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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PELLEGRINI GIUNTI A ROMA PER LA BEATIFICAZIONE
DI UNDICI MARTIRI SPAGNOLI

Lunedì, 30 aprile 1990

 

Amatissimi fratelli nell’episcopato, carissimi figli e figlie.

1. La solenne beatificazione di undici servi di Dio, martiri di Cristo, figli della nobile terra spagnola, mi offre l’occasione di questo grato incontro con voi, che siete giunti a Roma per venerare i nuovi beati, partecipando alla grande manifestazione di fede e di comunione ecclesiastica. In questa gioiosa circostanza desidero salutare in modo particolare i confratelli delle Scuole Cristiane accompagnati da numerosi alunni ed ex alunni, così come i religiosi passionisti. Siete tutti qui riuniti per onorare insieme gli otto confratelli e il padre Innocenzo dell’Immacolata, martiri di Turón (Asturie) nonché il confratello Jaime Hilario, immolato per Cristo a Tarragona. Saluto inoltre cordialmente le religiose della Compagnia di santa Teresa di Gesù, che, circondate da tante persone legate ai loro collegi e all’istituto, celebrano la beatificazione della consorella Maria Mercedes Prat, che con abnegazione offrì la propria vita al Signore con il martirio a Barcellona.

2. Gli undici martiri, oltre alla ricca personalità spirituale, foggiata nella fedeltà e dedizione alla loro vocazione, hanno in comune l’essere stati educatori e formatori della gioventù. La scuola offriva loro l’opportunità di stare a contatto con bambini e giovani, ascoltarli, amarli, accompagnarli e aiutarli nella loro crescita umana e cristiana. Lo stesso facevano i confratelli della Salle e la consorella Maria Mercedes, in quanto credevano nel grande valore della loro missione religiosa ed educativa al servizio dell’infanzia e della gioventù. Essi cercarono di essere fedeli alla nobile causa della scuola cattolica, la cui “nota caratteristica” - come afferma il Concilio Vaticano II - è quella di dar vita a un ambiente comunitario scolastico, permeato dello spirito evangelico di libertà e carità . . . sicché la conoscenza del mondo, della vita, dell’uomo, che gli alunni via via acquistano, sia illuminata dalla fede (Gravissimum educationis, 8). Per questo, essi non esitarono a spargere il proprio sangue, dando così una testimonianza insigne della loro fede. Tali martiri devono essere un esempio per tutti gli educatori cristiani, specialmente per i religiosi e per le religiose, affinché si dedichino totalmente a un lavoro così degno e necessario ai nostri giorni. In questo senso, san Giovanni Battista della Salle, diceva ai confratelli della sua congregazione: “sappiate . . . che la Grazia che vi è stata concessa, di insegnare ai bambini, di annunciare loro il Vangelo e di educare il loro spirito religioso, è un gran dono di Dio, che vi ha chiamati a questo compito” (Meditatio, 201).

3. Queste parole ci mostrano come la scuola cattolica sia un luogo privilegiato dove i bambini e i giovani scoprono Dio nella loro vita e si formano quindi come cristiani autentici, testimoni della fede e seguaci di Cristo. Tuttavia questa azione educatrice e evangelizzatrice la potranno portare avanti soltanto uomini e donne di fede che, a partire dalla propria consacrazione religiosa, condividono la loro esperienza di Dio con i giovani e che siano quindi disposti a dare la loro vita per lui e per loro, come fecero i nuovi beati. Tuttavia le azioni eroiche non si improvvisano. Devono essere infatti precedute da un’intera vita di rinuncia e di abnegazione. Questa è la testimonianza che ci dà in modo particolare la beata Maria Mercedes Prat, che viene ricordata come una religiosa umile, gentile e sempre disposta al servizio di tutti. A questo riguardo è altresì incoraggiante la testimonianza di dedizione a Dio che il Beato Jaime Hilario ci ha lasciata scritta nella sua lingua materna: “Il giorno in cui saprete fare donazione totale a Dio, entrerete in un mondo nuovo, così come succede a me. Godrete di una pace e di una tranquillità che, fino a oggi, non avete goduto neanche nei giorni più felici della vostra vita”.

