The Holy See
back up
Search
riga

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD UN GRUPPO DI PELLEGRINI DI POMEZIA
NEL 50° DI FONDAZIONE DELLA CITTÀ

Castel Gandolfo - Giovedì, 21 settembre 1989

 

Venerato fratello nell’Episcopato,
cari fratelli e sorelle!

1. Vi ringrazio per la vostra visita, con la quale avete voluto festeggiare il cinquantesimo anniversario di fondazione della città di Pomezia, sita presso l’antichissima Ardea, quasi a significare una continuità ideale tra le origini della civiltà romana e la vitalità di quel popolo - il vostro, appunto - che da quelle lontane origini proviene, e che continua a dar prova di quello spirito civilizzatore, che ha caratterizzato, nei secoli, la cultura latina.

Una parola particolare di ringraziamento al vostro Vescovo, monsignor Dante Bernini, che ha avuto l’amabilità di rievocare la mia visita a Pomezia di dieci anni fa, ed in special modo il mio incontro con i lavoratori, e mi ha altresì tracciato un quadro sintetico della storia, della situazione e delle prospettive della vostra città.

Lo sviluppo di Pomezia si fonda sull’impegno non solo civile, ma anche religioso dei suoi abitanti. I fondatori della città - ha detto il Vescovo - “hanno sentito la necessità di ritrovarsi intorno alla Parola di Dio ed alla Eucaristia”, ad imitazione, quasi, dello spirito benedettino - e non per nulla la prima parrocchia fu intitolata a san Benedetto, grande promotore della civiltà cristiana. Quanti centri abitati, infatti, nel corso dei secoli, in Europa ed anche fuori, sono sorti attorno al monastero benedettino, come conseguenza dell’opera di bonifica, di valorizzazione dell’ambiente e di promozione economica, sociale e culturale, che quei venerandi monaci hanno sempre condotto nel nome di Cristo.

2. Sono contento anche di sapere che si è realizzata la parrocchia di san Bonifacio, secondo quanto auspicavo nel mio precedente incontro con voi. Il generoso gesto dell’ordinariato militare tedesco, che vi ha aiutato nell’attuazione economica del progetto, è stato veramente significativo e, direi, commovente, quasi a simboleggiare l’unità ideale e reale dell’Europa, quell’Europa che ricevette in larga parte la sua ispirazione cristiana dai figli di san Benedetto - e san Bonifacio era di questi -, quell’Europa che viceversa, venendo meno l’alimento dei principi sociali e morali del Vangelo, ha potuto conoscere, appena poche decine di anni fa, il baratro di un’immane ed inaudita carneficina.

La vostra cittadina, dunque, cari fratelli e sorelle, per la sua stessa storia e per le sue memorie storiche, è come un segno di riconciliazione e di speranza. Essa non è nata semplicemente, come sappiamo, dalla spontaneità delle esigenze naturali o da uno stato di necessità, ma - insieme con altre località del Lazio - per una precisa e deliberata volontà civilizzatrice; essa è nata da un coraggioso patto sociale, che ha visto l’accordo e la collaborazione di popolazioni diverse - inizialmente venete ed emiliane - legate dalla coscienza del comune destino umano e dalla ferma volontà di realizzarlo secondo i principi di giustizia, di solidarietà e di fratellanza. Ed a questi primi nuclei regionali, col passare del tempo, se ne sono aggiunti altri, provenienti da tutta Italia, ed anche dall’estero. Il vostro centro abitativo, anche se piccolo rispetto ad altri, offre dunque un esempio di convivenza e collaborazione fra persone di diversi paesi, mentalità e culture, nello sforzo, faticoso ma nobile ed esaltante, di sviluppare un progetto che, nato da una volontà di civiltà, deve essere portato avanti con la medesima prospettiva.

3. Cari fratelli e sorelle, vi incoraggio in questi nobili propositi! Sentitevi personalmente chiamati a cooperare a questa grande impresa, ciascuno secondo i doni ed i compiti ricevuti: voi laici, soprattutto all’edificazione della società, ma anche a quella della Chiesa; i pastori, all’edificazione della Chiesa e, indirettamente, a quella della società. Il tutto alla luce del Vangelo e nella mutua collaborazione. Umanizzare il mondo, perché esso prepari l’avvento del Regno di Dio, che, quaggiù, è già in germe nella Chiesa, e attende di completarsi nella patria del cielo.

Costruite la Chiesa, perché essa sia “luce del mondo” e “sale della terra”, fermento di liberazione e promozione dell’uomo sul piano naturale come su quello soprannaturale, annuncio di una prospettiva di salvezza e di dignità che oltrepassa i confini della natura umana e raggiunge la condizione gloriosa dei figli di Dio. Ecco il cammino del cristiano.

Non vi spaventino le difficoltà. In certo senso è normale che ci siano, perché, affrontate e risolte con l’aiuto di Dio, esse danno occasione di provare e rafforzare la nostra virtù. L’importante è costruire sulla roccia. Sulla roccia della parola evangelica. Su quella “roccia” che è Pietro. Allora le bufere non potranno abbattere la nostra casa.

A tutti imparto con affetto la mia benedizione.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana 

 

top