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DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II ALLE RELIGIOSE RIUNITE NELLA CAPPELLA DELL’ISTITUTO
«FIGLIE DI SAN CAMILLO»
Domenica, 1°
aprile 1990
Grazia, misericordia e pace a tutte voi, care sorelle, da Dio Padre e dal
Signore nostro Gesù Cristo!
1. Ringrazio di cuore la madre generale per il saluto che mi ha rivolto ed
esprimo vivo compiacimento per le parole con cui, riaffermando l’amore vostro e
di tutta la Congregazione delle “Figlie di san Camillo” per la Chiesa, ella ha
voluto rinnovare l’impegno di un servizio fedele a favore dei malati e dei
sofferenti.
Mi è caro, in questa circostanza, ricordare quanto la vostra Famiglia
religiosa, che si prepara a celebrare il centenario della fondazione, ha
compiuto e compie nel vasto e delicato settore della pastorale sanitaria. Non
solo in questo ospedale, che quest’anno celebra il suo decennale, ma nelle
numerose Opere di assistenza presenti nei cinque continenti, con l’intento
evangelico di rendere visibile e operosa la carità di Cristo, “buon samaritano”
dell’uomo piagato nel corpo e nello spirito.
2. La vostra Congregazione, sorta nel solco della famiglia camilliana, “ha
ricevuto dallo Spirito Santo il dono di testimoniare l’amore sempre presente di
Cristo verso gli infermi, nel ministero spirituale e corporale esercitato anche
con rischio della vita” (Costituzioni, art. 1).
Questo è il carisma che vi distingue nella Chiesa, anche in forza di un
quarto voto - quello appunto del servizio ai malati - che voi emettete nella
vostra professione religiosa. È un dono e un compito che vi colloca al cuore
della vita e della missione della Chiesa, che è “sacramento”, segno e strumento
cioè dell’amore di Dio verso tutto l’uomo e tutti gli uomini, con particolare
attenzione ai piccoli, ai malati, ai peccatori.
È vero, ogni forma di vita consacrata nella Chiesa, dedicandosi al servizio
di Dio e dei fratelli con la professione dei consigli evangelici, è chiamata a
prolungare nel tempo, nelle diverse situazioni di vita e di fronte agli
innumerevoli bisogni umani, la multiforme carità di Cristo. Ma è ancor più vero
che quando la carità si rivolge ai sofferenti, con i quali Cristo si è
identificato e che sono porzione del popolo di Dio più bisognosa di cure e di
amore, essa domanda un impegno che può giungere fino al supremo dono di sé,
diventando carità eroica e quindi “perfetta”. Non c’è un amore più grande di
questo!
3. Voi, care sorelle, avete ricevuto e abbracciato con gioia questo carisma
di misericordia e, come discepole, vi siete messe alla “scuola di carità” di
quel grande maestro e testimone che è san Camillo de Lellis. Rimanete fedeli a
questa meravigliosa vocazione, nell’umiltà e con grande disponibilità e
dedizione al bene integrale della persona umana, offrendo a tutti gli operatori
sanitari e agli stessi ammalati una viva e coerente testimonianza di servizio ai
valori del regno di Dio, nello spirito delle beatitudini.
Comportandovi così seguirete più facilmente Cristo, che è passato tra gli
uomini facendo del bene e sanando tutti (cf. At 10, 38) come “medico dei
corpi e delle anime” (Ignazio di Antiochia, Ad Ephesios, 7, 2), per
realizzare il progetto salvifico affidatogli dal Padre.
Care sorelle, siate voi stesse: oltre ad adempiere il vostro specifico
carisma, voi avrete così parte attiva all’edificazione e all’incremento della
Chiesa, Corpo mistico di Cristo, e contribuirete alla promozione di una società
più aperta e solidale con i sofferenti e gli emarginati.
Questo, del resto, è anche ciò che da voi, religiose, s’attende il prossimo
Sinodo pastorale diocesano, il quale si propone di realizzare una “nuova
evangelizzazione”, fatta di parole e gesti evangelicamente ispirati, per
rispondere alle antiche e nuove povertà e malattie che affliggono la società del
nostro tempo.
4. Questo impegno non può essere frutto soltanto di buona volontà. Esso esige
anzitutto una ricca e profonda esperienza di Dio, attinta alla preghiera
personale e comunitaria che, anche nel vostro quotidiano e faticoso lavoro,
dovrà sempre avere il primo posto.
In una situazione di pluralismo ideologico e culturale e quindi di
indifferenza religiosa; in un mondo, come quello della salute, spesso lacerato e
contraddittorio, dovete offrire una testimonianza evangelica coerente e forte,
capace di muovere i cuori dei malati, dei loro familiari e degli altri operatori
sanitari, per aprirli alla speranza e alla vita che viene da Dio. Sappiate
vivere e agire in comunione di fede e di carità, in serena e operosa
collaborazione tra voi e con tutti coloro che hanno a cuore il bene totale
dell’uomo malato e contribuirete efficacemente a costruire una più fraterna
convivenza all’interno della struttura sanitaria.
Vi conforti la paterna protezione di Dio, ricco di misericordia. Vi illumini
l’esempio di Cristo, fattosi Servo obbediente e sofferente per la salvezza degli
uomini. Vi accompagni la forza dello Spirito consolatore. E vi assista Maria,
salute degli infermi, modello perfetto di carità e Madre premurosa di tutti i
sofferenti.
A conferma di questi voti vi imparto di cuore la mia benedizione, che estendo
volentieri a tutte le consorelle della vostra Congregazione.
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Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana
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