4. Prima di concludere, voglio rivolgere una parola a voi, professori, padri e madri di famiglia, alunni e alunne così legati ai confratelli delle Scuole Cristiane o alla Compagnia di santa Teresa di Gesù. Come cristiani e come membri della società spagnola, dovete prendere coscienza del fatto che i collegi di iniziativa sociale, che la Chiesa stessa o altre istituzioni promuovono, non sono circoscritti all’ambito puramente religioso o etico, ma indubbiamente prestano anche un meritorio servizio pubblico alla stessa società incrementando la vita culturale, civica e religiosa, tenendo presenti le necessità del progresso contemporaneo.

Lo stesso Concilio Vaticano II, riconoscendo nei genitori i principali responsabili dell’educazione dei figli, difende il loro diritto all’assoluta libertà nella scelta dei centri scolastici. In questo modo è possibile far fronte alla tentazione di imporre un sistema educativo che escluda la necessaria libertà dei genitori, all’interno di un sano pluralismo, e che sarebbe contrario “ai diritti naturali della persona umana, allo sviluppo e alla divulgazione della cultura, alla pacifica convivenza e anche al pluralismo che è oggi la regola in moltissime società” (Gravissimum educationis, 6). Per questo la Chiesa vede favorevolmente e loda lo sforzo di quelle istanze pubbliche che, prendendo in considerazione “il pluralismo esistente nella società moderna e garantendo la giusta libertà religiosa, aiutano le famiglie perché l’educazione dei loro figli possa aver luogo in tutte le scuole - quindi anche nelle scuole statali e nelle dovute condizioni - secondo principi morali e religiosi propri di quelle stesse famiglie” (Gravissimum educationis, 7). In questo modo la legislazione si vedrà arricchita, allo stesso tempo sia dei grandi valori spirituali che di quelli etici. Con fiduciosa speranza che la cara società spagnola, fedele alle sue radici cristiane, continui a essere ancor oggi promotrice di cultura e di convivenza pacifica, imparto con affetto la benedizione apostolica a tutti voi, alle vostre famiglie, così come alle comunità scolastiche dei vostri Istituti.  

Ad alcuni gruppi provenienti da varie regioni d’Italia  

Partecipano a questa udienza anche alcuni gruppi provenienti da varie regioni d’Italia. I ragazzi del Gruppo Corale “Gli Osanna” che appartengono alla Comunità di Vita Cristiana “Gli Alunni del Cielo” di Torino Mirafiori; i giovani convenuti a Roma per riflettere sul tema “Il mio sì a Cristo nella Chiesa” nel contesto delle iniziative per la prossima Giornata Mondiale delle Vocazioni; i fedeli di Solo fra, i quali, di ritorno da un viaggio nella Polonia, chiedono che benedica una fiaccola votiva, che sarà portata alla loro Città in ricordo di tale pellegrinaggio; infine i membri dell’Associazione Cattolica Operatori Sanitari di Alessandria. A tutti addito gli esempi di fortezza cristiana e di fedeltà evangelica dei Beati, che sono stati elevati ieri agli onori degli altari.  

A pellegrini di lingua francese

J’adresse mes voeux et mes encouragements aux familles et aux enfants de Kervignac qui ont accompagné de leur prière un nouveau prêtre, qui a été ordonné avant-hier. Ils sont les bienvenus et je leur accorde volontiers la Bénédiction Apostolique.

Ecco le parole del Santo Padre in una nostra traduzione italiana.  

Indirizzo i miei voti augurali di incoraggiamento alle famiglie e ai bambini di Kervignac che hanno accompagnato con la loro preghiera un novello sacerdote, ordinato l’altro giorno. Essi sono i benvenuti e accordo volentieri loro la mia Benedizione apostolica.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

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