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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DEL PERÙ
IN VISITA
«AD LIMINA APOSTOLORUM»

Venerdì, 29 settembre 1989

 

Cari fratelli nell’Episcopato.

1. Siate i benvenuti in questo incontro collegiale che è per me motivo di profonda gioia e che mi consente di condividere le vostre preoccupazioni e soddisfazioni e conoscere le aspirazioni e le speranze che vi spronano alla costruzione delle comunità che il Signore ha affidato alle vostre cure pastorali.

In questi momenti di intimità il mio pensiero si rivolge a tutte le diocesi che rappresentate, ai vostri sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli tutti. Vi ringrazio vivamente per questa visita che avete preparato con tanta cura e che viene a rafforzare il vincolo interiore che ci unisce nella preghiera, nella fede e nell’amore operoso.

Durante i colloqui personali che abbiamo avuto, ho riscontrato ancora una volta la vitalità delle vostre Chiese particolari, che sento tanto vicine al mio cuore di Pastore. Sono ancora vive nella mia mente le intense giornate dei miei pellegrinaggi apostolici nel vostro Paese, nel corso dei quali i cattolici peruviani hanno mostrato in ogni momento uno speciale affetto ed adesione al successore di Pietro.

Questo incontro mi offre inoltre l’opportunità di manifestarvi la mia gioia e la mia gratitudine per il vostro generoso impegno nel perpetuare la missione dell’annuncio del Vangelo perché “la Parola del Signore si diffonda e sia glorificata” (2 Ts 3, 1) e sia proclamata ed instaurata la potestà di Dio su tutta la terra. Voi, quali Vescovi, siete i principali responsabili della costruzione e della crescita delle Chiese locali che vi sono state affidate. Come principio visibile di comunione (cf. Lumen Gentium, 23) è vostra missione quella di consolidare l’unità del Popolo di Dio sulle solide e ferme basi della verità, della fede e della carità. Per raggiungere quegli obiettivi non dovete cessare di promuovere la retta trasmissione della fede ed il rispetto per la disciplina comune di tutta la Chiesa (cf. Lumen Gentium, 23), vedendo in ciò una concreta manifestazione del vostro amore verso il gregge di Cristo.

2. Qualche volta è stato possibile pensare erroneamente che la libertà di indagine del teologo ed il pluralismo ecclesiale limitano la portata della vigilanza del Pastore sulle dottrine che mettono in pericolo l’unità del gregge e la stessa vita cristiana. Ciò nonostante, sappiamo bene, per la testimonianza del Buon Pastore (cf. Mt 18, 12-14; Lc 15, 4-7; Mt 26, 31; Mc 6, 34; Gv 10, 1-15. 26-29; 21, 15-17), che nulla deve ostacolare la vigilanza di un Vescovo sulla crescita della porzione di Popolo di Dio affidato alla sua cura, nella costante aspirazione che i fedeli in Cristo crescano nella verità della fede, si rafforzino nella speranza e si infiammino di zelo nella carità (cf. Christus Dominus, 12. 15). Oltre a ciò, l’ardore della carità deve portare il Pastore a venire incontro a quanti hanno smarrito la via, invitandoli, con premura, a correggere la rotta e chiamandoli nuovamente alla pienezza della fede della Chiesa ed a rendere esplicita la loro adesione agli insegnamenti e agli orientamenti del Magistero (cf. Conf. Episc. Peruviae, Documentum de teologia liberationis, 73).

D’altra parte, come ho avuto occasione di farvi presente durante il nostro ultimo incontro a Lima, “la vita urbana del Perù, scossa da anni dalla violenza e dal terrorismo, dalla povertà, dal traffico della droga, dal deterioramento della morale e da altri mali, non può restare in alcun modo al margine della vostra parola orientatrice” (Limae, allocutio ad episcopos peruanos, die 15 maii 1988: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XI, 2 [1988] 1430).

3. Il grande compito del momento attuale è quello di promuovere la rinnovata evangelizzazione e riconciliazione delle vostre Chiese locali, affinché così evangelizzate e riconciliate siano a loro volta evangelizzatrici e riconciliatrici di tutti quanti ne hanno bisogno (cf. Pauli VI, Evangelii Nuntiandi, 13; Reconciliatio et Paenitentia, 8-9). Le molteplici fratture che sorgono dal peccato degli uomini e che si riflettono in una crisi di valori ed in strutture ingiuste sono ostacoli alla realizzazione delle persone ed alla loro crescita in dignità. Dimostrando il loro contrasto con il disegno di Dio, queste fratture manifestano l’urgente bisogno di un’evangelizzazione portatrice di amore, di autentica pace, di perdono, di fratellanza che porti la riconciliazione ai cuori infranti dal dolore, vittime della violenza, emarginati dall’odio.

