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VISITA PASTORALE A PISA, VOLTERRA E LUCCA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON LE RELIGIOSE DELL’ARCIDIOCESI DI PISA

Duomo di Pisa - Domenica, 24 settembre 1989

 

Carissime religiose.

1. Sono molto lieto di questo incontro. Saluto in voi una componente eletta della comunità diocesana, una sua parte preziosa ed insostituibile. Con le qualità proprie della donna consacrata, voi contribuite in modo determinante alla vita ed allo sviluppo della Chiesa locale, alla sua crescita nella fede e nella santità, ed alle sue molteplici attività indirizzate alla promozione umana, alle opere della giustizia e della misericordia e, in definitiva, al bene della stessa società civile.

Saluto in voi, sorelle carissime, le valide ed operose collaboratrici, in primo luogo, dei sacerdoti, che si votano completamente alla causa del Regno di Dio e, più in generale, di tutti coloro che sentono l’urgenza di porsi a disposizione del Signore e dei suoi piani misteriosi, per accendere nel cuore degli uomini la fiamma di quel “fuoco” (Lc 12, 49), che Cristo è venuto a portare sulla terra.

Anche a nome della comunità diocesana il Papa vi ringrazia per quello che siete, per la testimonianza che date mediante la risposta generosa e totale alla chiamata del Signore.

2. Vedo riunite, in questa bella cattedrale, non solo le suore di vita attiva, ma anche le monache claustrali benedettine e domenicane, totalmente votate alla contemplazione nel silenzio, nella solitudine, nell’offerta orante di se stesse. Voi, care sorelle, spendete la vostra vita nella preghiera, perché l’amore di Cristo trionfi nelle anime scacciando i fermenti dell’errore, dell’odio, della divisione e del peccato; perché il mondo comprenda questo amore infinito e possa essere rinnovato e redento dalla luce della grazia.

Grande, pertanto, è la vostra missione, care sorelle! Anche se siete nascoste, la vostra testimonianza resta sempre un punto di riferimento essenziale per tutta la comunità diocesana. Molta parte del fervore spirituale della diocesi trae alimento dal vostro contatto costante col mistero divino. Dai vostri monasteri si riversa su tutta la diocesi un’onda di grazia, a conforto delle anime che sono alla ricerca della verità e della pace, che solo Dio può dare. Nella potenza dello Spirito, voi potete e dovete “consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siete consolate voi stesse da Dio” (cf. 2 Cor 1, 4).

La clausura non separa le comunità contemplative dalla realtà diocesana; al contrario, essa si pone, a suo modo, come il segno e la condizione materiale di una più profonda comunione con la Chiesa locale. La separazione fisica, regolata dalle leggi canoniche e dagli usi monastici, è tutta in funzione di una maggiore unità d’intenti, d’amore e di collaborazione soprannaturale, in virtù della comunione dei santi, col Corpo mistico di Cristo.

3. La comunione invisibile delle varie comunità religiose con la Chiesa locale, si esplicita grazie alla mediazione del Vescovo, al quale va la responsabilità di collegare tra loro le varie componenti della diocesi, siano esse di vita attiva o di vita contemplativa. Come è importante, care sorelle, di vita attiva e di vita contemplativa questo vostro collegamento reciproco! Quanto fruttuoso per la vostra santificazione, e quanto efficace per la testimonianza da dare al mondo! Vi esorto tutte, pertanto, ad incrementare la collaborazione tra voi per un autentico servizio alla Chiesa locale. Il carisma di cui un istituto gode sia di giovamento anche agli altri e, anziché assolutizzare la propria esperienza spirituale, ciascun istituto sia sempre pronto ad apprezzare quella degli altri, in modo che, grazie a questa stima reciproca, sia accresciuta l’efficacia apostolica di tutti.

4. Nell’attuazione di questo scopo altissimo vi sarà di grande aiuto il far riferimento, di comune intesa, alla paterna guida che vi viene dal vostro Arcivescovo per il tramite del suo rappresentante, il vicario episcopale per i religiosi e le religiose, che ringrazio per le parole che mi ha rivolto.

