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VISITA PASTORALE A PISA, VOLTERRA E LUCCA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA CITTADINANZA E ALLE AUTORITÀ DI LUCCA
IN PIAZZA NAPOLEONE

Sabato, 23 settembre 1989

 

Carissimi cittadini di Lucca!

1. A voi tutti il mio saluto cordiale, insieme con un grazie sincero per la calorosa accoglienza. Sono vivamente riconoscente all’onorevole Pier Mario Angelini, che mi ha recato il saluto del governo italiano; e grato sono pure al signor sindaco per l’indirizzo che mi ha rivolto anche a nome dei colleghi e dell’intera popolazione, di cui ha efficacemente tratteggiato le caratteristiche, i problemi, le speranze.

Sono venuto con gioia, carissimi lucchesi, in questa vostra città, che ama legare la propria storia al “Volto Santo”. Sono venuto per rendere omaggio alle vostre antiche tradizioni di fede: da tempi remoti Lucca ha accolto il dono del Vangelo, l’ha conservato nei secoli, continua ad annunciarlo, oggi.

Già nel 343-344 la vostra città è citata negli atti del Concilio di Sardica, ove è registrata la presenza del Vescovo Massimo. La serie ininterrotta dei successori degli apostoli giunge fino al vostro Arcivescovo Giuliano Agresti, che ha tanto sollecitato questa mia visita e al quale porgo il mio fraterno saluto.

2. Un segno eloquente della fede dei vostri padri, carissimi cittadini di Lucca, sono le belle ed antiche chiese, i monasteri, le pie istituzioni caritative, che costellano la città, suscitando l’ammirazione dei visitatori. Spetta però a voi, lucchesi di oggi, mostrare che questa fede è viva ancora ed è capace di tradursi nelle opere richieste via via dal mutare dei tempi. La vostra città, e il territorio che la circonda, hanno conservato ancor oggi quella dimensione “a misura d’uomo”, che esalta le libertà individuali, respinge le massificazioni, fa sviluppare le capacità di iniziativa, rende la collaborazione tra le persone e i gruppi una possibilità reale ed arricchente.

Tutto ciò è indubbiamente merito vostro. Vi esorto a perseverare in questa linea di rispetto per l’uomo e per le sue esigenze personali e sociali.

Gli strumenti da usare concretamente per realizzarla dipendono dalla vostra responsabilità e sono legati alle vostre scelte. Essi però devono essere ogni volta confrontati con l’insegnamento del Vangelo sull’uomo, sulla sua vocazione terrena e insieme trascendente, come anche con la parola che la Chiesa, “esperta in umanità”, (Pauli VI, Populorum Progressio, 13) dice oggi, e può dire “anche in futuro, intorno alla natura, alle condizioni, esigenze e finalità dell’autentico sviluppo” (Sollicitudo Rei Socialis, 41) delle persone e dei popoli.

Continuate dunque, cari lucchesi, con rinnovato impegno, con generosità, con intelligente responsabilità in questo cammino, che fu tanto lodevolmente praticato dai vostri antenati.

3. Vi sono in ciò di esempio i vostri santi: donne del popolo, come Zita e Gemma, educatrici come Elena Guerra, dedite ai malati come Maria Domenica Brun Barbantini, missionari come Angelo Orsucci, sacerdoti e religiosi come Giovanni Leonardi e Antonio Maria Pucci; tutti sono l’espressione delle vostre virtù collettive.

Se essi vi rappresentano nelle vostre qualità migliori, voi avete il dovere di seguirne le orme nei due campi, nei quali essi si sono esemplarmente espressi: l’amore per Dio e l’amore per il prossimo; l’amore per Dio che diventa sorgente di amore più grande per il prossimo.

Non a caso voi avete una antica e grande tradizione di volontariato, che è insieme libertà di iniziativa e superamento degli egoismi personali e di gruppo. A voi la mia lode e il mio incoraggiamento a proseguire su questa strada eminentemente evangelica.

Molti sono i problemi che interpellano la vostra comunità cittadina, come il sindaco ha ricordato. Tra questi primeggia sicuramente l’impegno di offrire ai giovani una prospettiva di vita serena per il futuro, mediante la profferta di occasioni di lavoro dignitoso e di benessere economico. Ciò suppone anzitutto la capacità di mettersi in ascolto dei bisogni e il coraggio di saper tentare, se necessario, soluzioni nuove.

