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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DEL LESOTHO
IN VISITA
«AD LIMINA APOSTOLORUM»

Castel Gandolfo - Venerdì, 15 settembre 1989

 

Cari fratelli nell’Episcopato.

1. “Grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo” (Fil 1, 2). Nell’accogliervi a Roma in occasione della vostra visita “ad limina Apostolorum”, il mio pensiero va naturalmente al nostro ultimo incontro, esattamente un anno fa, nel cuore del Lesotho. Ricordo con particolare gratitudine la calorosa ospitalità incontrata tra i cattolici nel vostro regno montagnoso. Anche se durante la mia visita non sono mancati taluni di quei drammi che fanno parte della vita della Chiesa nell’Africa meridionale, sono stato benedetto dalla possibilità di testimoniare la solidità della fede radicata nel vostro popolo, le sfide che sa affrontare, e la promessa che è per il futuro del Lesotho.

Oggi noi qui riuniti ancora proviamo dolore per l’improvvisa scomparsa dell’Arcivescovo Morapeli. Il suo amore per la Chiesa e la sua saggezza di Vescovo e Metropolita restano di esempio e di incentivo per il vostro ministero pastorale. Ricompensi il Signore il servo fedele nel suo eterno amore.

2. Una fede forte nel Signore Gesù Cristo esige che noi “ci rinnoviamo nello spirito della nostra mente” (cf. Ef 4, 23), e impariamo a giudicare ogni cosa alla luce del Vangelo. Ho visto con piacere che la vostra recente lettera pastorale ai cattolici del Lesotho ha richiamato tutti i membri della Chiesa a fare un esame di coscienza sul loro contributo di credenti cristiani alla vita della società. Nell’intraprendere questo auto-esame, la Chiesa del Lesotho guarderà a voi, i Vescovi, per avere guida e suggerimenti. Questo è molto giusto, perché proprio attraverso il ministero dei suoi Vescovi il popolo del nuovo testamento è guidato e diretto nel suo cammino verso l’eterna felicità (cf. Lumen Gentium, 21).

Vi assicuro il mio fraterno appoggio nell’edificazione del Corpo di Cristo nel regno del Lesotho. La recente convocazione di una assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi è un segno della mia “preoccupazione per tutte le Chiese” (cf. 2 Cor 11, 28). Questa assemblea sarà un’occasione per tutti i Vescovi africani di valutare alla luce della fede la presenza della Chiesa nella vita dei vostri popoli alla soglia del terzo millennio.

3. Cari fratelli, al centro del vostro ministero di successori degli apostoli c’è il compito di predicare il Vangelo e aiutare il popolo a voi affidato ad applicare le verità della fede nella loro vita quotidiana. Il Concilio Vaticano II ci ricorda che i Vescovi sono araldi e maestri autentici della fede - maestri, cioè, provvisti dell’autorità di Cristo stesso (cf. Lumen Gentium, 25).

Per rispondere a un mondo che desidera “vedere Gesù” (cf. Gv 12, 21), voi dovete incarnare nelle vostre persone la verità del Verbo divino e l’amore del Buon Pastore. Questo grande compito esige da voi una sempre più profonda configurazione di mente e volontà a Cristo, sommo sacerdote. La base per questa profonda imitazione di Cristo è già stata posta, per il dono dello Spirito Santo ricevuto alla vostra ordinazione episcopale. Per la grazia di Dio, voi siete stati resi capaci di sostenere la parte di Cristo stesso e agire in sua vece (cf. Lumen Gentium, 21). Come Pastori a immagine del Buon Pastore, voi siete chiamati a divenire “forma gregis”, il vero modello di quella fede fervente e di quella saggezza spirituale a cui sono chiamati tutti i cristiani. Dentro la Chiesa particolare, voi siete stati chiamati a discernere e ordinare i molti doni che lo Spirito elargisce per l’edificazione del Corpo di Cristo nella fede, nella speranza e nella carità.

4. Riflettendo sulla vita della Chiesa nel Lesotho, rendo grazie a Dio per i molti modi in cui il vostro ministero ha saputo portare la luce di Cristo al vostro Paese e al suo popolo. Ispirati dall’esempio e dalle preghiere del beato Joseph Gerard, avete portato avanti la grande opera della “implantatio” del Vangelo di Gesù Cristo nella mente e nel cuore della gente del vostro Paese. In mezzo a tensioni politiche e sociali, avete affrontato le necessità del vostro popolo con una lodevole sollecitudine per i valori morali e il desiderio di giustizia. In particolare, sono edificato dai pazienti e generosi sforzi fatti, in collaborazione con i responsabili di altre comunità ecclesiali, a favore degli esuli Basotho, il cui ritorno alla terra natale è un segno di speranza per il futuro del Lesotho, perché dove prevale la riconciliazione, l’amore, l’unità e la solidarietà rafforzano la determinazione del popolo di vivere in pace.

Vi esorto come “araldi e maestri autentici della fede” a compiere ogni sforzo per garantire che la fede cattolica sia sempre insegnata con cura e integralità a tutti i fedeli cristiani. Pochi aspetti del vostro ministero episcopale sono altrettanto importanti, perché la vitalità della Chiesa del Lesotho dipenderà dalla buona formazione nella fede del clero e dei laici. L’esame di coscienza che avete proposto ai cattolici del Lesotho porterà frutto solo se verrà fatto alla luce di una conoscenza pratica e adeguata della Parola di Dio e dell’insegnamento della Chiesa.

