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DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II DURANTE LA TRADIZIONALE «PESCA» CON I
DIPENDENTI
Castel
Gondolfo - Martedì, 26 settembre 1989
Il mio soggiorno estivo comincia sempre con la santa Messa celebrata la prima
domenica e si conclude, come oggi, con questo incontro di congedo e la
tradizionale “pesca”. Questa “pesca”, è, come ha ricordato il direttore, un
momento anche gioioso perché porta con sé un dono piccolo o grande, più o meno
prezioso, ma imprevisto, inatteso o forse anche atteso. E ciò corrisponde
perfettamente alla struttura della nostra vita, al suo dinamismo, poiché in essa
ci troviamo continuamente di fronte a doni imprevisti, e anche a delle
sofferenze, a delle ferite impreviste, a gioie, dunque, e a tristezze. Ecco
possiamo dire che la vita umana sia in questo senso molto simile ad una “pesca”.
Vorrei tornare però a quella Messa con la quale iniziammo la nostra
coesistenza estiva in queste Ville. L’Eucaristia non ci parla di un dono
fortuito, di un dono passeggero, che dà gioia perché l’abbiamo “pescato”. Ma ci
parla di un dono assoluto, ci parla della grazia di Dio, ci mette sempre davanti
agli occhi la realtà della nostra fede, della nostra esistenza cristiana, ci
porta la presenza di Cristo, Figlio di Dio che si è fatto uomo e ha dato se
stesso per noi, per ciascuno di noi, per farci vivere in modo nuovo, a sua
immagine, come figli di Dio. Allora ogni volta che celebriamo la Messa, ogni
volta che partecipiamo a questo sacrificio incontriamo un Assoluto, un Assoluto
che viene da Dio, un’assoluta bontà, un’assoluta verità, la grazia. La grazia è
la vita nuova di ciascuno di noi, ma in Dio. E questo è un destino non
passeggero, non fortuito: è un dono definitivo col quale diventiamo ricchi,
anche se siamo poveri; diventiamo nuovi, anche se siamo vecchi; diventiamo
giovani, anche se siamo anziani. Io oggi concludendo con la “pesca” il mio
periodo di permanenza tra voi, faccio tornare al mistero eucaristico la vostra
attenzione per centrare i miei auguri soprattutto su quella realtà, sul mistero
della grazia divina con la quale Dio stesso, per il tramite dello Spirito Santo,
ci fa essere nuovi, giovani, ricchi e felici nella prospettiva della felicità
eterna. Questo è quanto esprime la santa Messa e tutto questo corona la nostra
esistenza transeunte, passeggera.
Voglio così formulare il mio augurio in quest’ultima giornata tornando alla
prima; voglio augurare questo bene soprannaturale, questo bene che non cambia,
che non si perde. Voglio augurarlo a ciascuno di voi, alle vostre famiglie, ai
più anziani che conoscono bene il peso della vita ed hanno già una piena
esperienza dell’esistenza terrena, ed anche a questi giovani che affrontano il
futuro, cercano le strade della loro vocazione, della loro professione, e lo
auguro anche a questi più piccoli per i quali la vita è ancora un’incognita e
dunque la vivono ancora felici nella inconsapevolezza di quello che la vita
realmente è, ma questo è un loro diritto. Vi auguro dunque questo bene della
grazia, un bene che Dio ha previsto per ciascuno di noi, ancor più che questo
piccolo bene che il Papa e gli organizzatori hanno previsto per questa serata,
perché il dono di Dio è stato previsto nella prospettiva della nostra esistenza
perenne, immortale.
Con questo augurio ringrazio tutti per il contributo che ciascuno di voi
porta nella vita di questo bene comune che sono le Ville di Castel Gandolfo. Vi
benedico tutti, presenti ed assenti, in particolare il più giovane, quello
appena nato.
© Copyright 1989 - Libreria
Editrice Vaticana
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