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VIAGGIO PASTORALE NELLA REPUBBLICA
FEDERATIVA CECA E SLOVACCA
CERIMONIA DI BENVENUTO
DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II
Aeroporto Vajnory di Bratislava (Repubblica Federativa Ceca
e Slovacca) Domenica, 22 aprile 1990
Signor Presidente del Consiglio dei Ministri,
1. A lei, presente a questa breve cerimonia di congedo a nome anche del
Presidente Havel Vaclav, desidero rinnovare l’espressione della mia gratitudine,
che estendo anche ai membri dei Governi ed a quanti hanno avuto il non lieve
incarico della preparazione e dell’attuazione dei singoli punti del programma.
Al riguardo, l’impegno e la sollecitudine hanno ottenuto il miglior premio
proprio nell’ordinato susseguirsi e nel sereno svolgimento dei singoli incontri.
2. Sono stati momenti molto intensi, a cominciare dall’incontro con le
Autorità del Paese, la cui cordiale deferenza ho vivamente apprezzato. È come
non essere toccati, poi, dalla commozione del carissimo e venerato cardinale
František Tomášek? Come non apprezzare il calore degli incontri con
l’Episcopato, con i Sacerdoti, i Religiosi e le Religiose, con le folle dei
fedeli a Praha, Velehrad e Bratislava? Come non rilevare l’importanza del
confronto col mondo della cultura e con i rappresentanti delle Chiese non
cattoliche?
Nelle varie circostanze ho potuto cogliere in tutti la gioia per la ritrovata
libertà. Questo evento è profondamente sentito anche in campo religioso. Ne sia
ringraziato il Signore! Porto nel cuore l’entusiasmo dei giovani, ai quali
guardo con immensa fiducia. Sento a me vicini i sofferenti: anche nel passato
essi hanno molto pregato per il Papa, che ha sempre trovato nel loro sacrificio
e nelle loro preghiere una sorgente inesauribile di forza spirituale.
3. Per la Chiesa cattolica che vive in questo Paese, lascio qui il mio
messaggio, che è di incoraggiamento e di conferma nella fede, come esige la
missione affidata al Vescovo di Roma nei confronti dei Fratelli vescovi,
successori degli Apostoli, e nei confronti dell’intero Popolo di Dio.
4. Signor Presidente del Consiglio dei Ministri!
Nel corso di questi quaranta-quarantacinque anni i credenti sono stati
considerati quasi dei cittadini di seconda categoria. Oggi essi hanno la chiara
percezione che non è più così, che non sarà mai più così. Ella, che è garante
del rispetto dei diritti di ciascuno, può a sua volta contare sulla lealtà dei
cittadini verso lo Stato: il loro impegno in campo civile sarà pari alla loro
fede religiosa, alla loro vita di credenti. La solidarietà di tutti si volgerà a
vantaggio di ciascuno ed assicurerà il progresso del Paese sulla strada della
giustizia e della libertà.
Iddio benedica i popoli di questa Terra tanto illustre e cara!
5. Spingendo ora lo sguardo da questa Città, situata nel cuore dell’Europa,
oltre i confini della Repubblica Federativa Ceca e Slovacca, rivolgo il mio
pensiero a tutti i Paesi confinanti ed a tutte le Nazioni che compongono questo
continente, sia all’ovest che all’est, sia al nord che al sud, dove vivono
popoli diversi per lingua, istituzione e storia, ma tutti eredi della
bimillenaria tradizione cristiana.
Dopo il travaglio di due guerre che li hanno materialmente e moralmente
prostrati, dopo il quarantennio nel quale un’ideologia fuorviante li ha
costretti in blocchi separati ed ostili, ecco che un nuovo corso storico fa
sentire loro la nostalgia dell’intesa e della comprensione, nel rispetto delle
legittime aspirazioni di ognuno di essi.
Auspico che, superando ogni difficoltà, i popoli d’Europa sappiano unire i
loro sforzi per consolidare la reciproca solidarietà, la collaborazione fattiva,
la vera pace nella libertà e nella giustizia.
Confido che l’Europa saprà rivivere in pieno quei valori umani e cristiani
che hanno reso gloriosa la sua storia e benefico il suo influsso anche sugli
altri Paesi del mondo.
A voi qui presenti, ai vostri connazionali e a tutti i cittadini delle nobili
nazioni che vivono in questo amato continente, il mio più cordiale augurio di
prosperità e di pace nel nome di Cristo Signore.
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Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana
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