La nuova evangelizzazione in cui, con la Chiesa pellegrina in altre nazioni latinoamericane, siete impegnati, implica un profondo rinnovamento della vita di ciascun cristiano e della comunità ecclesiale nel suo insieme. La Chiesa, formata da uomini che sono segnati dall’impronta del peccato. è insieme “santa e sempre bisognosa di purificazione” e ciò richiede l’instancabile applicazione alla penitenza e al suo rinnovamento (cf. Lumen Gentium, 8), riaffermando la piena fedeltà, e rifiutando ogni riduzione della verità evangelica. “Il vostro ufficio di Pastori e maestri della fede comprende in modo ineludibile l’obbligo di discernere, chiarire e proporre rimedi alle deviazioni che si presentino, ogni qualvolta si renda necessario” (Liame, allocutio ad episcopos peruanos, die 15 maii 1988: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XI, 2 [1988] 1430).

4. Le necessità più urgenti che riscontrate nella realtà del Perù hanno il loro culmine nell’insieme delle circostanze che minacciano l’uomo concreto che soffre dinanzi ai colpi della crisi economica, dinanzi a situazioni che attentano alla sua dignità umana e al suo diritto a una vita degna della sua condizione di persona e dinanzi all’insicurezza e alla violenza che minano la fratellanza fra connazionali. È proprio per cercare di dare una risposta a una situazione tanto angosciosa e alle cause profonde radicate nel peccato e nella crisi dei valori, avete proclamato che la maggiore ricchezza che la Chiesa possa offrire ai Peruviani per giungere al rinnovamento della vita personale e alla riconciliazione sociale è Gesù Cristo (cf. Conf. Episc. Peruviae, Nuntius de hodierna situatione, 1). Soltanto un incontro personale e sincero con il Signore può aiutare a raggiungere la vera pace, la giustizia, la fortezza, l’amore, la riconciliazione cui anelano i cuori dei Peruviani.

Come avete ben detto, la crisi ha la sua origine nel cuore degli uomini. Dinanzi a tanta confusione e dolore è indispensabile tornare all’uomo; approfondire la sua personale identità per scoprire le autentiche vie che conducono al senso pieno della vita umana e alla realizzazione del disegno di Dio per la società. E come si può fare ciò senza la luce di Cristo? Come farlo senza ricorrere a colui che mostra all’uomo la sua identità in quanto uomo? (cf. Gaudium et Spes, 22). È per questo che la Chiesa desidera “che ogni uomo possa ritrovare Cristo, perché Cristo possa, con ciascuno, percorrere la strada della vita, con la potenza di quella verità sull’uomo e sul mondo, contenuta nel mistero dell’Incarnazione e della Redenzione, con la potenza di quell’amore che da essa irradia” (Redemptor Hominis, 13).

5. Il rinnovamento della vita sociale passa attraverso l’annuncio del Signore Gesù, che salva, libera e riconcilia l’essere umano. La Chiesa, di conseguenza, fedele alla sua missione, deve porre un’attenzione particolarissima nell’annuncio del Vangelo quando viene incontro all’uomo nella sua realtà concreta, con le sue angosce e speranze. Il compito di annunciare il Vangelo di Gesù Cristo spetta a tutti i credenti. Ciò nonostante i sacerdoti, “resi partecipi in modo speciale del sacerdozio di Cristo” (Presbyterorum Ordinis, 5), quali immediati collaboratori dei Vescovi (cf. Lumen Gentium, 21) e collaboratori del disegno salvifico di Dio, rendono manifesta la salvezza in Cristo mediante la celebrazione dei santi misteri (cf. Presbyterorum Ordinis, 22), come araldi e ministri della riconciliazione di Cristo sino ai confini della terra (cf. 2 Cor 5, 18; At 1, 8).

Vegliate pertanto affinché i sacerdoti, convocati dal Signore quali vostri collaboratori, possiedano una solida formazione umana, intellettuale e spirituale. Osservate bene le qualità dei chiamati al sacerdozio, poiché è preferibile avere meno sacerdoti che permettere che quanti non possiedono i requisiti dovuti accedano alla vita sacerdotale.

Poco fa abbiamo ricordato con la Chiesa dell’America Latina il ventesimo anniversario della conferenza di Medellin. Già allora, accogliendo gli orientamenti del Concilio Vaticano II, i Vescovi latinoamericani dicevano: “Venga curata l’integralità dottrinale dinanzi ad una tendenza verso novità non sufficientemente fondate. Si insista inoltre su un approfondimento che raggiunga, se è possibile, un alto livello intellettuale, tenendo presente in particolare la formazione del Pastore” (Medellin, 13.17; cf. Optatam Totius, 15 et 16; Pauli VI, Allocutio in aperitione II Conferentiae generalis episcoporum Americae Latinae, die 24 aug. 1968: Insegnamenti di Paolo VI, VI [1968] 403 ss.).