Gioverà a questo fine l’efficace collaborazione tra le pubbliche istituzioni, le associazioni che qui sono in buon numero di ispirazione cristiana, la Chiesa in tutte le sue articolazioni.

Ma ricordate che “la pura accumulazione di beni e servizi . . . non basta a realizzare la felicità umana . . .; al contrario, l’esperienza degli anni più recenti dimostra che, se tutta la massa delle risorse e delle potenzialità, messe a disposizione dell’uomo, non è retta da un intendimento morale e da un orientamento verso il bene del genere umano, si ritorce facilmente contro di lui per opprimerlo”. Infatti, “l’avere oggetti e beni non perfeziona di per sé il soggetto umano, se non contribuisce alla maturazione ed all’arricchimento del suo essere, cioè alla realizzazione della vocazione umana in quanto tale” (Sollicitudo Rei Socialis, 28).

4. Occorrerà, pertanto, adoperarsi con energia perché la presente generazione e quelle che verranno non smarriscano quel mondo di valori cristiani su cui la vostra città ha costruito la sua storia gloriosa.

Occorrerà, in particolare, che l’intera comunità prenda rinnovata coscienza del fondamentale ruolo che la famiglia è chiamata a svolgere in essa e si impegni a salvaguardarla dai molti pericoli che la insidiano.

Quando la famiglia non è in grado di assolvere ai compiti che la natura stessa, e Dio creatore, le hanno affidato, gli sforzi delle organizzazioni sociali, e persino della Chiesa, per il futuro del mondo, rischiano di essere frustrati.

Purtroppo essa è oggi sottoposta a spinte disgregatrici, che rischiano di comprometterne - soprattutto nella coscienza dei giovani - le proprietà essenziali: l’unità, l’indissolubilità e la stessa missione di educazione dei figli. È necessario un grande sforzo unitario per contrastare questi fermenti negativi. Sostenere, favorire, difendere la famiglia, anche attraverso adeguate scelte di politica sociale, significa garantire il futuro stesso della nazione.

Chiedo a tutti voi un impegno rinnovato in questo senso; una civiltà come la vostra, che ha sempre riconosciuto la centralità del valore dell’uomo e delle sue libertà, è il terreno adatto per mettere in atto ogni iniziativa, dalla cultura alla solidarietà, finalizzata alla tutela di questa cellula primordiale della società e, quando essa mancasse, alla promozione di forme, per quanto possibile, adeguate di supplenza.

So che la vostra arcidiocesi è impegnata nell’accoglienza alle mamme, ai bambini soli, agli ex carcerati. State pure promuovendo case-famiglia per gli anziani e per i dimessi dagli ospedali psichiatrici. Sono opere importanti e mi auguro che gli enti pubblici, oltre ad assolvere i loro doveri istituzionali anche in tali settori, sappiano valorizzare l’apporto di queste iniziative ecclesiali. Unendo così gli sforzi, continuerete ad alimentare e ad esaltare il vostro secolare umanesimo.

Lucchesi, siate fieri di tutto ciò che la vostra città sa esprimere come risposta ai bisogni di chi è incapace di provvedere da solo a se stesso. Elevo una particolare preghiera al Signore Gesù, il “Volto Santo”, che i vostri padri proclamarono “re dei lucchesi”; egli vi guidi nel risolvere i nuovi problemi che la società contemporanea propone. Sentitevi dentro la storia, in profonda solidarietà con tutti gli uomini: solo così potrete far avanzare la vostra comunità sulla strada dell’autentico progresso.

Sappiate guardare in faccia a questo mondo, con i suoi valori e con i suoi problemi, con le sue inquietudini e con le sue speranze. È in questo mondo e non in un altro che i cristiani devono essere sale e luce, per recare il loro contributo alla vittoria del bene sulle forze del male.

Con questi sentimenti invoco la benedizione di Dio sul vostro impegno e su quello di tutte le persone di buona volontà: il “Volto Santo” del Signore sia sempre presente ai pensieri e alle opere degli abitanti di questa città e ispiri i lucchesi di oggi, di domani, di sempre!

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana 

 

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