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VISITA PASTORALE A PISA, VOLTERRA E LUCCA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
DURANTE LA VISITA AGLI OSPITI
DEL «CENTRO ITALIANO DI SOLIDARIETÀ»

Lucca - Sabato, 23 settembre 1989

 

Carissimi giovani!

1. La Chiesa considera un dono la vostra presenza al suo interno, così come essa vuole essere un dono per voi.

E lo è attraverso la disponibilità verso di voi di operatori sociali e di volontari del servizio civile, che, con questo impegno, non scelgono una professione, ma uno stile di vita improntato all’accoglienza, all’ascolto, alla sobrietà, alla corresponsabilità.

La droga, infatti, è il sintomo evidente di una società che non riesce più a vivere i veri valori e spinge chi ne fa parte all’egoismo, all’incomunicabilità, alla solitudine. In questo clima le mete da perseguire diventano il denaro, il potere, la carriera, i beni di consumo: si e disposti a pagare qualsiasi prezzo pur di ottenerli!

Questo male, insito sia nelle persone che nelle strutture, chiede di essere vinto con un nuovo impegno di responsabilità all’interno delle strutture della vita civile e, in particolare, mediante la proposta di modelli di vita alternativi.

Le varie istanze pubbliche, a livello nazionale e internazionale, sono chiamate a porre un freno all’espandersi del mercato delle sostanze stupefacenti. Per questo occorre che vengano, innanzitutto, portati alla luce gli interessi di chi specula su tale mercato; siano, poi, individuati gli strumenti e i meccanismi di cui ci si serve; e si proceda, infine, al loro coordinato ed efficace smantellamento. Occorre, inoltre, operare per lo sviluppo integrale di quelle popolazioni che, per la loro sussistenza si dedicano alla produzione di tali sostanze. Al tempo stesso, si cercherà di promuovere reti collegate di servizi che operino per una reale prevenzione del male e sostengano il recupero e il reinserimento dei giovani, che ne sono coinvolti.

2. Ma tutto ciò non è sufficiente: è necessaria anche la proposta di valori e di modelli di vita alternativi.

È soprattutto su questo piano che la Chiesa si sente interpellata, perché dare un significato all’esistenza di un giovane è già per se stesso combattere la droga. Con alto senso profetico, quando ancora non si coglieva in tutta la sua drammaticità il problema del diffondersi della tossicodipendenza, il mio predecessore Paolo VI richiamava l’attenzione del mondo su questa piaga tremenda. Io stesso, nel mio primo anno di pontificato, ho denunziato l’urgenza di proporre ai giovani valori capaci di orientarne la vita e la necessità di mettere l’uomo al centro della riflessione sul male sociale della droga. La Chiesa è tornata sul problema della tossicodipendenza in un’occasione solenne come il Sinodo dei Vescovi del 1980 e ha ribadito i principi che animano il suo operare in questo così delicato ambito della vita personale e sociale. Lo stesso vostro Arcivescovo è intervenuto più volte in merito, levando la sua voce insieme a quella di altri illustri e stimati Pastori. Da allora si sono moltiplicate le iniziative e i servizi, che la Chiesa ha ispirato e guidato, chiedendo e suscitando la collaborazione di tutti.

Essa sa di poter contare, a questo fine, proprio sulla vostra esperienza, quella delle vostre famiglie, e di coloro che nei centri e nelle comunità si dedicano al vostro aiuto per uscire da questa triste esperienza e avviare una esistenza personale e sociale improntata ai valori della dignità umana, della responsabilità, della condivisione e del servizio.

Per questo, vi dicevo, la Chiesa è un dono per voi, a motivo di ciò che è in grado di offrirvi; e, allo stesso tempo, voi siete un dono per la Chiesa, per la testimonianza che potete offrire e la sfida al cambiamento e alla ripresa che, col vostro esempio, voi costituite.

Voi, giovani, che siete passati attraverso il dramma della tossicodipendenza, e voi, giovani, che nella scelta coraggiosa del volontariato e del servizio civile offrite modelli alternativi di realizzazione personale e familiare, dimostrate con chiarezza che la droga si combatte non soltanto con provvedimenti di ordine sanitario e giudiziario, ma anche - e soprattutto - instaurando nuovi rapporti umani, ricchi di valori spirituali ed affettivi. Solo così, infatti, si può ridare senso pieno alla vita, suscitando in chi si trova in difficoltà rinnovato entusiasmo nella lotta quotidiana e ravvivando in lui la fiducia nella vittoria finale.

I modelli che vi proponete - quello dell’accoglienza e dell’ascolto, come sono vissuti nei vostri centri, e quello della corresponsabilità e della collaborazione, proprie delle vostre comunità - sono modelli validi, perché capaci di orientare verso scelte e atteggiamenti ispirati ai valori evangelici della povertà, del servizio e della condivisione; essi dimostrano che è possibile aiutare gli interessati a vincere la droga, e porre concrete barriere all’espandersi sociale del fenomeno.

3. Carissimi giovani, mentre vi esorto a continuare la vostra coraggiosa esperienza, vi assicuro che sono accanto a voi con la preghiera e con la mia benevolenza, in segno della quale vi imparto ora la benedizione apostolica.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana 

 

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