Insieme al Vescovo, servitore di una Chiesa serva di Dio, il sacerdote deve lasciarsi compenetrare affinché il servizio di Cristo aderisca al suo essere e si esprima in un atteggiamento cordiale, fraterno, al di sopra di ideologie o gruppi, per annunciare il Signore, per trasmettere salute, per portare gioia e consolazione a coloro che più soffrono, ai poveri, a quanti non hanno voce, a quanti vedono schiacciata la propria dignità umana.

6. La Chiesa riconosce con gratitudine ed apprezzamento l’enorme opera che le famiglie religiose hanno sviluppato nel radicamento della fede in America Latina. Anche oggi esse svolgono un ruolo insostituibile nell’apostolato e nell’azione ministeriale in molte delle vostre circoscrizioni ecclesiastiche. Accanto alla testimonianza dei loro carismi specifici, è di particolare importanza approfondire la coscienza dell’unità ecclesiale che rende possibile il superamento delle difficoltà che si possono presentare e rafforza la piena integrazione dei religiosi e delle religiose nella pastorale d’insieme. L’intima unione con i legittimi Pastori e la docilità agli insegnamenti della Chiesa susciterà anche “tra il clero diocesano e le comunità dei religiosi rinnovati vincoli di fraternità e di collaborazione. Si dia perciò grande importanza a tutti quei mezzi, anche se semplici né propriamente formali, che giovino ad accrescere la mutua fiducia, la solidarietà apostolica e la fraterna concordia” (cf. Ecclesiae Sanctae I, 28; Mutuae Relationes, 37).

Dinanzi all’esiguità del clero, nel far fronte ai bisogni spirituali delle vostre comunità più lontane, dovete ricorrere ai catechisti e ad altri operatori pastorali, che effettuano una encomiabile opera quali collaboratori vostri e dei sacerdoti. Alla vigilia del quinto centenario dell’evangelizzazione dell’America Latina, non posso fare a meno di ricordare quei valorosi e fedeli maestri di dottrina che in passato hanno istruito nella fede e nei buoni costumi gli abitanti del Perù, quali efficaci collaboratori dei sacerdoti che avevano la cura delle anime nei vasti altopiani della vostra Nazione. Ai nostri giorni i catechisti devono ricevere una formazione intensa ed adeguata che renda la loro azione pastorale sempre più rispondente al rinnovamento della Chiesa dinanzi al terzo millennio del cristianesimo. Dovete mostrare una particolare sollecitudine nei confronti delle comunità indigene nella necessaria opera di evangelizzazione integrale, che porti, al tempo stesso, al consolidamento dei gruppi etnici e ad un maggiore sviluppo dei loro valori autoctoni.

7. Nel quadro dell’azione evangelizzatrice, la famiglia cristiana deve essere l’oggetto prioritario delle vostre cure; la sua santità di vita deve essere promossa a partire da ogni singola famiglia, ricordando agli sposi cristiani che il Signore li chiama ad approfondire l’amore che è al tempo stesso affetto umano e carità soprannaturale. Quali Pastori della Chiesa, dovete ricordare il disegno di Dio per la famiglia cristiana e la sua missione di rendere presente l’amore e la donazione di Cristo alla sua Chiesa. È importante, oggi più che mai, insistere sui grandi principi di comportamento che devono ispirare gli sposi cristiani, il loro compito specifico nella società, il loro ruolo di formatori e la loro missione di evangelizzatori partendo dallo stesso nucleo familiare. La famiglia è, infatti, il luogo di incontro con Dio e l’ambiente favorevole per perfezionare la grazia propria del sacramento del Matrimonio.

8. Come avete ripetutamente manifestato, siete coscienti dei mali che affliggono l’istituzione familiare nel vostro Paese. A questo proposito, non avete omesso di segnalare il basso indice di matrimoni che è chiaramente inferiore a quello delle coppie che si dichiarano cattoliche, la radicata abitudine di unioni illecite “per prova”, la disgregazione della vita familiare con il divorzio, l’infedeltà o l’abbandono, la violazione del diritto alla vita e l’esclusione della fecondità. A tutto ciò si uniscono altri fattori derivanti dalla situazione di povertà in cui vivono molte delle vostre famiglie: la mancanza di un’abitazione dignitosa, la disoccupazione, la remunerazione non rapportata al costo della vita, i deleteri effetti del consumismo, la corruzione, la sfida della pornografia.