L’opera di sostegno e di coordinamento, da questi svolta, vi consentirà di avere una visuale d’insieme più precisa dei bisogni della diocesi e di scoprire i campi dove l’impegno pastorale è più urgente. L’individuazione di tali “priorità” è oggi particolarmente doverosa: la scarsità delle forze disponibili induce, infatti, ad un uso delle stesse, che non indulga a dispersioni o sprechi.

Ciascun istituto, pertanto, pur senza venir meno agli obblighi derivanti dalla fedeltà al proprio carisma, dovrà aver sempre una speciale attenzione alla situazione generale della Chiesa pisana. In altre parole, occorre evitare che sia esagerata la portata delle autonomie giuridiche e delle finalità interne, affinché l’istituto non finisca per ripiegarsi su se stesso, trascurando le necessità pastorali della diocesi, nella quale vive ed opera.

5. Un impegno urgente per gli istituti religiosi è sicuramente quello della pastorale vocazionale e giovanile. Voi, religiose, avete sempre svolto una funzione insostituibile in questo campo delicato della formazione umana e cristiana. Per quanto poi riguarda la pastorale delle vocazioni non di rado voi potete arrivare là dove lo stesso sacerdote incontrerebbe difficoltà.

È importante che in quest’opera di promozione vocazionale sappiate essere totalmente disinteressate, tenendo conto soltanto di ciò che, nella scelta concreta della strada da percorrere, corrisponde meglio alle predisposizioni personali del soggetto. Non sono le anime al servizio degli istituti, ma gli istituti al servizio delle anime. Promuovere le vocazioni vuol dire aiutare il giovane o la giovane a scoprire il piano di Dio su di sé e ad accoglierlo con generosa disponibilità.

Un ambiente particolarmente adatto, anche se non sempre facile, per un’opportuna formazione dei giovani in questa città, è costituito dai pensionati universitari da voi gestiti. È chiaro che per tale azione formativa si richiedono persone altamente specializzate, che sappiano unire alle capacità morali ed educative una preparazione culturale specifica. Occorre infatti che la religiosa sia in grado di rispondere alle domande e di soddisfare alle esigenze spirituali ed umane connesse sia con quel particolare periodo della vita che con l’esperienza universitaria in atto. Se un istituto si assume questo incarico, è necessario che si impegni a fornire i propri elementi degli strumenti culturali adeguati per farvi fronte. Mentre vi do atto volentieri, care sorelle, di quanto già fate in questo campo, vi esorto a qualificare ulteriormente la vostra presenza, per cooperare sempre meglio col Signore, che certo non manca di operare in tanti cuori giovanili.

Rendo atto a tutte voi, sorelle carissime, del grande impegno con cui collaborate su tutto il territorio diocesano in varie forme di pastorale a favore dei giovani: scuole, oratori, istituzioni caritative e assistenziali.

Vi ringrazio per la generosità con cui operate e tutte vi invito a perseverare in questa opera di bene.

6. A conclusione di questo incontro, auguro a tutte voi, sorelle carissime, di poter approfondire sempre più la vostra vocazione: questa è la cosa importante, a prescindere dal posto particolare nel quale Dio, attraverso i vostri superiori, vi ha messo.

È l’esercizio di questa fedeltà e di questa perseveranza - a volte crocifiggente ma sempre fruttuosa - che vi dona quella pace alla quale aspirate e rende certamente feconda la vostra testimonianza. La Vergine Maria, che è in modo speciale modello per tutte voi, e della quale voi siete come una vivente immagine, vi conduca ad una conoscenza sempre più profonda del mistero di Cristo, “nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza” (Col 2, 3).

Ed io di cuore vi benedico insieme con i vostri cari e con tutti coloro ai quali prestate il vostro generoso servizio di carità.

Prima di lasciare le religiose, il Santo Padre così si rivolge all’assemblea.  

Una benedizione particolare alle suore ammalate e anche una preghiera: che siano sempre vicine con i loro sacrifici.

Vedo che la maggioranza delle suore qui presenti è composta da Italiane, ma c’è una forte minoranza di suore del Kerala, Indiane. Auguro a tutte le giovani di Pisa, dell’Europa, come anche dell’India, di seguire Gesù in questa vocazione splendida, in cui si esprime il mistero sponsale. Cristo sposo, la Chiesa sposa. E la Chiesa sposa siete specialmente voi, vergini consacrate, espressione di questo carattere della Chiesa sposa. Vi auguro di continuare questo mistero.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana 

 

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