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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL TERMINE DELLA «VIA CRUCIS» DAL COLOSSEO AL PALATINO

Venerdì Santo, 13 aprile 1990

 

1. Presso il Colosseo romano abbiamo seguito la “Via crucis” di Gesù Cristo, stazione dopo stazione. Questa via conduce dal pretorio di Pilato, per le strade di Gerusalemme, verso il luogo del Golgota. Dalla sentenza di morte fino al “Tutto è compiuto!” (Gv 19, 30) sulla croce.

E abbiamo poi assistito anche alla deposizione nel sepolcro, perché quello era il giorno prima del sabato. Hanno rotolato una gran pietra davanti all’ingresso del sepolcro, e vi hanno messo i sigilli. Così si è compiuta a Gerusalemme la “Via crucis” di Gesù di Nazaret. E così essa finisce anche qui, al Colosseo romano.

2. Ecco le parole della Lettera agli Ebrei: “Cristo . . . venuto come sommo sacerdote dei beni futuri . . . entrò una volta per sempre nel santuario . . . con il proprio sangue, dopo averci ottenuto una redenzione eterna” (Eb 9, 11-12).

Ecco dove conduce la “Via crucis” di Gesù Cristo: crocifisso, deposto nel sepolcro, “entrò una volta per sempre nel santuario, dopo averci ottenuto una redenzione eterna”. Come sommo sacerdote dei beni futuri. Con il proprio sangue.

Questo è il sangue di Cristo, il quale con uno Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio. Questo è “il sangue di Cristo che purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, per servire il Dio vivente” (cf. Eb 9, 14). E “per questo egli è mediatore di una nuova alleanza, perché, essendo ormai intervenuta la sua morte in redenzione delle colpe . . . coloro che sono stati chiamati ricevano l’eredità eterna che è stata promessa” (Eb 9, 15).

3. Cristo: unico Mediatore tra Dio e gli uomini. Cristo: sommo sacerdote. Unico sacerdote.

4. Oggi, Venerdì santo, tacciono gli altari nelle chiese di tutto il mondo. Non si celebra su di essi il sacrificio incruento sotto le specie del pane e del vino.

Noi tutti, che apparteniamo al popolo sacerdotale della nuova alleanza, con raccoglimento pieno di venerazione, fissiamo gli occhi sulla croce. Ci nutriamo dell’impenetrabile Mistero, per il quale l’uomo non trova parole adeguate.

Nel linguaggio silenzioso dell’amore, adoriamo.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

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