È quindi urgente intensificare un’azione pastorale che, rispondendo alle diverse sfide che si presentano, porti le famiglie a compiere la missione di essere cenacolo dell’amore e luogo di santificazione per i loro membri, in una autentica apertura verso gli altri, in un impegno solidale ed effettivo che renda concreti gli ideali della carità cristiana. Attraverso l’unione stabile e la fedeltà coniugale, la famiglia è chiamata ad essere testimonianza della forza unificatrice dell’amore in una società tanto spesso divisa, afflitta da lotte tra fratelli, vittima talvolta della tentazione della violenza. Questo avete ripetuto nel vostro documento collettivo dello scorso mese di aprile: “Perù, scegli la vita!”.

9. Quando penso al vostro Paese, uno dei ricordi che tornano alla mia mente è l’impressionante immagine di quelle centinaia di migliaia di giovani, lieti e festosi, ma anche silenziosi e disponibili all’ascolto, che si sono incontrati con il successore di Pietro per accogliere il suo messaggio in ognuna delle mie indimenticabili visite quale pellegrino del Vangelo nella vostra cara terra. Lì ho potuto rendermi conto personalmente, cari fratelli nell’Episcopato, che i giovani del Perù hanno fame di Dio, una provvidenziale fame di Dio. Certamente molte persone hanno anche fame di pane, e vivono nell’angoscia e nel dolore; ma quelle situazioni, che devono essere risolte urgentemente e con la collaborazione di tutti, non placano la fame di Dio, il cui clamore risuona nelle manifestazioni di quei giovani che anelano a convertirsi, che cercano un senso per le loro vite, che esigono ideali alti e nobili, e che se non dovessero riceverli potrebbero traviarsi e cadere vittime di “succedanei quali le ideologie che conducono all’esasperazione dei conflitti e dell’odio” o di altre manifestazioni del materialismo che sparge nel mondo una cultura di morte.

Sono lieto di sapere che in Perù operano diversi movimenti ecclesiali orientati verso la gioventù. Nel vostro Paese, dove per prima è fiorita la santità in America Latina, sono sorte, per opera dello Spirito di Dio, vigorose ed originali manifestazioni apostoliche che vogliono rispondere alle sue inquietudini più profonde e che per la loro affinità latinoamericana cominciano già a estendersi ad altre nazioni sorelle. I movimenti apostolici sono una nuova benedizione del Signore per la sua Chiesa per cui, come Vescovi, dovete prestar loro una grande sollecitudine, incoraggiandoli e vegliando che siano fedeli alla fede della Chiesa e docili agli orientamenti dei suoi Pastori. Essi saranno l’alba del domani se, come la Madre del Signore, i giovani accoglieranno Gesù nel loro cuore e si identificheranno in lui, per essere testimoni di Cristo dinanzi al mondo e dinanzi agli altri giovani, annunciando il Salvatore del mondo e Signore della storia.

10. Riflettendo sui semi della fede che gettati nei solchi delle vostre terre hanno dato alla luce un popolo credente - la cui identità più profonda è legata alla Chiesa - troverete indubbiamente stimolo ed entusiasmo per portare a compimento la rinnovata evangelizzazione di ciascuna delle vostre comunità ecclesiali e per annunciare la speranza che la vita cristiana può offrire quale cammino efficace e concreto di superamento individuale e sociale.

Con il vostro sollecito orientamento, le Chiese locali devono trasformarsi in veri e propri fari di speranza per tutti coloro che cercano soluzioni ai problemi umani secondo il disegno liberatore e riconciliatore che Dio ha manifestato.

È l’ora della speranza cristiana, l’ora in cui la Chiesa in Perù, alzando la bandiera della giustizia, mostri agli uomini che il messaggio di Gesù è attuale e si esprime in modo concreto nella vita di ciascun cristiano impegnato e cosciente della sua dignità di figlio di Dio. È l’ora della speranza cristiana, in cui la fedeltà ai principi del Vangelo richiederà, in non poche occasioni, dolorose rinunce e silenziosi martirii, conosciuti soltanto da Dio. È l’ora della fiducia, in cui è necessario che il grano continui a crescere nel grembo della terra, affinché un luminoso mattino si trasformi in spiga dorata dall’abbondante frutto.

Tornando alle vostre diocesi, vi prego di trasmettere ai vostri sacerdoti, religiosi, religiose, operatori di pastorale e fedeli il saluto affettuoso del Papa che prega per tutti affinché il Signore dei miracoli effonda in tutto il Perù i suoi doni di pace e di giustizia nella concordia e nell’amore fraterno.

Vi benedico tutti di cuore.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana 

 

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