5. A questo proposito, desidero sottolineare l’importanza di una solida catechesi, attuata da persone generose e ben preparate. Nell’esortazione apostolica Catechesi Tradendae, ho affermato che “ogni battezzato, per il fatto stesso del Battesimo, possiede il diritto di ricevere dalla Chiesa un insegnamento e una formazione che gli permettano di raggiungere una vera vita cristiana” (Catechesi Tradendae, 14). Il lavoro della catechesi è un aspetto indispensabile del più ampio lavoro dell’evangelizzazione. Quando il credente ha ascoltato l’annuncio del Vangelo e accettato Cristo, egli o ella deve crescere in Cristo, e ponendosi alla sua sequela, “imparare a pensare come lui, a giudicare come lui, ad agire in conformità con i suoi comandamenti, a sperare secondo il suo invito” (Catechesi Tradendae, 20).

La crescita di una forte identità cattolica, radicata nell’imitazione di Cristo e in una salda conoscenza della dottrina, è cruciale per il successo della missione della Chiesa nella società contemporanea. Quando un popolo giovane si trova ad affrontare serie sfide per la fede e la fedeltà alla legge di Cristo, ha bisogno degli strumenti che gli consentiranno di condurre una vita degna della vocazione ricevuta. Una catechesi globale lo renderà capace di fronteggiare le sfide in modo pienamente cristiano e pienamente africano. Un ambito particolare del vostro impegno pastorale deve essere sempre la formazione di catechisti impegnati e ben preparati che conoscono e amano Cristo e desiderano condividere la fede della Chiesa con tutti quelli che incontrano.

Un luogo privilegiato di catechesi nel Lesotho è stato e continua ad essere la sua rete di scuole cattoliche. Queste scuole, e i religiosi consacrati e i laici che le dirigono, hanno avuto un impatto molto positivo sulla società. Hanno prodotto generazioni di studenti in un’atmosfera di apprendimento ispirata dalla fede che vede ogni conoscenza all’interno del disegno divino sul mondo e sul genere umano. Voi siete giustamente preoccupati per la qualità dell’educazione religiosa impartita nelle scuole e nei corsi di preparazione ai sacramenti nelle parrocchie. In molti aspetti, le scuole cattoliche svolgono un compito importante nella vostra società. Spero che qualsiasi difficoltà possano incontrare venga affrontata in un reale spirito di buona volontà e che le autorità pubbliche continuino a dar loro il sostegno necessario.

6. Un altro settore di primaria importanza per il futuro della Chiesa nel Lesotho è la formazione dei futuri sacerdoti. Anche qui, il vostro dovere di “maestri della fede” deve condurvi ad assicurare un’adeguata formazione nelle verità della dottrina cattolica e nella vita apostolica. Può darsi che in questo vi si richieda un particolare sacrificio. I seminaristi hanno bisogno della presenza e della guida dei vostri migliori sacerdoti - che siano capaci di ispirare ai giovani un profondo amore del Signore e un incrollabile impegno in una vita di zelo apostolico. Ci sono davvero pochi compiti in cui un sacerdote potrà avere una così profonda efficacia sul futuro della missione della Chiesa. “Spes messis in semine”: la speranza della messe dipende dalla generosità con cui il seme viene sparso.

Il sacerdozio ministeriale cui sono chiamati i vostri seminaristi è una partecipazione al sacerdozio di Gesù Cristo, che per la nostra salvezza “umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte” (Fil 2, 8). In un’epoca che esalta lo “status” sociale, il sacerdote è chiamato a servire gli altri, soprattutto i più poveri e bisognosi. Per questo motivo, la formazione spirituale, che è una parte così importante dell’educazione nel seminario, deve sottolineare la figura di Gesù come colui che è venuto tra noi per servire (cf. Lc 22, 27). Scopo della formazione deve essere rafforzare lo zelo nel servire gli altri, che si radica nella gratitudine per il dono ricevuto.

I religiosi e le religiose che operano nel Lesotho danno un grande contributo alla vita delle vostre Chiese locali. Le loro iniziative educative, assistenziali e pastorali sono indispensabili. Ma soprattutto essi danno alle vostre comunità la testimonianza della loro consacrazione religiosa. segno del Regno di Dio ed espressione di un amore preferenziale per Cristo che può aiutare tutti i membri della Chiesa al compimento dei loro doveri cristiani (cf. Lumen Gentium, 44). È compito vostro sostenerli in questo più profondo aspetto della loro vita consacrata e chiamata alla santità.

7. Cari fratelli: nel farvi partecipi di queste mie riflessioni, vi incoraggio nel vostro ministero a favore del Popolo di Dio. Mentre affrontate le sfide del presente e del futuro, non cessate di trarre nuova fiducia e speranza dalla grazia di Dio che opera nel cuore dei credenti. In questo, avete un esempio evidente nella vita del beato Joseph Gerard, la cui santità personale e abbandono alla volontà di Dio ha guidato tutto un popolo a Cristo.

Grato al Padre per tutti i suoi doni, vi chiedo di trasmettere il mio affetto e incoraggiamento ai miei fratelli e sorelle delle Chiese di Maseru, Leribe, Mohale’s Hoek e Quacha’s Nek. Dite loro nuovamente che il Papa li ama e prega per loro, perché possano crescere nella grazia e nella gioia che vengono dal servire il Signore con fedeltà e gratitudine. A loro e a voi, Pastori, imparto di cuore la mia apostolica benedizione, invocando su tutti voi l’amorosa protezione di Maria, madre della Chiesa.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana 

 

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