiritualità con
umiltà e risolutezza.
La vostra prossimità evangelica con le minoranze meno accessibili, gli uomini
e le donne più dimenticati o disprezzati, con gli ambienti caratterizzati dal
materialismo o perfino un certo ateismo, questa prossimità è la parte visibile
del vostro cammino verso il Padre. I poveri vi conducano a Dio! È un grande
mistero che il Figlio di Dio, povero tra i poveri, ha rivelato dicendo: “Chi
accoglie me, accoglie Colui che mi ha mandato” (Lc 9, 48). La via della
vostra santificazione passa attraverso il vostro sguardo e i vostri gesti di
bontà nei confronti dei poveri. È un dono prezioso del Signore. Non cessate di
rendere grazie!
4. Le vostre costituzioni insistono anche su un atteggiamento che precede ed
accompagna la carità: il rispetto di ogni persona. Alla sequela di Cristo e di
fratello Charles, la vostra vocazione è di riconoscere in ogni persona,
soprattutto la più disprezzata, un essere di speranza, un essere chiamato - al
di là e nonostante i suoi limiti, i suoi peccati e talvolta i suoi crimini - a
un avvenire completamente nuovo. Nel Vangelo, in effetti, Gesù non dice: questa
donna è una pubblica peccatrice. Egli afferma: i suoi peccati le sono rimessi
perché ha molto amato e la sua fede l’ha salvata (cf. Lc 7, 36-50). Gesù ammira
la povera vedova che mette il suo obolo nella cassetta del tempio e chiede di
imitare la sua generosità (cf. Lc 21, 1-4). Gesù non dice che il cieco
dalla nascita ha peccato lui o i suoi genitori. Egli stupisce tutti proclamando
che era necessario che si manifestassero in lui le opere di Dio (cf. Gv
9, 1-41). Quando Giuda lo tradisce, Gesù l’abbraccia e gli dice: “Amico” (cf.
Mt 26, 47-50). Nessuno ha mai rispettato gli uomini come quest’Uomo! Egli è
il Figlio unico di colui che fa brillare il sole sui buoni e sui cattivi. Care
Piccole Sorelle, diventate sempre più le umili testimoni del rispetto dovuto a
ciascuna persona!
5. Infine, attraverso tutta la vostra vita, come fratello Charles di Gesù,
dovete annunciare il Vangelo. Per inserirvi quotidianamente negli ambienti
segnati dalla povertà, è necessario che voi siate realmente in intimità con il
Salvatore dell’universo. Ogni giorno Dio vi concede di collaborare alla sua
creazione e di operare alla sua restaurazione, là dove l’uso pervertito della
libertà umana la sfigura. Questa vocazione, Charles de Foucauld l’aveva presa
sul serio quando scriveva: “Voglio gridare il Vangelo con tutta la mia vita”.
Voi ardete dello stesso zelo apostolico, senza chiasso. Attraverso l’ordinarietà
della vostra esistenza quotidiana, voi fate sì che quanti vivono a voi vicino
possano leggere nella vostra vita la buona Novella, e vedere nel suo riflesso
fedele il vero volto di Dio. Queste modalità di vita ordinaria sono
evidentemente le vostre relazioni di vicinato, le amicizie stabilite sul lavoro,
le vostre iniziative di solidarietà nei confronti degli uomini e delle donne a
cui siete vicini nella gioia e nelle prove, la vostra disponibilità ad
ascoltarli, consigliarli, risolvere i loro problemi quando ricorrono a voi, i
vostri momenti di preghiera da loro ben conosciuti, la celebrazione semplice ed
amichevole delle feste e degli anniversari e tante altre cose ancora. I gesti
più semplici possono parlare di Gesù Cristo. C’è un certo modo di essere e di
agire che è già una risposta all’attesa di quelli che si chiedono: “Queste
Piccole Sorelle, che cosa ci dicono del loro Dio?”.
Con tutta la Chiesa, auspico che ogni Piccola Sorella ricavi dalla
preparazione al cinquantenario della fondazione come nella celebrazione di
questo giubileo una reale giovinezza dell’anima, fatta di amore appassionato a
Gesù e ai suoi fratelli e sorelle poveri. La vostra storia è appena cominciata!
Il Signore onnipotente, nel mistero della sua piccolezza a Betlemme e del suo
nascondimento a Nazaret, susciti per gli anni a venire delle vocazioni generose
nel mondo intero, e vi ricolmi delle sue benedizioni!
© Copyright 1989 - Libreria
Editrice Vaticana
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