The Holy See
back up
Search
riga

VISITA PASTORALE A PISA, VOLTERRA E LUCCA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON I RAPPRESENTANTI DELLA CHIESA LOCALE

Cattedrale di San Martino (Lucca) - Sabato, 23 settembre 1989

 

Venerato fratello nell’Episcopato, fratelli e sorelle carissimi!

1. Ricambio innanzitutto il cordiale saluto rivoltomi dal Pastore della diocesi, che si è fatto interprete dei vivi sentimenti di devozione della Chiesa lucchese verso il successore di Pietro, il quale è oggi con voi per adempiere il principale dovere del suo ufficio, quello di confermare nella fede i fratelli.

Confermare nella fede! In verità, questo compito eminentemente sacerdotale non riguarda solo il Papa, ma si estende ai Vescovi e a tutti i sacerdoti. Per questo il sacerdote dev’essere particolarmente ricco di fede, per poterla trasmettere agli altri; saldo nella fede, per poter aiutare gli altri nelle tentazioni e nelle debolezze; illuminato nella fede, per poter svelare agli altri le false dottrine contro la fede, i “falsi cristi e i falsi profeti” (Mt 24, 24), come dice il Signore Gesù.

Occorre, dunque, crescere nella fede: è un cammino che voi sacerdoti carissimi, potrete compiere seguendo, tra l’altro, con particolare attenzione quanto la vostra arcidiocesi vi propone nel campo della formazione sacerdotale permanente. La vita di fede non può essere un qualcosa di statico e ristagnante, perché le immutabili verità del Vangelo devono essere sempre meglio conosciute ed applicate nella vita di tutti i giorni; e voi, cari sacerdoti, dovete essere i primi in questo sano spirito di ricerca, stimolando gli altri in questa direzione.

2. La perseveranza sul cammino della verità è assicurata, soprattutto per quanto concerne la fede, da una profonda volontà di comunione ecclesiale, in unità con colui che, per mandato di Cristo è, nella diocesi, il principale fautore e responsabile di tale comunione e di tale unità: il Vescovo. Non basta essere uniti in un modo qualunque: occorre essere uniti attorno a quella parola di verità che è annunciata dal Vescovo, nel nome del Signore e nel nome della Chiesa universale. L’unità nasce dalla verità e si consolida nella carità; ma è anche vero che nell’unità e nella comunione fraterna attorno al Vescovo, sempre meglio possiamo crescere nella verità e sempre meglio possiamo viverla.

Il presbiterio è tenuto a dare ai fedeli della Chiesa locale uno speciale esempio di unità interna sulla base della retta fede. Per questo tramite il popolo credente trova assistenza e aiuto sulla via della salvezza. L’opera del Vescovo, attraverso l’unità del presbiterio, riceve quella efficacia che da essa ci si attende.

3. La comunione diocesana non è facile da realizzare: come ogni forma di carità fraterna, richiede che siamo pronti a rimuovere quelle escrescenze dell’orgoglio e dell’egoismo che sempre sottilmente tendono ad insinuarsi anche nell’opera di noi sacerdoti, provocando divisioni che compromettono l’unità ecclesiale. D’altra parte, non è possibile attuare questa salutare ascesi senza un sincero amore per la Croce, che porta con sé anche quello spirito di umiltà e di obbedienza di cui Cristo - modello eterno del sacerdote - ci ha dato supremo esempio.

È questa totale e sincera disponibilità alla verità, conquistata al prezzo di un’ardua disciplina, che allarga la nostra intelligenza di fede, e rende generoso il nostro cuore, così da farci autentici missionari ed apostoli della Parola di Dio, in leale spirito di servizio ai fratelli e di rinuncia ad ogni desiderio di autoaffermazione. È nel sincero e totale amore per il Vangelo, che noi sacerdoti possiamo affrontare la fatica della disciplina che la nostra missione richiede, e fare veramente presa sulle anime, conducendole con sicurezza alla santità.

La devozione alla santa Croce e al Volto santo, che segna profondamente la fede e la pietà di questa Chiesa particolare, trovi efficace espressione nella vostra personale ascesi, soprattutto in un così delicato settore della vita ecclesiale, qual è la ricerca dell’unità del presbiterio.

4. La continua vigilanza su noi stessi, la pratica generosa del sacrificio, la continua revisione della nostra vita sacerdotale devono essere accompagnate da un’altrettanta vigile attenzione, ricca di spirituale discernimento, ai problemi, ai valori, alle carenze della società contemporanea. Solo così potremo ordinare il nostro cammino di fede al bene della società e trovare, di rimando, nei valori di quest’ultima un incentivo a vivere meglio il nostro impegno ministeriale.

