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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL PELLEGRINAGGIO DEI MILITARI DEL PRESIDIO DI ROMA

Venerdì, 6 aprile 1990

 

1. Sono lieto di rivolgere a tutti voi il mio cordiale saluto, cari militari del Presidio di Roma, qui convenuti per ricordare e per ricambiare la visita pastorale che un anno fa ebbi modo di compiere alla città militare della Cecchignola.

Ringrazio, per le parole che mi ha rivolto, il vostro ordinario militare, l’arcivescovo Giovanni Marra, che da appena tre mesi ho chiamato a guidare la Chiesa di Dio che opera in mezzo a voi. Un rispettoso saluto rivolgo al generale Giuseppe D’Ambrosio comandante della Regione Militare Centrale del Presidio di Roma; con lui saluto tutti gli altri generali e comandanti qui presenti, gli ufficiali, i sottufficiali con i loro familiari e tutti i soldati di ogni arma, ordine e grado. Un saluto ancora ai cari cappellani militari, sacerdoti e guide delle vostre comunità, come pure alle religiose che prestano il loro amorevole servizio ai malati negli ospedali militari.

Ho ancora vivo nella memoria il ricordo della mia visita alla Cecchignola, il 2 aprile dell’anno scorso, e del dialogo che lì cominciai a intrecciare con voi. Oggi il dialogo prosegue e, nell’imminenza della Giornata della gioventù di domenica prossima, assume un significato particolare, perché si tratta di un incontro tra la Chiesa e i giovani, che avviene a livello mondiale.

2. Il dialogo con i giovani militari, dunque, continua. Proprio alla Cecchignola constatavo che tutti “vedono nel servizio militare una prova per il giovane”. Ognuno di voi fa esperienza di ciò che significa vivere lontano dai propri cari e vedere i propri progetti temporaneamente interrotti. Il Papa vi invita a riflettere come va vissuta questa prova per trarne tutte le positive possibilità ch’essa pure contiene.

Il tempo della giovinezza - il vostro tempo - è il tempo stupendo dei progetti e dei sogni, di pensieri grandi e di slanci generosi. Ma è pure tempo di frustrazioni e di cocenti delusioni, di facili evasioni e di ripiegamenti individualistici. In questo contesto, la prova del servizio militare si inserisce come una opportunità formativa, sotto un duplice aspetto.

In primo luogo, il periodo del servizio militare - sottraendovi provvisoriamente alle consuete forme di vita e agli affetti rassicuranti - vi consente quel distacco critico necessario per provare, appunto, e valutare quanto di fecondo e quanto invece di improduttivo c’è stato nelle vostre precedenti esperienze. La stessa disciplina che accompagna la vita militare, irrobustendo il carattere, vi aiuta a riscattare i vostri progetti da ogni caduta velleitaria e a saper convogliare le vostre risorse fisiche e morali verso traguardi alti e nobili, che valgono la pena di essere vissuti in pienezza. Anche il confronto fraterno con altri giovani e il dialogo amichevole con i cappellani sul senso delle scelte personali nel campo degli affetti e del lavoro professionale, come pure sull’orientamento complessivo e sulle grandi domande della vita concorrono a saggiare la consistenza e la maturazione della vostra personalità.

Un secondo aspetto ci è stato messo in evidenza dal Concilio Vaticano II quando parla di coloro che servono la Patria nelle file dell’esercito come di “ministri della sicurezza e della libertà dei loro popoli” (Gaudium et spes, 79). Il senso della vita militare e dello stesso servizio di leva sta tutto qui. Non si può dimenticare che il servizio delle forze armate, garantendo la sicurezza della Patria, ha contribuito - per la sua parte - ad aprire quelle nuove prospettive di pace e di dialogo internazionale che oggi registriamo con grande speranza. Ma al di là della valutazione storica dei mutamenti epocali che stiamo vivendo, l’indicazione conciliare ha una grande valenza educativa di grande rilievo. Vita militare e servizio di leva sono un utile esercizio di preparazione alla vita civile, un allenamento a compiti di pubblica utilità, ed esigono un’assunzione di responsabilità verso gli altri e verso la comunità nazionale e internazionale. Dedicando la vostra vita o parte di essa a salvaguardare la sicurezza della patria e l’indipendenza delle sue istituzioni, le memorie collettive della Nazione e la libertà di tutti, voi giovani imparate a riscoprire la comunità come luogo della crescita personale e a realizzare la vostra libertà come effettivo dono di sé e servizio al prossimo.

3. Questi preziosi valori della vita militare hanno particolare affinità con i tratti fondamentali di un’autentica vita cristiana, che è vita di chi incontra Cristo e lo segue facendosi suo discepolo. Ma dove si incontra Cristo con la sua parola e i suoi sacramenti, se non dentro la comunione della Chiesa? Cristo vive nella Chiesa e la Chiesa è il mistero di Cristo vivente e operante in mezzo a noi. Nella Chiesa ci si incontra con altri che sanno di non poter trovare salvezza se non in Gesù e decidono di farsi suoi discepoli e si lasciano conformare a lui nella libertà dei figli di Dio. Dalla comunione con Cristo nasce la comunità dei cristiani e cresce la vita della Chiesa. Di essa ogni cristiano è parte vitale e in essa deve trovare la sua personalissima vocazione per contribuire alla salvezza di tutta l’umanità. Anche qui, la libertà della realizzazione personale dipende dalla capacità del dono di sé e del servizio alla comunità.

4. Per questo motivo, carissimi giovani militari, nell’imminente “Giornata Mondiale della gioventù” vi invito a scoprire la Chiesa, la vostra particolare Chiesa diocesana, la Chiesa di Dio che è tra i militari d’Italia: “Di questa Chiesa concreta voi giovani dovete essere tralci vivi e fecondi, cioè coscienti e responsabilmente partecipi della sua missione” (“Insegnamenti”, XII/2 [1989] 1363).

Sono informato dal vostro arcivescovo che nel mondo militare italiano la Chiesa viene accolta con fede e con amore di figli e che la presenza dei cappellani è significativamente apprezzata. E so che in questa Chiesa molti giovani ritrovano la fede e, con la fede, il senso della vita. Alcuni giovani, ogni anno, ricevono il battesimo. A tutti si offre la possibilità di seguire corsi regolari di catechesi, anche in preparazione alla prima Comunione e alla Cresima. Cresce nel vostro ordinariato militare l’attenzione alla pastorale familiare, sia come proposta spirituale per le famiglie dei militari di carriera, che come preparazione al matrimonio dei giovani di leva. Né posso tralasciare di sottolineare e incoraggiare la collaborazione pastorale dell’Associazione “Per l’assistenza spirituale alle forze armate” (PASFA). Ciascuno di voi può dunque trovare il suo posto in questa Chiesa e offrire la sua responsabile disponibilità per la comune edificazione.

Vi esprimo di tutto cuore il mio compiacimento e il mio incoraggiamento per il vostro impegno ecclesiale. In segno di copiosi doni celesti vi imparto la benedizione apostolica, che volentieri estendo ai vostri familiari e a quanti vi sono cari.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

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