Il sacerdote è certamente maestro della fede nei confronti della società, ma, nel contempo, quanti utili suggerimenti per la sua stessa vita sacerdotale egli può ricavare da una intelligente lettura delle realtà temporali, nelle quali non mancano mai tracce dell’azione dello Spirito.

5. Ed ora a voi, carissimi religiosi e religiose, voglio rivolgere una parola. Nella Chiesa voi siete un particolare richiamo ai valori evangelici della penitenza, della perfezione, della santità, della contemplazione. Siete un annuncio vivente di quella nuova umanità che dovrà realizzarsi nella futura risurrezione. E ciò avviene e deve avvenire in molteplici forme, secondo lo splendore visibile del carisma proprio di ciascuno dei vostri istituti. La vostra testimonianza, se vissuta in pienezza e fedeltà, è estremamente bella ed utile per la vita della Chiesa: mentre da una parte dovete mostrare al mondo i comuni valori che vi qualificano universalmente come persone totalmente votate alla causa del Vangelo e del Regno di Dio, dall’altra dovete anche mostrare al mondo la meravigliosa e provvidenziale varietà dei modi, delle forme e dei gradi, con i quali quei valori comuni, secondo il dettato delle vostre rispettive costituzioni e regole, devono realizzarsi, in conformità, peraltro, ai bisogni particolari dei tempi e dei luoghi, nei quali siete chiamati ad operare.

La visibilità, anche esteriore, dell’appartenenza ad un dato istituto non è priva di una sua utilità ecclesiale: siate perciò sempre rispettosi delle norme, in merito, del vostro istituto, evitando forme esteriori che sminuiscano l’apporto del vostro carisma al cammino di fede del Popolo di Dio.

6. Se la missione del religioso e della religiosa è quella di richiamarci ai valori della trascendenza, quella del laicato, come sappiamo, è di operare la purificazione e la santificazione dei valori temporali e storici alla luce del Vangelo. Il lavoro del laico nella Chiesa e come membro della Chiesa consiste, più specificamente, nel far sì che il messaggio evangelico diventi luce, lievito, anima e fermento delle molteplici realtà associative della vita di quaggiù: dalla comunità familiare, a quelle della scuola, del lavoro, della cultura, della politica e di tutte le libere manifestazioni dello spirito umano, dalle più semplici alle più complesse.

Una particolare responsabilità di voi, carissimi fratelli e sorelle laici, è data dalla vostra presenza nel contesto sociale e politico. In tale campo la vostra opera, per le virtù proprie e la particolare competenza che la devono distinguere, è veramente insostituibile. Né il sacerdote né il religioso possono avere la vostra competenza specifica, soprattutto se si tratta di affrontare temi e problemi particolarmente complessi ed impegnativi; e, d’altra parte, il sacerdote e il religioso svolgono una missione che, per la sua necessità, non può essere intralciata od ostacolata da altre attività, per quanto importanti esse siano.

7. Un altro aspetto della vitalità dei laici nella Chiesa è il sorgere incessante di gruppi, movimenti, associazioni, aventi loro specifiche qualificazioni e finalità. Occorre certamente, in questo campo, un attento “discernimento degli spiriti”, ed in ciò il pastore delle anime ha una particolare responsabilità. Esiste nella vostra arcidiocesi la consulta diocesana per l’apostolato dei laici, che ha precisamente lo scopo, sotto la presidenza dell’Arcivescovo, di riconoscere, valutare, promuovere, aiutare e coordinare il sorgere e il diffondersi della vita associativa laicale di questa Chiesa locale.

Vi chiedo di guardare con fiducia a questo organismo e di sentirlo, come veramente è, al vostro servizio. Certamente anch’esso è composto da esseri umani fallibili come tutti gli altri; per questo occorre da parte di tutti un costante esercizio di carità, di pazienza, di umiltà e di spirito di collaborazione, perché possa essere praticato il discernimento e promosso lo sviluppo, in questo campo complesso, in piena sintonia con ciò che lo Spirito suggerisce alla vostra Chiesa.

Voglio ricordare, infine, l’importanza, per voi laici, dello spirito missionario: il che vuol dire, fondamentalmente, mettersi a disposizione del Signore - come Maria santissima - per ciò che egli vuole operare in voi e mediante voi, per il bene dei fratelli.

Maria, modello supremo di disponibilità missionaria, vi ottenga dal Padre celeste la luce e la forza dello Spirito, lo Spirito di Gesù, per il compimento della vostra missione.

Maria ispiri a tutta questa eletta assemblea della Chiesa lucchese - sacerdoti, religiosi e laici - un nuovo fervore, un nuovo slancio missionario per l’edificazione di una nuova era cristiana di promozione umana e di presenza di Dio tra gli uomini, mentre a tutti imparto di cuore l’apostolica benedizione.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana 

 

top